A cura di Marco Calderone-

Caro studente,

mi chiamo Marco, come te passo le mie giornate tra libri, lezioni e quello che clinicamente definiremmo come esaurimento da universitario medio. Ti sto scrivendo perché un anno fa anche io, sepolto da articoli e sentenze, avevo lo sguardo offuscato e l’unico obiettivo che mi ponevo era quello di superare brillantemente l’esame. 

Tutto era schematizzato e ordinato quando mi si presentò una possibilità che non avevo neanche considerato: l’ Erasmus. Le voci al riguardo si dividevano tra chi mi diceva che si trattasse di un’esperienza della quale il mio curriculum non poteva fare a meno e chi invece, trovava questo genere di esperienza un’enorme perdita di tempo, genitori inclusi. Spinto dalla voglia di cambiare, di uscire dagli schemi e dall’entusiasmo da primo giorno di scuola, scelsi di seguire chi aveva rischiato, chi era partito, chi, in fondo, aveva provato.

Proprio per questo ti sto scrivendo, amico mio. Voglio incitarti a prendere quel volo, a metterti in discussione. Fidati che per quanto il decollo possa far paura e l’atterraggio possa risultare duro, sappi che comunque vada ne varrà la pena.

L’esperienza che ho vissuto, per come l’ho interpretata, mi ha permesso di andare oltre i pregiudizi che si costruiscono nella vita di tutti noi. Le mie idee hanno preso una boccata d’aria. Non si può pensare che uno studente nel 2017, qualsiasi sia la facoltà di appartenenza, possa fare affidamento solo su conoscenze e nozioni. Non è così. Viviamo in un’era dove tutto è mondo, dove tutto sta diventando comunità. Un semestre di studio all’estero non estende solo un curriculum ma dona anche esperienza, permette di diventare parte di un’élite. 

Le nostre vite sono fatte di istanti e come i granelli che scorrono all’interno di una clessidra non li vedremo tornare indietro. In quei sei mesi ,per la prima volta nella mia vita, era come se ogni singolo momento fosse apprendimento perché come tra le mura di casa o all’università, per fare qualche esempio, si può arbitrariamente scegliere di evitare il confronto con ciò che potrebbe risultare scomodo, una persona che ha detto una parola sbagliata o semplicemente qualcuno che ha una visione del mondo diversa dalla nostra. Quando sei in un paese sconosciuto, quando ti ritrovi a parlare una lingua che non è la tua sei costretto, nel bene e nel male, a scontrarti con qualcosa che non appartiene alla tua quotidianità, con culture diverse e modi differenti di approcciarsi alla vita. Alla fine qualcosa di latente in te si affaccerà alla porta del tuo ego. Sarà il tuo coraggio e la tua voglia di respirare qualcosa di nuovo. 

Credimi, studente medio, quando ti dico che il sapere è vita e si insinua e cresce in ogni azione che portiamo avanti giorno dopo giorno. Puoi capirlo solo alzando ogni tanto la testa dal libro e discostandoti da quello che è il tuo mondo, anche solo se per sei mesi.

L’esame più importante da superare è con te stesso, vai dall’altra parte della barriera e prenditi ciò che ti spetta. Infine ricorda che se anche dovessi cadere o anche quando penserai di non avere la forza di affrontare questa avventura, ne sarà sempre valsa la pena perché apparterrai all’élite di quelli che hanno provato sulla propria pelle cosa vuol dire rischiare. E allora, con i miei migliori auguri, ti dico: buttati!