A cura di Angela Rizzica

Omofobia: Paura dell’omosessualità, sia come timore ossessivo di essere o di scoprirsi omosessuale, sia come atteggiamento di condanna dell’omosessualità.”

(Enciclopedia Treccani, in Dizionario di medicina, 2010)

Non vorrei insistere né sembrare in alcun modo faziosa (o forse sì) ma la Treccani è chiara: chi ha un atteggiamento disturbato, ossessivo e morboso è l’omofobo non l’omosessuale. Eppure non tutti la pensano così. Non mi sto riferendo a Paesi sperduti e lontani dalla civiltà dove la cultura aborigena la fa da padrona. Mi sto riferendo alla Cecenia. Elena Milashina, giornalista di “Novaya Gazeta”, ha rilasciato un’intervista all’ “Huffington Post”  per denunciare quanto sta accadendo in un vero e proprio campo di concentramento per LGBT ad Argun. Le persone omosessuali vengono intercettate, illegalmente arrestate e portate in questa prigione per essere sottoposte ad ogni tipo di tortura. Certo è che i ceceni mancano di originalità: mutilazioni dei genitali e sedia elettrica, oltre alle più classiche bastonate. Una sorta di déjà-vu dell’epoca nazista senza il triangolo rosa che veniva riservato ai prigionieri omosessuali in segno di spregio. Ad ogni prigioniero viene sottratto il cellulare per rintracciare, tra i suoi messaggi e le sue chat, i “malati” come lui in una sorta di grottesca catena di Sant’Antonio. Spesso, come riporta la giornalista, a denunciarli sono le stesse famiglie per la vergogna e la paura che provano. In cuor mio, sarei davvero curiosa di sapere quanti omosessuali repressi si nascondano sotto a quelle casacche macchiate di sangue o sotto a quei colletti bianchi della politica che, all’apparenza indifferenti, danno l’assenso a queste bestialità. Il portavoce di Kadirov, “capo” della Cecenia, ha smentito queste spedizioni punitive con un’affermazione che potrebbe quasi ispirare tenerezza per quanto è allucinante: “in Cecenia i gay non esistono”. Quasi meglio dei negazionisti, quasi meglio del KKK, quasi meglio di Hitler stesso. A questo punto però sorge spontanea la domanda: se i gay non esistono, perché si stimano 50 persone morte con l’accusa di essere omosessuali ed un centinaio circa ancora rinchiuse nella prigione “segreta segretissima”? Carissimi, l’omosessualità è sempre esistita e sempre esisterà. Esiste addirittura nelle specie animali. Quella ragazza tanto carina a cui fate il filo, potrebbe essere lesbica; quel ragazzo tutto muscoli che va a ruba tra le coetanee potrebbe essere gay; addirittura qualche genitore insospettabile potrebbe essere omosessuale.

Istruzioni per l’uso n.1: l’omosessualità non è una malattia. E’ malato chi si sente in dovere di picchiare, di umiliare o di uccidere un proprio simile per una cosa che non lo riguarda minimamente: l’orientamento sessuale è personalissimo e degno di rispetto. Poi oh, se i gay proprio non riuscite a tollerarli perché sono contro natura o vi fanno schifo, rileggete la definizione riportata più sopra: non è che, sotto sotto, quelli repressi siete voi?

Pedofilia: Devianza sessuale che si manifesta con azioni, ricorrenti impulsi e fantasie erotiche che implicano attività sessuali con bambini prepuberi.”

(Enciclopedia Treccani, in Dizionario di Medicina, 2010)

Credo sia allucinante doversi affidare a dei programmi televisivi, pur seri e di denuncia, per poter avere conto di queste situazioni. Ma tant’è. “Le Iene” con un servizio di Nadia Toffa, ha denunciato un giro di prostituzione minorile a Bari. Si svolge a cielo aperto con dinamiche che a questi vermi sono molto care: il cliente si avvicina in macchina come farebbe con qualsiasi prostituta, fa salire il bambino (categoricamente infrasedicenne, che più grande non lo vogliono e preferibilmente maschietto di primo pelo), lo stupra, lo paga e lo fa scendere. Spesso il cliente si mette d’accordo direttamente con i genitori delle vittime, riuscendo ad ottenere un prezzo tutto sommato modico che si aggira tra i 20 ed i 30 euro per un rapporto completo. Quando ad una delle vittime (perchè di questo si tratta: vittime) vengono chieste delucidazioni, la risposta è:” mamma sa che vado con le persone”. Una frase infantile, ingenua, quasi disarticolata tanto è giovane l’età di chi la pronuncia. Sono bambini rom che vengono venduti come premio per le fatiche della settimana a poliziotti, giudici e carabinieri, donne e uomini che vanno dai 50 ai 70 anni di età. Tutti, categoricamente, meticolosamente, ineluttabilmente italiani. Una domanda a chi gli immigrati non li vuole perché sono incivili e privi di morale: se sei nigeriano e stupri una donna sei una bestia, ma se sei italiano e profani un bambino va bene? No perché è vero che a vendere questi bambini sono genitori rom, ma chi apprezza la qualità del prodotto offerto è assolutamente made in Italy.

Istruzioni per l’uso n.2: la pedofilia è un reato. Non ha giustificazioni, non ha scusanti, non ha esimenti. E’ una delle forme più abiette di perversione e non esiste “bambina con gonnellina troppo corta” o “bambino con atteggiamenti da adulto” che possa cambiare quanto vi sto dicendo. E’ violentare un corpo che nulla dovrebbe ancora sapere del sesso, è privare quella piccola persona di un futuro sano, è ucciderla tutti i giorni senza seppellirla. E chi lo fa non è un essere umano. Se la pensate diversamente, fatemi una cortesia: trasferitevi su Marte.

Vergógna s. f. [lat. verecŭndia; cfr. verecondia]. – 1. a. Sentimento più o meno profondo di turbamento e di disagio suscitato dalla coscienza o dal timore della riprovazione e della condanna (morale o sociale) di altri per un’azione, un comportamento o una situazione, che siano o possano essere oggetto di un giudizio sfavorevole, di disprezzo o di discredito.”

(Enciclopedia Treccani, in Vocabolario Online, 2010)

Ebbene, ieri ho seguito in televisione tutta la Via Crucis. Che si tratti di una mia redenzione? Poco importa ai fini di quello che sto per dirvi. Non ho mai creduto, né mai crederò, che la mia ardua ricerca di Dio mi sia mai stata d’ostacolo alla comprensione di messaggi eccelsi ed esempi lungimiranti. Uno tra tutti, Papa Francesco. Credo abbia avuto il grande merito di riavvicinare alla Fede molte “pecore smarrite”, più di altri suoi predecessori osannati (per me senza merito) come esempi di grande bontà e virtù. A mio parere, il pregio e l’elemento distintivo di questo Papa Nuovo è la sua profonda onestà: non si nasconde dietro il paravento dell’intangibilità del Santo, non usa la parola di Dio per tacere davanti alle ingiustizie. Parla forte, parla chiaro e nella lingua degli uomini. Nessun Santo, nessun Beato, solo esseri fallibili e spesso vigliacchi. Ieri sera non ha chiamato a raduno la solita serie di luoghi comuni sulle guerre e la cattiveria umana come potrebbe addirsi ad un’aspirante Miss Italia, ha parlato degli errori della Chiesa. Ha parlato della vergogna che sente sua pur non avendone colpa, come insegna Gesù Cristo morto sulla croce, riferendosi ai vari scandali che ha contribuito a far emergere, per primo quello della pedofilia in Vaticano. Oltre all’atto di umiltà e lealtà verso i suoi fedeli, è degna di nota la parola che ha usato per descrivere ciò che sente: vergogna. La vergogna è un sentimento troppo spesso sottovalutato, quell’ingranaggio che permette all’essere umano non solo di distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, ma anche di assumersi le proprie colpe e di entrare in piena empatia con i suoi simili. E’ giusto che il custode principe delle nostre anime ammetta di provare vergogna per ciò che una parte della Chiesa ha fatto a chi doveva proteggere, diversamente non potrebbe portare nessuno di noi alla redenzione poiché egli stesso non sarebbe redento; è giusto che chieda pietà al Signore per il dolore inflitto alle anime pure con la scusa della Sua volontà; è giusto che si vergogni per le atrocità che l’umanità compie come sarebbe però giusto che tutti noi ci unissimo al coro del mea culpa. Non siamo migliori del Papa, anche noi lasciamo semplicemente che alcune cose succedano perché non ci riguardano da vicino. Anche noi, col nostro silenzio e la nostra indifferenza, diventiamo complici.

Istruzioni per l’uso n.3: il mio invito per la Santa Pasqua è quello di vergognarci anche se non abbiamo fatto nulla. Vergogniamoci per tutto il dolore che lasciamo passare inosservato. Vergogniamoci per le atrocità che vi ho descritto prima e che sono passate sulla nostra “Home” di Facebook come semplici notizie da poter scrollare via. Vergognarsi è bellissimo, ci distingue dalle bestie che hanno torturato quegli omosessuali in Cecenia e da quelle che hanno violentato quei bambini a Bari. Vergognarsi è la salvezza del Papa, ed anche la nostra.