Riflessioni sul libero arbitrio e sulle differenze sessuali

A cura di Pierpaolo Canero-

La libertà che l’uomo possiede, o che crede di possedere, è un tema frequentemente affrontato da scrittori, filosofi, psicologi, storici e opinionisti. L’idea che la nostra mente possa essere in qualche modo manipolata ci terrorizza ma ha al contempo qualcosa di affascinante. Lo studio di ciò che ci determina richiede un alto livello di introspezione ed onestà personale: l’indagine non deve partire dall’oggetto del nostro pensiero, ma dalla modalità con cui ci approcciamo allo studio dell’oggetto. Lo studio del metodo è ciò che determina l’efficacia della nostra ricerca, in soli 400 anni con l’introduzione del metodo scientifico sperimentale siamo passati dall’osservare la luna con il cannocchiale a calcarne la superficie.Per provare a capire quanto siamo effettivamente ‘’manipolati’’, l’oggetto del nostro studio deve essere a mio avviso non la cosa che pensiamo ci manipoli ma la nostra modalità di indagine, come il nostro cervello funziona, i ragionamenti che implicitamente segue, scoprire i nostri elementi puri a priori di Kantiana memoria. 

Vorrei a tal proposito ricordare gli studi di Freud dal quale si può intuire l’influenza che la società ha nel pensiero umano. La precisa descrizione da lui fornita della modalità in cui l’ambiente che ci circonda ci plagia non deriva dall’analisi dell’ambiente, ma da quella introspettiva del modo in cui con esso interagiamo. È dallo studio delle nostre reazioni congiuntamente all’indagine di ciò che diamo per scontato e dei luoghi comuni che intuiamo quale sia l’esterna causa manipolatrice della nostra mente.

A tal proposito durante una discussione è capitato di imbattermi su diversi luoghi comuni riferiti alle ragazze. Il discorso verteva in particolare sulla differenza di approcci comportamentali tra persone dello stesso sesso: da un lato, le femmine con la loro tendenza a spettegolare, entrare in competizione e chiamarsi ‘’amore’’ o ‘’tesoro’’ anche quando i rapporti non sono rosei; dall’altro lato, i maschi con la loro minore attitudine al gossip, la mancanza di una costante e accanita competizione e il minor interesse al frequentarsi quando c’è assenza di un reciproco interesse. La risposta più immediata a queste divergenze è che ci sia una diversità fisiologica intrinseca alla natura maschile e femminile. Un esempio concreto: quante volte all’università è capitato di sentire ragazze pregare di non capitare con l’assistente donna.

Se facciamo un’analisi attenta, tuttavia, questa differenza sembra avere origini ben più remote: dall’antichità fino a metà del novecento circa la donna (occidentale) è sempre stata gerarchicamente inferiore all’uomo, subordinata ad esso e la sua libertà era notevolmente ristretta. Il maschio era il capo famiglia, colui che prendeva direttamente le decisioni più importanti alle quali la donna era costretta sottostare. Era lui che decideva dove vivere, chi frequentare, il futuro dei figli mentre alla donna questa possibilità era negata, se non esercitando un’ influenza indiretta sul marito. Se dunque un ospite non era di suo gradimento, se il suo stile di vita non la soddisfaceva, se le sue passioni o interessi erano diversi non poteva palesarlo, altrimenti si sarebbe imbattuta nelle furie del marito, trovandosi obbligata a fingere buon viso a cattivo gioco. Prendendo atto di queste considerazioni, capiamo perché ancora oggi si dice: ’’dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna’’.

Dopo questa analisi risulta più chiaro il comportamento delle ragazze, le quali si approcciano in maniera differente alla vita di tutti i giorni rispetto agli uomini perché c’è una forte eredità storica sulle loro spalle ed una serie di comportamenti sono indirettamente stati trasmessi da una generazione all’altra. Dall’altro lato è corretto puntualizzare che l’uomo è invece frutto dell’eredità sociale opposta, il suo atteggiamento è il frutto delle ragioni inverse a quelle che determinano il comportamento femminile.

In conclusione non sento di poter giudicare se uno dei due stili di vita sia più o meno corretto, l’indole varia da persona a persona e perseguendo il fine ultimo della felicità non ritengo che nessuno debba cambiare il proprio modo di essere se ritiene di esserne soddisfatto. E’ innegabile che in qualche modo saremo sempre influenzati, l’importante è quindi essere consapevoli che le nostre certezze non potrebbero essere tali e dobbiamo quindi essere lungi e cauti dal prendere decisioni estreme. Se scopro che la famiglia è stata fino adesso un concetto religiosamente imposto non vuol dire che il desiderio di averne una sia frutto del plagio della società, se ritengo che la donna sia sempre stata imprigionata in un sistema maschilista e che adesso debba essere indipendente non vuol dire che non debba avere figli o che non debba accasarsi per non sottomettersi all’uomo, se scopriamo che la donna spettegola perché a causa della società patriarcale era indispensabile per sopravvivere non vuol dire che adesso non debba più spettegolare in nome dell’indipendenza, perché in fondo spettegolare è divertente. 

L’indagine non deve partire dall’oggetto del nostro pensiero, ma dalla modalità con cui ci approcciamo allo studio dell’oggetto, perché la vera libertà è la libertà di poter pensare controcorrente.