A cura di Valerio Forestieri-
<<Ah ma noi siamo femministe, perdio! Per l’emancipazione della donna, perdio! La “politica estera femminista” vogliamo, mica cavoli! Coraggio, donne, abbiate coraggio! Chiedete uguaglianza, l’uguaglianza ci vuole. L’uomo ci opprime! Non piegatevi alla sua prepotenza, non cedete alla sua arroganza! Mai sottomettersi! La libertà delle donne, no, non si tocca. No, non si baratta! E a Trump, il bruto, il bastardo, rispondiamo a tono, che diamine! Gliela facciamo vedere! Ecco il governo femminista, immortalato in questa foto>>. 
Che favola quella del governo svedese guidato da Stefan Löfven: il primo “governo femminista” al mondo si è autoproclamato. Che bello! Con tutta l’intenzione di onorare il primato, quando Trump si è fatto riprendere attorniato da una schiera di uomini mentre firma chissà quale bando misogino e razzista, le brave femministe svedesi si son sentite in dovere di replicare: così, la vicepremier Lövin, tutta orgogliosa, si è fatta fotografare mentre firma un provvedimento sul clima circondata- indovinate un po’- da tutte donne, di cui una pure incinta! Io, lo confesso, mi son commosso. Devo aver versato anche qualche lacrima per l’emozione. E insieme a me, molti: tutti a sperticarsi in lodi, a batter le mani, a condividere sui social. La foto è diventata virale e i media, che van cercando ossessionatamente l’anti-Trump, per un giorno si son scordati di Trudeau, e hanno trovato un nuovo mito. Pure il discorso della Lövin mi son immaginato, con quei toni, quello slancio, quel piglio audace di sfida al maschio prevaricatore e troglodita. Una favola è stata, una favola davvero. 
Com’è finita? È finita davanti a Rohani – presidente d’uno Stato che le donne adultere le lapida – con le amazzoni scandinave che sfilano col capo coperto. Deferenti con l’hijab sulla testa e addosso lunghi cappotti, sorde agli appelli delle attiviste iraniane che chiedono ai leader europei di non piegarsi all’imposizione del velo. Libere dall’oppressione del maschio occidentale, queste donne coraggiose, ma prigioniere della loro ipocrisia. 
P.S. In Italia, fortunatamente, non ci si è accorti di nulla. Si era occupati. Stavano tutti ai Musei Capitolini, com’era giusto. A rimuovere i pannelli con i quali si sono oscurate le nudità delle statue femminili ed equine, lo scorso anno, per proteggere gli occhi del sensibile Rohani.