A cura di Mirko Giordani

I movimenti giovanili di centrodestra, ma soprattutto i partiti, hanno dimenticato la parola formazione. Siccome stiamo vivendo tempi in cui la politica sta dando il peggio di se (basti pensare al vuoto pneumatico dei pentastellati, incapaci ed inconcludenti in tutto quello che fanno), serve un nuovo modello da seguire: unire qualità e consenso. In parole povere formarsi bene, avere cultura di governo e saper fare campagne elettorali vincenti. In Italia il discorso ormai è bloccato tra tecnocrati senza nessun rispetto verso il popolo e ciarlatani che propongono ricette degne del miglior Venezuela: due proposte fallimentari. Un leader politico, per avere successo, deve avere due qualità: rispetto profondo per il suo popolo e competenza. Basta con le ricette venezuelane, basta con i tecnocrati: serve una classe dirigente carismatica e capace.
Da questo nuovo modello di guardare la politica è nata l’idea della Blu School, un luogo di formazione politica utile ad acquisire maggiori competenze. Quando questa classe politica incapace fallirà, ci sarà qualcuno pronto a mettere completamente da parte i residui di questa stagione politica e ripartire da zero? Noi non abbiamo risposte preconfezionate da dare, diciamo solo che noi ci stiamo preparando. L’obiettivo della Blu School, e delle altre scuole di formazione che faremo in futuro, è di preparare al meglio ragazzi e ragazze che possano subentrare all’attuale classe dirigente. I nostri giovani sanno aspettare, troveranno il loro spazio e si faranno valere.
Ma che caratteristiche deve avere la nuova classe dirigente di centrodestra che abbiamo in mente? A quale popolo si deve rivolgere? Deve essere quella forza a cui possano guardare, senza paura, tutti i cittadini che si svegliano la mattina alle 6 per andare a lavorare, facendosi il mazzo per mandare a studiare i figli o per migliorare la propria condizione sociale. Deve stare dalla parte dei non garantiti, di quelli che rischiano e investono ogni giorno, di quelli che credono nel futuro e di quelli che investono nella propria famiglia, siano essi imprenditori, dipendenti, operai, dirigenti di azienda o impiegati. Basta con la panzana che la divisione è tra popolo che soffre e elite, tra ricchi e poveri: il centrodestra deve rappresentare sia l’imprenditore che rischia in proprio sia l’operaio. Chi lavora, e lo fa onestamente, dovrebbe essere nostro supporter. Se ci si complicherà la vita con altre fumisterie, si perderà tempo.