A cura di Damiano Sanna

In settembre si terranno le elezioni federali in Germania; la Cancelliera Angela Merkel, al governo dal 2005, spera di essere riconfermata diventando così il più longevo capo di governo della storia della Repubblica Federale Tedesca. Se fino a qualche mese fa la sua riconferma appariva scontata, oggi il quadro appare mutato dopo che il partito socialdemocratico, uscito sconfitto dalle ultime tre elezioni, ha deciso di puntare su Martin Schulz, ex presidente del Parlamento europeo. I sondaggi hanno registrato un’impennata nelle intenzioni di voto per l’SPD che oggi raccoglierebbe il 31% dei consensi a fronte del 30% della CDU/CSU che sostiene Angela Merkel. Bisogna però inquadrare la questione in modo corretto. Il sistema proporzionale che governa le elezioni al Bundestag obbligherà in ogni caso i due partiti maggiori a trovare un’intesa dopo il voto e formare un governo di grande coalizione. Nulla di diverso rispetto a quanto accade oggi quindi? No.
Nelle ultime elezioni, nel 2013, Angela Merkel mancò la maggioranza assoluta al Bundestag per soli quattro seggi. Il governo che si formò successivamente e che governa la Germania oggi è sì di grande coalizione con l’SPD, ma i rapporti di forza sono del tutto squilibrati a favore della CDU che detiene un peso decisionale enormemente maggiore rispetto a quello degli alleati di governo. Se prendiamo per buoni i dati dei sondaggi, vediamo che, indipendentemente da chi prevarrà di uno, due o tre punti percentuali, dovrà formare un governo alla pari tra la CDU e l’SPD con l’unica incognita su chi lo presiederà, se Angela Merkel o Martin Schulz. Ma a ben vedere l’SPD ha dalla sua un altro vantaggio. Mentre la CDU può fare affidamento solo sui Liberali, che secondo i sondaggi raccoglierebbero il 6% dei consensi, come potenziali alleati dopo il voto, la SPD potrebbe puntare a formare una coalizione con Linke e Verdi. Certo, l’ipotesi non è di facile realizzazione, in primo luogo per le posizioni estreme assunte dalla Linke. È tutta da verificare poi la possibilità che una coalizione rosso-verde abbia la maggioranza assoluta dei seggi al Bundestag. I sondaggi attribuiscono il 7% dei voti ai Verdi e il 10% alla Linke che, uniti alla SPD, potrebbero arrivare quindi a una risicata maggioranza assoluta. È possibile immaginare però che Schulz, in caso di vittoria, preferirebbe un più stabile governo insieme alla CDU, ma questo non sminuisce il vantaggio di poter contare su una opzione B in caso di fallimento delle trattative con il partito dell’attuale Cancelliera.
Tornando alla crescita nei sondaggi di Martin Schulz, in molti si domandano a cosa sia dovuta. Non è un personaggio particolarmente carismatico, considerato distante dalla politica nazionale tedesca e il suo programma elettorale si sta mantenendo su toni vaghi. Forse allora possiamo azzardare l’ipotesi che il successo di Schulz sia dovuto al fenomeno che vediamo in tutto l’Occidente. Chi si presenta con un’aria di novità rispetto al passato ottiene consenso, indipendentemente dal fatto che si tratti di un politico di lungo corso come lo è Schulz, che ha sì una lunga carriere alle spalle, ma sempre nelle istituzioni europee, lontano dall’arena tedesca. Con il passare dei giorni il programma di Schulz si fa sempre più orientato verso il riposizionamento del partito maggiormente a sinistra. Ne è un esempio la dichiarazione nella quale afferma di voler correggere alcune norme laburistiche. In molti si domandano poi che effetto potrebbe avere la richiesta da parte della nuova amministrazione americana di una maggiora spesa militare tedesca. Richiesta a cui Angela Merkel dovrà rispondere con diplomazia e a cui il candidato Schulz potrebbe invece opporre un secco No.
Occorre fare un’ultima considerazione: quale che sia il risultato finale, è quasi scontato che la Germania continuerà ad essere governata da una stabile grande coalizione. Non basteranno le fake news diffuse dalla propaganda russa, su cui l’intelligence tedesca sta vigilando, per dare alla Germania un governo gradito a Mosca. Il sistema proporzionale, altrove visto come la porta dell’instabilità politica, in Germania consente, al contrario, di assicurare un governo stabile al Paese. Un risultato non conseguito per caso e che è invece il frutto di partiti solidi e radicati nella società, duraturi perché fondati su un’idea di paese che sopravvive ai propri leader e alle vicende del mondo. Una lezione che forse dovremmo imparare.