A cura di Giorgio Buttarelli-

 Il 23 ottobre il parlamento del Venezuela ha votato a favore dell’impeachment del presidente Nicolás Maduro, accusato di aver violato le leggi costituzionali e di aver realizzato un colpo di stato. Il Consiglio nazionale elettorale, controllato a maggioranza da funzionari nominati dal governo, aveva infatti rinviato a tempo indeterminato la raccolta del 20 per cento delle firme necessarie per indire il referendum finalizzato a destituire Maduro. La ragione del provvedimento sarebbe stata la cancellazione da parte di quattro governatori (fedelissimi del presidente) di un primo ciclo di raccolta di firme per presunte frodi. Il rinvio impedisce che ci possano essere elezioni prima della naturale scadenza della legislatura nel 2019, dal momento che la legge prevede che negli ultimi due anni di mandato non si possa far cadere il governo persino in caso di approvazione di un referendum contro il presidente. Simultaneamente allo stop del Referendum le autorità Venezuelane avevano emanato un decreto che impediva ai vertici dell’opposizione di abbandonare il paese. Al più attento osservatore dei disagi sociali del nostro tempo, Papa Francesco, non è sfuggito quanto stava accadendo, così la sera del 24 ottobre ha ricevuto privatamente Maduro. Durante l’incontro, durato circa una mezz’ora, il Pontefice ha sottolineato più volte la necessità di una maggiore coesione sociale ed ha auspicato una stagione di fiducia e collaborazione fra i principali attori del paese latino americano. Maduro si è detto soddisfatto del colloquio ed ha annunciato un tavolo con le opposizioni nello stato insulare di Nueva Esparta nei Caraibi chiamando tutto il Venezuela ad appoggiare questa iniziativa di pace e di sviluppo. Nonostante le promesse ed i tentativi di mediazione, il miraggio di una tregua politica si è dissolto presto. L’assemblea nazionale, controllata dall’opposizione, ha fatto passare una risoluzione volta a promuovere l’instaurazione di un procedimento sia politico che penale contro Maduro. Nei giorni successivi alcuni giornalisti stranieri sono stati espulsi dall’aeroporto di Caracas per evitare che venissero documentate nuove violente proteste contro il governo, alimentate da una devastante crisi economica che attanaglia la popolazione da almeno due anni. I beni di prima necessità continuano a mancare ed i costi dei consumi sono sempre più alti a causa dell’inflazione. Maduro tenta di nascondere al mondo i suoi fallimenti sotto una nuvola di polvere, a costo di intossicare il suo popolo e di perdere di vista lui stesso il destino del proprio paese.