A cura di Giulio Menichelli-

E così l’abbiamo trovato. Dopo anni di esplorazione spaziale siamo riusciti a trovare un pianeta simile al nostro, dove potrebbe persino esserci la vita. Che dico, uno? Ben sette!

La scoperta del sistema TRAPPIST-1 potrebbe davvero aver rivoluzionato il nostro modo di guardare il cosmo. Non più, infatti, un grande velo nero, vuoto, morto. Ora possiamo veramente iniziare a immaginare che non siamo soli. E non parlo di omini verdi con le antenne che sparano con dei buffi laser dai loro simpatici dischi volanti, ma di altre specie nate e cresciute in condizioni ambientali diverse dalle nostre, su pianeti lontani ma non troppo. Specie senzienti, che magari hanno dato vita a vere e proprie civiltà, e forse si sono evolute anche più di noi. Specie che forse, anzi, certamente, un giorno incontreremo e con cui dovremo confrontarci.

Ebbene, questa consapevolezza spinge, o dovrebbe spingere, noi terrestri a porci tre ordini di domande. Il primo: Quando? Tra quanti anni avverrà il primo contatto? In quale luogo, in che situazione? Come comunicare con questi alieni? A questi quesiti sarà la scienza a dover rispondere, a occuparsene saranno fisici, biologi, ingegneri. Il secondo ordine di domande non potrà che essere Quem deum? Sono i loro culti simili ai nostri? Siamo tutti figli dello stesso Dio? Sono essi stessi il nostro Dio? A queste invece saranno teologi e filosofi a dover rispondere. Ed il terzo ordine non può che toccare la nostra arte di giuristi. Si tratta infatti di un esercizio a noi ben noto: Quid iuris? Come considereremo gli alieni? Innanzitutto, sono ad essi applicabili i diritti umani, nel senso che umano significa senziente, o questi princìpi sovranazionali sono esclusivi della nostra specie? E poi, dobbiamo considerarli persone? Hanno capacità giuridica e d’agire? Se sì, quando le acquistano? Un alieno con un ciclo vitale di 15 anni nato in Italia, nascerà e morirà da minore? Possono stipulare contratti? E sposarsi?

Certo, porsi questi interrogativi oggi può sembrare prematuro, eppure dobbiamo essere coscienti che il domani è vicino, solo una notte ci separa. E se non avremo fatto, per allora, tutti i compiti, quando sarà il nostro turno risulteremo impreparati.