A cura di Francesco Concetti
Accade, in Africa, che dei disgraziati paghino delle persone per poter salpare alla volta dell’Europa. Costoro, sopratutto grazie all’aiuto della Marina Militare e di ONG che si prodigano nel salvataggio in mare, riescono nella maggior parte dei casi nell’impresa di raggiungere, sani e salvi, le nostre coste. Una volta entrati in porto e soccorsi a terra, vengono distribuiti nei centri d’accoglienza, dove trascorreranno il prossimo futuro. 
A questo semplice sunto del processo immigratorio vanno però aggiunti dei dettagli, non trascurabili se si desidera leggere senza neutra ipocrisia il processo. 
Innanzitutto, questo viaggio della speranza comporta alla famiglia una spesa, per un solo componente, pari circa all’intero patrimonio. Inoltre, gli organizzatori della traversata altro non sono che gruppi, criminali e terroristici, che, proprio mediante le quote ricevute, per un totale che può giungere addirittura fino a €80 mila a carico, finanziano le proprie attività, in Africa ed Europa.
Si seguiti considerando che i natanti a disposizione sono zattere in condizioni quanto mai precarie, le quali spesso, troppo spesso, affondano, causando, limitatamente all’ultimo anno e mezzo, quasi sei mila morti.
Infine, i centri d’accoglienza per migranti, sovente, sono gestiti da cooperative o persone in stretto rapporto con partiti e politici di varia estrazione, dai quali ottengono assegnazioni eufemisticamente dubbie e ricambiano la concessione dell’appalto, come si è recentemente letto, con favori personali ed elettorali. (Cfr. Buzzi: “Con gli immigrati si fanno molti più soldi che con la droga.”)
L’unico baluardo della morale consisteva, fino ad oggi, e mi voglio augurare che consisterà nella totalità dei casi anche in futuro, nell’opera che i soccorritori svolgono quotidianamente in mare. Ahimè, proprio in questi giorni, in seguito alle perplessità espresse dall’agenzia Frontex e dal Ministro Minniti, la Procura di Catania, insieme a quelle di Trapani e Palermo, indaga su eventuali rapporti fra ONG minori e scafisti, in quanto alcune intercettazioni dimostrerebbero come siano state scambiate informazioni sulla posizione dei barconi, in quanto alcuni salvataggi sarebbero avvenuti già all’interno delle acque libiche, in quanto a volte i radar di alcune imbarcazioni di intervento sarebbero stati spenti per non permettere la localizzazione ed in quanto rimarrebbero oscure le origini di alcuni finanziamenti.
Concludo riscontrando, purtroppo, una volta di più, come nel nostro paese il malaffare non lasci spazio nemmeno ai gesti apparentemente più nobili. Non si sta discutendo dell’opinabile teoria, per la quale si reputa di risolvere il problema di più di 300 milioni di africani, portandone in Italia appena 180 mila all’anno, non ci stiamo imbattendo soltanto in un credo che difficilmente si può sposare, in una soluzione meramente irrazionale: questo è piuttosto un disegno per il quale in ogni sua fase può essere presente un crimine, attuato nella più vile meschinità, per cui, ancora troppo frequentemente dietro la giustificazione del salvataggio di vite umane, si cela il rischio di uno scopo estremamente definito. Il denaro, corrotto.