A cura di Marialuisa Inchingolo-

Il rossetto rosso impresso sul mozzicone di una sigaretta per terra. Questo potrebbe essere il punto di partenza della mia storia.

Che cosa ridicola! Quante volte passeggiando per Roma, nel mio quartiere o tra le rovine della città eterna, ferma ad aspettare un autobus che arriverà gremito di gente con i suoi classici quindici minuti di ritardo oppure seduta ad un tavolino sulla strada intenta a chiacchierare con le mie amiche, ho pensato a quel mozzicone.

Il rossetto è di un rosso scarlatto, vivo. Immagino un campo di amarilli di quel colore; una ragazzina con un vestito a fiori che corre con le braccia spalancate falciando con il proprio corpo la distesa di rosso, il colore delle sue labbra che si confonde con quello dei fiori. Rosso. Vita. Gioia. Spensieratezza. Giovinezza.

Quel rosso mi ricorda il rossetto che mia sorella mi aveva regalato per il mio diciassettesimo compleanno. Il mio primo rossetto rosso. Una conquista per noi donne, un simbolo di femminilità, sensualità, un colore dietro il quale nascondere le nostre insicurezze perché se le contorni con quel colore ti aspetti degli sguardi sulle tue labbra provocanti, ma non su di te.

E allora via con le polemiche di mamma e papà: ‘sei piccola per il rossetto rosso’, ‘ma dove vai con quel colore’, ‘sembri una signora adulta’, ‘ stai meglio senza trucco per la tua età’. E ancora frasi fatte e preoccupazioni per il pensiero degli altri fino a quando quel rossetto così bello e tanto desiderato  finisce in un cassetto buio della tua stanzetta.

Ormai quel rossetto neanche mi piace più. Preferisco un colore neutro, di quelli che non nascondono sorprese, che hanno lo stesso colore delle tue labbra, che non le tingono con false speranze di rosso passione, rosso vivo, rosso scarlatto.

Eppure io quel rossetto rosso lo tengo ancora conservato con tutti gli altri rossetti di diversa tonalità che ho usato per coprirmi, per distogliere gli sguardi penetranti su di me, per distogliere gli occhi critici che scansionavano i miei difetti, per conquistare un ragazzo a cui avrei lasciato soltanto una macchia sulla camicia e un conto da pagare in tintoria.

Sono ancora qui, cuffiette nelle orecchie che aspetto l’autobus ovviamente in ritardo. Questa città è così caotica che ti travolge in un vortice di ritardo, follia, velocità, bellezza, tramonti rosa, clacson, motorini che svicolano di fretta tra le macchine, studenti, artisti e poi lei.

È appena arrivata una donna sulla cinquantina. Capelli neri crespi leggermente raccolti sulla nuca con una pinzetta di quelle che si usano in casa. Un abbigliamento poco curato, un pantalone grigio le scende senza forma sui fianchi, troppo lungo per la sua statura, e cade a cascata sulle scarpe di cui intravedo solo la punta nera. Una giacca in pelle sbottonata per metà lascia intravedere un maglione troppo largo per la sua fisicità. Il viso è quello di una donna stanca. Le rughe sono evidenti sulle sue guance, agli angoli degli occhi e sulla sua fronte. Gli occhi celesti non permettono di distogliere l’attenzione dalle evidenti solcature che li contornano.

C’è una cosa di lei che mi ha colpito più di tutto: il rossetto rosso steso sulle sue labbra carnose con una precisione ed accuratezza del tutto contrastanti con il suo aspetto. Un rosso tendente al bordeaux, più scuro del colore degli amarilli, più chiaro del colore del succo di ciliegie: un rosso vivo, intenso, nel pieno della sue età, non troppo giovane né troppo vecchio per poter essere apprezzato nella sua bellezza.

La signora apre la borsa, tira fuori un telefono e compone un numero. Dopo qualche secondo di attesa qualcuno risponde dall’altro capo.

<< Si sto tornando amore…. Ho finito tardi di lavorare oggi…a tra poco>> sento distrattamente qualche spezzone della conversazione perché il mio pensiero e i miei occhi non riescono a staccarsi dal colore di quel rossetto.

Quanto vorrei avere con me il rossetto che mi ha regalato mia sorella per poterlo sfoggiare fieramente come lei! Anche qualche ragazzo accanto a me non riesce a distogliere lo sguardo da quel colore sulle sue labbra, ma lei è incurante di tutto, si guarda attorno, la testa alta e lo sguardo fiero, inconsapevole di quanto quel rossetto, quello che per alcuni potrebbe essere un incurante dettaglio, possa essere così in contrasto con il resto della sua persona.

L’autobus oggi fa più tardi del solito. Sbuffo sperando di risolvere qualcosa. I ragazzi ricominciano a parlare tra loro. Un vecchietto si aggiunge al nostro gruppo in attesa di Godot.

<<Scusi avrebbe un accendino?>> la signora dal rossetto rosso ha una sigaretta in una mano mentre con l’altra continua a frugare nella sua borsa.

<<No mi spiace non fumo>>

<< Ah no eccolo! Saperlo di averlo, ma sa in queste borse ci perdo tutto! Grazie lo stesso>> mi sorride dolcemente, si accende la sigaretta e comincia a fumarla con gusto.

Ecco l’autobus! ‘Finalmente l’attesa è finita’, penso entusiasta di andare a casa e togliermi queste scarpe che mi stanno distruggendo i piedi.

Mano a mano che l’autobus si avvicina mi rendo conto che non è il mio, torno a sbuffare e cambio canzone.

La signora dal rossetto rosso sale con agilità sul mezzo, oblitera il biglietto e si posiziona di fronte alle porte rivolta verso di me. Mi sorride. Il rossetto è sbiadito è un leggero segno di rosso ormai si è trasferito sui uno dei due incisivi. L’autobus parte e io continuo ad aspettare.

Nell’abbassare lo sguardo vedo un mozzicone di una sigaretta contornato dal segno di un paio di labbra rosse.

“Questo è il punto di partenza della tua storia” dico a me stessa.

Mi allontano dalla fermata e mi incammino verso un negozio che avevo visto di sfuggita mentre correvo in ritardo. Eccolo, lo ricordavo bene! Entro buttando il telefono con le cuffiette al volo nella borsa aperta.

“Salve come posso essere utile?” mi accoglie una commessa.

“Mi servirebbe un rossetto rosso per favore”.