A cura di Alfredo Marini-
Stati Uniti, Russia, Cina, India, Brasile,  Australia, Canada. Stiamo assistendo ad una riorganizzazione senza precedenti dello scacchiere geopolitico mondiale che nell’ultimo secolo ha visto imporsi al suo interno  attori internazionali con caratteristiche innovative. Grandi entità statuali portano avanti un moderno sistema di organizzazione della società; al loro interno coesistono  più etnie e popoli grazie ad istituzioni capaci di includere, ottimizzare i processi di sviluppo economico,  l’organizzazione della difesa e della sicurezza interna, la pianificazione del welfare e la conduzione della politica estera secondo schemi capaci di far convergere gli interessi di tutte le comunità verso  obbiettivi condivisi.
E’ il  modello di organizzazione dello stato federale.
Attualmente il mondo si sta “multipolarizzando”, vivendo una terza fase conseguente al bipolarismo da cortina di ferro e al breve monopolarismo americano responsabile di buona parte dei problemi che oggi si vivono a livello di rapporti internazionali.
Molti sono gli interessi in gioco che hanno portato ad una lotta senza precedenti tra veri e propri giganti ( es. l’incandescente situazione sul mar cinese meridionale, la tragica situazione che si vive in Ucraina, Siria, nord Africa ecc…).
Le competizioni che stanno destabilizzando gli equilibri internazionali sono condotte da nuovi  stati che hanno polverizzato il monolitico stato nazionale che per due secoli ha dominato incontrastato la scena mondiale. Oggi uno stato che si identifica con un solo popolo, una sola cultura, un’estensione territoriale ridotta;  sistemi di governo inefficaci e lontani dal cittadino ed un piccolo esercito sono destinati ad essere spettatori indifesi nella competizione in corso.
 Lo stato nazionale ha fatto il suo tempo ed ora è incapace di controllare il proprio destino e quello dei suoi cittadini; nel suo arrancare per la sopravvivenza è destinato a non avere più la forza istituzionale ed economica per permettersi la democrazia e il suo continuo indebolimento lo porterà ad essere una semplice pedina dei più potenti stati ai quali ho accennato  in precedenza.  A pagare le conseguenze  di questa situazione di debolezza e perenne incertezza saranno i cittadini di questi stati.
Mentre nel mondo le comunità si organizzano creando quasi  dei blocchi continentali, l’Europa si presenta come la cartolina di un lontano passato che ancora parla, inconsapevole, della anacronistica  figura dello stato nazionale artefice del proprio destino, portando avanti una visione delle cose totalmente fuorviante e penalizzante.
Il formidabile processo di integrazione europea nasce subito dopa la seconda guerra mondiale sotto l’egida anglo-americana in funzione antisovietica all’interno di un contesto geopolitico del tutto diverso da quello attuale. Il primo processo di integrazione può essere definito quasi artificiale esso vedeva le nazioni europee convergere solo per fornire agli USA uno strumento militare ( con la creazione della NATO )  economico e politico ( con la CEE ) per tenere sotto controllo l’URSS e dare allo UK una stampella su cui reggersi ( da ricordare che gli stessi federalisti europei di Spinelli erano contrari a questo tipo di integrazione ).
E’ stato comunque utile il processo avviato dopo il secondo conflitto mondiale che ha portato il processo di integrazione europea ( inizialmente sterile progetto in vitro degli angloamericani ) a svilupparsi secondo direttive proprie seguendo il sentimento dei popoli del continente che andava sviluppandosi verso una maggiore coesione tra gli stati.
Oggi gli squilibri dettati dal cambio di ordine mondiale stanno facendo vacillare il processo europeo che mirava ad una vera e propria coesione politica, sotto istituzioni comuni e realmente democratiche, riportando in auge i vecchi nazionalismi, per secoli caratteristica del Vecchio Continente.
Il multipolarismo ha portato gli Anglo-americani a vedere il processo di coesione europea come qualcosa di inutile e potenzialmente fatale se fuori dal loro controllo. Dal loro punto di vista la situazione è semplice: per essere i leaders dell’occidente è necessario porre fine all’oramai inutile e potenzialmente deleterio progetto europeo, capace di mettere in discussione lo strapotere USA a livello planetario ( sintomi di questo modo di agire sono la Brexit e la politica estera portata avanti da Trump ).
I fatti mettono davanti a noi europei due strade radicalmente differenti obbligandoci ad una scelta chiara. La prima: permettere l’autodistruzione dell’UE assecondando i piani Anglo-americani che ci vogliono come stati nazionali marionette, in crisi perenne, bisognosi del loro “supporto” (controllo sarebbe un termine più appropriato).
La seconda: prendere coscienza del fatto che noi europei, uniti sotto un’unica bandiera, siamo capaci di tornare a scrivere il nostro destino organizzandoci in un nuovo stato federale capace di far valere i propri interessi, di diventare vettore di divulgazione culturale   bilanciando i rapporti tra America, Asia e Africa.
Probabilmente qualcuno potrà pensare agli Stati Uniti d’Europa come ad una favola irrealizzabile, ma la realtà è totalmente diversa. Il popolo europeo già esiste ( sono tutti i giovani che non possono immaginare un mondo senza Europa chiuso in qualche chilometro quadrato) e si rafforzerà in questi anni grazie alle battaglie storiche condivise che i suoi individui combatteranno.
E’ necessario imboccare la strada che ci porti ad una emancipazione reale; organizziamo i partiti e i corpi intermedi su base federale; dotiamoci di un ministro delle finanze unico a sostegno dell’Euro; ridistribuiamo le ricchezze tra i vari stati europei, pianifichiamo il welfare a livello federale, la ricerca scientifica, la sicurezza, il lavoro, la politica estera e l’esercito, lasciando la giusta e dovuta autonomia alle storiche nazioni che comporranno i futuri Stati Uniti d’Europa.
E’ necessario creare una nuova patria capace di offrire ai suoi cittadini il benessere che meritano e che mostri al mondo che è possibile prosperare e convivere nella diversità.
Riflettiamo insieme e capiremo che il futuro è l’unità politica del continente, a tutela degli equilibri mondiali e dei suoi cittadini.
Gli Stati Uniti d’Europa ( o come preferisco chiamarli io, senza la tendenza al copia e incolla dall’America,  Repubbliche  Democratiche Unite d’Europa )  sono il futuro e spetta a noi giovani, in primis, e al popolo europeo tutto capire che è questa la strada verso una rinnovata democrazia e verso il progresso .
La rivoluzione europea è nata silenziosa e raggiungerà il suo obbiettivo nel volgere di qualche decennio.
La storia ci ha lasciato un capitolo in bianco da scrivere con la creazione del più grande stato che l’umanità abbia  finora  mai visto,  una patria europea unica, inevitabile per il progresso dell’umanità.