A cura di Federica Vetta-

 

“A te che mi dicevi ma tu dove vuoi andare / Che non conosci il mondo e ti puoi fare solo male/Ancora hai troppe cose da imparare/Devi solamente stare zitta e ringraziare”

Queste sono solo alcune delle parole fatte pronunciare dalla Mannoia ad un’ipotetica ragazza vittima di violenza nel pezzo “Nessuna conseguenza”, uscito il 25 novembre scorso in occasione della giornata mondiale contro la violenza di genere. In particolare il video della canzone racconta la storia di una ragazza che, dopo anni di maltrattamenti da parte del padre, riesce a trovare nello sport la forza, non tanto fisica ma principalmente psicologica, per reagire al suo aguzzino e metterlo finalmente alla porta. Ciò che più mi ha colpito è che sembra farlo paradossalmente senza rancore e anzi la scena finale si conclude con l’immagine della donna che sferra il pugno verso l’uomo ma che poi lo lascia andare, come a non volersi abbassare al suo livello, col volto esausto ma attraversato da un sorriso. Un lieto fine dunque ad una “favola” dell’orrore moderna, un finale per nulla comune ad una storia alla quale siamo costretti ad assistere troppo spesso: la storia di tante fidanzate, mogli, figlie, che il più delle volte, invece, quel coraggio di ribellarsi non lo trovano o nelle quali magari, più semplicemente, l’istinto di sottrarsi ai soprusi del proprio “uomo” non nasce proprio. Perché violenza domestica non è meramente quella fisica, che “si limita” a lasciare segni sul corpo, ma la forma più comune e altrettanto grave di violenza ai danni della propria compagna o figlia si ha ogni volta che l’uomo – se così lo si può definire – la minaccia, la insulta, la umilia, la tratta come una serva, non le mostra il giusto rispetto e per ultimo, ma non per importanza, le inculca la convinzione che tutto ciò che fa nei suoi confronti è dovuto. E io credo che sia proprio questa, quella psicologica, la forma di violenza più sottile e più impercettibile che una donna innamorata fa più fatica a riconoscere, quella rispetto alla quale tenderà sempre, disperatamente, a giustificare il proprio compagno condannandosi ad una vita di infelicità e ingiustizia.

“E invece pensa nessuna conseguenza/Di te so stare senza/Non sei necessario alla mia sopravvivenza/E invece pensa, io non mi sono persa/Di quel che è stato non resta/Nessuna conseguenza”

Eppure la Mannoia nel ritornello della propria canzone vuole trasmettere un messaggio positivo, esortando le donne a rispondere al richiamo del senso di dignità e amor proprio, a cambiare vita. O, ancor meglio, a non volersi ostinare a cambiare il proprio uomo, ma a cambiare uomo, punto.