A cura di Angela Rizzica-

Maschilista perché sono contraria al reato di femminicidio; femminista becera perché la marcia delle donne americane contro Trump ha avuto il mio plauso digitale, per quanto possa valere. Insomma, oscillo tra etichette contrapposte e parallele da tutta una vita e lo confermo anche in questo ambito. Quello che di sicuro sono stata, sono e sarò per molti è “cagna”. Non indignatevi, è un termine molto comune per i nativi digitali: “cagna” è un sostantivo che potrete trovare sullo Zanichelli come sinonimo di donna; nella carta di identità accanto alla voce “Stato civile” tutte le donne devono scriverci “cagna” a partire dal 30 febbraio del duemilasettordici; nelle cartolerie i vari biglietti di auguri per la festa della mamma hanno la dedica “alla cagna migliore del mondo” o “ sei la cagna migliore che ci sia! Auguri cagna!”. Ovviamente ognuna di noi è cagna a modo suo, ogni cagna è in definitiva unica. Per esempio io sono cagna perché esprimo la mia opinione ovunque e parlando con chiunque, altre lo sono perché indossano la minigonna o vanno in discoteca, altre ancora perché tradiscono il proprio ragazzo ed infine, le migliori a mio parere, sono cagne perché posano in modo ammiccante nelle foto profilo di Facebook oppure perché hanno girato qualche filmato spinto con il/i partner sessuali. Sì perché il revenge-porn è una cosa a mio parere sana e soprattutto molto istruttiva: diffondendo foto o filmati privati, si insegna alla ragazza di turno che la libertà sessuale è appannaggio solo degli uomini e che qualsiasi “levata di capo” potrà essere punita umiliandola a vita. Che poi possa non reggere l’onta e decidere di suicidarsi poco importa, oltre ad essere cagna è pure vigliacca e non è un nostro problema. Un po’ il principio della celeberrima “Bibbia 2.0” che regna come domina incontrastata nei migliori gruppi chiusi Facebook d’Italia, raduno e covo di aspiranti, se non certi, premi Nobel per la Fisica. Non è mica colpa loro, il materiale c’è ed è quindi alla mercé di ognuno per farne ciò che più desidera. E che dire dello slut-shaming? Che esagerazione, un’altra invenzione delle femministe! Non vedo nulla di male ad insultare una donna con le peggiori ingiurie (sempre a sfondo sessuale, intendiamoci) qualsiasi cosa faccia, io per prima ne ho ricevute tante e mai me la sono presa. Con l’umiliazione i grandi internauti con cui ho discusso sul web od i veri maschi Alpha con cui mi sono scontrata dal vivo, mi hanno insegnato il valore della pudicizia ma soprattutto ho imparato che una donna, per essere tale, deve avere un carattere docile e capire l’importanza dell’essere remissiva. Non posso dirvi con quali frasi mi si è palesata l’illuminazione sulla via di Damasco perché anche Rocco Siffredi arrossirebbe, ma vi assicuro che tale è stata la violenza di quelle affermazioni che non potevo a quel punto sottrarmi alla conversione e rifiutarmi di abbracciare la mia nuova fede. Sono poi certa che quel ragazzo parli così anche alla propria fidanzata, alla madre, al vigile donna di turno e sicuramente anche alla dottoressa che lo ha in cura per disfunzione erettile. Noi donne ci lamentiamo davvero troppo, facciamo storie per ogni inezia e provo tanta gratitudine verso questi poveri uomini che devono sopportare con beata pazienza ogni sbalzo ormonale che ci obnubila la mente.

A chi non fa piacere essere palpato sull’autobus? Alla fine è solo la mano di un perfetto sconosciuto che accarezza voluttuosa il tuo sedere o, nella maggior parte dei casi, le tue parti intime e la cosa ancor più accattivante è che se provi a lanciare richieste di aiuto vieni assolutamente ignorata. Divertente no? Rende il gioco molto più interessante: siccome nessuno ti aiuta il perfetto sconosciuto può constatare quanto duri in quella condizione di disagio, una prova di forza insomma. In realtà lo sta facendo per te, per plasmarti alla sopportazione, chiave di lettura ed idolo sacro della vita di ogni donna che si rispetti.

Chi però ti aiuta più di tutti, chi è il tuo salvatore, è chi stupra meglio ancora se si parla di stupro domestico. E’ un bene tagliare i fondi ai centri anti-violenza, non dobbiamo chiedere aiuto, lo stupratore ci sta già aiutando ad essere più coriacee ed ad affrontare meglio le reali brutture della vita. Avete sempre creduto fosse un essere abietto, privo di morale e degno del carcere? Vi sbagliate e per più motivi: in carcere non ci va e se ci va, sta lì per poco tempo quindi se allo Stato Italiano nulla importa dell’integrità morale e fisica di una donna, perché dovrebbe importare a noi? Non valiamo nulla, è giusto che un uomo si prenda ciò che vuole e quando ne ha voglia anche perchè, diciamocelo, se indossassi una gonna particolarmente corta e girassi da sola alle tre di notte, potrei mai lamentarmi di essere stuprata? Me la sono cercata, è evidente. Sotto ai post che riportano notizie di violenza potrete davvero farvi una cultura sulla materia: una volta un ragazzo spiegò in un commento che non c’è una reale differenza tra lo stupro ed il rapporto consensuale, ed io di lui mi fido. Sicuramente sa meglio di me cosa prova una donna durante e dopo una violenza. Riflettendoci, l’atto meccanicamente inteso è lo stesso e cambiano solo degli elementi assolutamente eventuali e poco rilevanti: l’essere consensuali, che può essere facilmente arginato tappando la bocca ed immobilizzando la vittima; l’atroce dolore fisico ma, anche lì, se ad una ragazza è stato ricostruito l’intestino a seguito di uno stupro di gruppo corredato di bastoni e piedi di porco, le altre di noi potranno ben sopportare la violenza basic senza troppe lagne; la totale prostrazione psicologica e gli irreparabili danni emotivi apportati alla donna poi, possono facilmente essere superati con una buona tisana rilassante. Se si parla di stupro domestico invece il problema neanche si pone dato che “lui lo conosci, ci sei già andata a letto mica ti stupra” come ha commentato un adolescente davvero promettente in un blog. Lasciatemi dire che ha ragione, ha tutta la ragione del mondo perché non dobbiamo confondere la nostra volontà con i doveri coniugali. Quando decidiamo di fidanzarci o sposarci dobbiamo prenderci la responsabilità di questa scelta: siamo di loro proprietà ed è nostro grato dovere soddisfarli quando desiderano, punto e basta.

Noi non ci apparteniamo, noi non siamo nostre; noi siamo solo cagne che nulla possono fare e nulla devono pretendere; noi siamo puri involucri, oggetti di piacere che possono essere lasciati sul ciglio di una strada più morte che vive dopo aver soddisfatto la libidine di qualcun altro; noi non abbiamo diritto ad avere diritti; noi non siamo esseri umani e per ciò solo meritevoli di rispetto; noi non possiamo e non dobbiamo fermare fenomeni come quello della “Bibbia2.0” anche con l’aiuto di uomini che sono dalla nostra parte; noi non dobbiamo ambire ad avere una carriera; noi non dobbiamo denunciare chi abusa di noi senza avere vergogna; noi dobbiamo morire bruciate per la gelosia di un ex fidanzato; noi non possiamo liberamente scegliere di interrompere una gravidanza;

ed io, non ho mai scritto questo pezzo.