A cura di Paolo Fernandes-

Casta: classe di persone che si considera, per nascita o per condizione, separata dagli altri, e gode o si attribuisce speciali diritti o privilegi. Casta, la parola più in voga del momento. Da principio erano i nobili, poi i ricchi borghesi, poi ancora i potenti. Adesso, invece, Casta è chiunque tenga le redini di qualcosa. Finanche il vostro amministratore di condominio è Casta. Questo vocabolo, da sempre connotato da un’accezione negativa, è ormai divenuto il timbro con cui bollare chiunque abbia un qualsivoglia incarico dirigenziale e, apriti cielo, sia ben retribuito. Orde di asini, che ragliano all’unisono ad un cenno del padrone strepitano predicando il livellamento assoluto: la dittatura della mediocrità. L’idea, meravigliosa, che si sta diffondendo, è quella per cui se sai fare qualcosa, la sai fare bene e la vuoi fare per lo Stato, non devi guadagnare. Oppure devi essere sottopagato. Prendiamo ad esempio la categoria più vessata: i parlamentari. Che le nostre aule siano (almeno in parte) un crogiolo di ignoranti ben pagati è conclamato. Che però la soluzione sia eliminare ogni forma di indennità, è una bestemmia. Se una retribuzione (perdonate l’a-tecnicismo) è stata istituita, una ragione ci sarà: consentire al quisque de populo di entrare in politica e portare gli interessi della propria gente. Vogliamo davvero tornare ai parlamenti ottocenteschi, dove nei banchi delle aule parlamentari sedevano solo nobili e ricchi borghesi? Fate vobis. O ancora, siamo sicuri che magistrati, consiglieri parlamentari e capi di gabinetto siano Casta? Non è forse necessario attirare il meglio dell’intellighentia nel pubblico, soprattutto per incarichi di responsabilità, ed evitare il ben più odioso fenomeno della fuga di cervelli interna? Bene cari spargitori di odio, soffiatori di venti populisti, predicatori di mediocrità, tenete a mente: Calgaco, comandante dei Caledoni, prima della battaglia alle pendici del monte Graupio, ricordò ai suoi come i Romani con la loro politica avessero fatto il deserto chiamandolo pace. Io ricordo a voi che state facendo il deserto (del merito, dell’intelligenza), e lo state chiamando uguaglianza.