A cura di Giulia Midei-

Tu, che tessi i sogni,
fida Penelope,
capiresti le pene
di un cuore che
come il tuo attende
all’orizzonte
il ritorno dell’Amore.
Chissà se tu come me
hai maledetto il Tempo
divoratore della Gioia,
o se l’hai forse benedetto
per averti dato in dono
i dolci ricordi che avvolgono
quel tuo letto nuziale che sai.
Io son come te, dolce sposa
poichè anch’io tesso
i sogni miei di giorno
per disfarli poi la notte buia,
che mi rammenta quanto
assassina sia la Solitudine
per chi possiede tante
stanze nel cuore, ma senza
poterne condividere e adornare.
E poi anch’io, come te
mi desto e spero all’alba
del nuovo giorno
che quei cari sogni siano
miei per davvero, che io possa
un dì ritrovarli, e poi custodirli
con me per sempre, e
di essi farne poi una veste
con cui coprirmi
e scaldarmi. Tu, cara
tessi la speranza dell’Amore
che non vuol morire, ed io guardo al tuo esempio nonostante
quel Tempo angusto, poiché
sebbene il mare sconfinato
mi induca a fuggire
alla ricerca di nuove spiagge
da scoprire, da cui ricominciare,
così come per te, Itaca è per me
la mia sola vera casa.