A cura di Dario Tasca-

Il Festival della Canzone Italiana di Sanremo. Per farvi capire, la prima edizione ebbe luogo nel 1951: De Gasperi era Presidente del Consiglio e nel Regno Unito veniva eletto Winston Churchill. Venne trasmessa alla radio dalla RAI, condotta da Nunzio Filogamo, e vedeva tre cantanti in gara che eseguivano 20 canzoni; vinse Nilla Pizzi con Grazie dei fiori, e da quell’anno il Festival (o Festivàl, per dirla da intenditori alla Dario Salvatori o Mario Luzzato Fegiz) non ha più abbandonato la scena. Solo tre anni più tardi, nel 1954, vinsero per la prima volta dei cantanti di sesso maschile, e solo l’anno successivo, nel 1955, il Festival venne trasmesso dalla TV, almeno in parte. Fino al 1976 dal palco del Casinò di Sanremo, poi dal Teatro Ariston, e così fino ad oggi. Ma – ora – cosa è realmente il Festival di Sanremo? Cosa porta nella sua pancia una kermesse che dura da 67 anni e che fra alti e bassi ha sempre scosso le cronache del Bel Paese? Il Festival porta sul palco l’Italia stessa, la sua essenza più reale e quotidiana, pur imbellettata e truccata per la grande ricorrenza. Sì, la grande ricorrenza, perché il Festival è una festività nazionale, c’avete mai fatto caso? Mi ricorda tanto le Olimpiadi storiche, che fermavano le guerre: così Sanremo mette in pausa tutto il rumorìo della vita quotidiana e si staglia con prepotenza al centro delle scene, stravolge i palinsesti televisivi, le colonne dei giornali, le trasmissioni radiofoniche, penetrando nelle conversazioni private e nelle discussioni pubbliche, generando un tale traffico sui social media che i numeri creati quest’anno sono stati monitorati e rilevati in maniera consistente dalla TIM. Insomma, per dirla con Carlo Conti, tutti cantano Sanremo! Ma la cosa realmente importante è che Sanremo non coinvolge solo chi lo guarda e quindi chi poi fa alzare o abbassare i dati Auditel, ma anche chi non lo guarda, o chi lo critica, o chi lo odia: nessuno può evitare di parlare di Sanremo, proprio nessuno. Di conseguenza, il palco di Sanremo diventa un posto mistico all’interno del quale inserire tutti i messaggi che necessitano di giungere alle orecchie di tutti gli italiani: gli eroi della tragedia di Rigopiano, per dare rilevanza al lavoro dello Stato, il funzionario pubblico modello per contrastare i cosiddetti furbetti del cartellino, e ancora messaggi di pace e di uguaglianza per contrastare le ondate di razzismo e di omofobia che stanno investendo l’Italia e il mondo in questi giorni, fino all’anziana signora che canta vispa e contenta “Quel mazzolin di fiori”. Vedete, Sanremo è un punto nevralgico, è una stella che ha attratto a sé un universo che si è progressivamente ampliato, fino al fenomeno del “termostato”, la parola che gli Youtuber “The Jackal” hanno fatto pronunciare a diversi personaggi durante le dirette della kermesse. Sanremo è una intera squadra Rai che si trasferisce in Liguria per interviste, approfondimenti, dibatti, interi palinsesti dedicati al Festival. Sanremo conquista le prime pagine con il minimo errore, o col più grande successo. Nessuno può fare a meno di esserne travolto. E quest’anno il Festival ha sicuramente fatto un enorme successo: alla conduzione una coppia che regna sulla TV italiana; Carlo Conti, veterano degli show made in RAI, e Maria De Filippi, regina indiscussa degli show di Casa Mediaset. Attorno a loro una costellazione di nomi: da Tiziano Ferro a Francesco Totti, da Keanu Reeves a Ricky Martin, da Raoul Bova a Mika. Ed è tutta questa costellazione di star a dare consistenza al Festival: una enorme giostra, il cui perno è la musica, le canzoni in gara. Anche per queste ultime Sanremo ha vissuto tempi bui, ma la qualità è in netta risalita, insieme al valore che la partecipazione a Sanremo può dare alla carriera di un artista. E la gara vuol dire scommesse, vuol dire previsioni, sbilanciamenti, tifoserie, tutte cose che quest’anno sono state sbaragliate dal geniale vincitore della Kermesse. A superare la favoritissima Fiorella Mannoia e a scalzare anche le promesse di Ermal Meta, Fabrizio Moro, Michele Bravi e Sergio Sylvestre, addirittura a tagliare fuori mostri sacri come Ron, Al Bano e Gigi D’Alessio, è stato un giovane trentacinquenne di Carrara, Francesco Gabbani, che, come si divertono a dire i giornali, ha proprio “gabbato” tutti. Gabbani aveva già vinto l’anno scorso, nella sezione “Nuove proposte”, con “Amen”, una critica intelligente e allegra alle nuove religioni della società. E quest’anno bissa, episodio unico nella storia del festival, un artista vince nelle due maggiori categorie di premi della kermesse per due anni consecutivi. La sua canzone, “Occidentali’s karma”, ha saputo soddisfare il pubblico italiano perché è una raffinatissima arma a doppio taglio: da un lato un motivetto accattivante, che ti entra in testa e farlo uscire è impossibile, dall’altro una serie di illustri citazioni a comporre una seria quanto veritiera critica della realtà: il destino degli occidentali, che hanno lasciato il chiarissimo percorso dell’evoluzione, per rivolgersi a dottrine orientali o a frivolezze tecnologiche, tralasciando ciò che conta realmente nelle nostre vite e nella nostra Storia. Il tutto con una citazione che impernia la canzone: “La scimmia nuda”, pubblicazione di un eminente antropologo inglese, Morris, che analizza l’essere umano proprio in funzione del fatto che è una scimmia, ma a differenza di tutte le altre non ha pelo, è nuda. 

Sanremo è finito già da qualche giorno, e ancora le sue canzoni risuonano nell’aria del Bel Paese: le radio non possono fare a meno di passarle, noi non possiamo fare a meno di canticchiarle nel nostro quotidiano. Volenti o nolenti, è questa la realtà: tutti cantano Sanremo.