A cura di Giuseppe Muscato

Ogni religione ha i suoi simboli. Il velo è certamente il simbolo di una discutibile concezione della donna; è inevitabilmente ciò che distingue, e spesso discrimina, le ragazze musulmane in Italia.
Sono loro le protagoniste della storia che sto per raccontarvi, adolescenti, che vivono in Italia, senza però liberarsi dei pesanti retaggi familiari che le opprimono fin dalla nascita. Il velo certamente fa tanto discutere, perché sono numerosi i punti di vista attraverso i quali interpretare la ragione per cui indossarlo. Ma veniamo al dunque: le stesse ragazze di cui sopra in quanto musulmane il velo dovrebbero indossarlo, ma loro che opinione hanno di questa tradizione? Alcune di loro non hanno problemi a metterlo e altre addirittura si sentirebbero quasi nude senza. Il velo è come se fosse diventato parte integrante del loro modo di vestirsi, ed io, quanto a moda e a rapporto di una donna con i diversi gradi di nudità del suo corpo, non mi sento di voler discutere più di tanto. Altre ancora però lo vedono come qualcosa di troppo. Saranno pure le coetanee italiane con i loro outfit occidentali a mettergli in mente queste strane idee, sta di fatto che uscire di casa un po’ troppo coperte le fa sentire a disagio. Perché sono le persone a fare la società, non le religioni. O almeno non dovrebbero. Allora è facile occidentalizzarsi. Nella società di massa i mezzi di comunicazione sono armi di persuasione più potenti di qualsiasi ordigno nucleare: ogni giorno, la moda occidentale seduce sempre di più, appare più malleabile allo scorrere delle stagioni, cambia continuamente, è influenzata dallo stile delle conduttrici televisive come dall’attività incessante delle fashion bloggers, il passaparola fra amiche e i consigli della commessa del negozio in centro, le foto postate sui social networks. Tutto ciò e anche di più le convince a integrarsi, a vestirsi come le ragazze italiane. Magari anche nascondendosi, perché lo sanno, la famiglia non accetterebbe mai una simile occidentalizzazione. Ma se non ci si nasconde bene, si viene scoperte. E allora sono molte le ragazze che saranno costrette a pagare il prezzo per aver disobbedito, per non avere indossato il velo come prescrive il corano. Per avere affermato nel concreto e con un proprio atto, la propria libertà individuale. Un esempio per tutte, forse anche il più recente, è quello di una ragazzina di 14 anni, studentessa di un liceo nel bolognese, che nel mese di marzo è stata rasata a zero dalla madre perché aveva cominciato a togliersi il velo non appena usciva di casa. Storie di violenze e di sopraffazioni, conseguenza di una visione religiosa radicale, che non accetta compromessi o integrazione. Una visione religiosa che sul modo di considerare la donna è lontana anni luce anche dalle frange più maschiliste dell’occidente.