A cura di Salvatore Scaletta-

Oggi sostenere l’Europa e definirsi europeisti fa molto figo, soprattutto tra i progressisti. Anche io, in un certo senso, sono europeista, ma in modo molto, molto diverso dal loro. Brutta notizia: non è mai esistito un popolo europeo, non è mai esistita una nazione europea, né tantomeno uno stato europeo (per fortuna). E, sorpresa, sono state proprio queste tre negazioni a fare grande l’Europa e a garantirle prosperità. Ma allora cosa è, davvero, quest’Europa? Si tratta “semplicemente” di uno straordinario modello di civiltà, un “èthos”, un modo preciso di vedere la realtà, frutto della combinazione irripetibile di questi elementi: 1. la filosofia greca; 2. il diritto romano; 3. il Cristianesimo (e la cultura giudaica); 4. il metodo scientifico e l’Illuminismo; 5. il liberalismo e il capitalismo. La combinazione unica di questi fattori (validi in buona parte per tutto l’Occidente), in una straordinaria evoluzione storica che li ha portati a convivere e operare in stretta e inscindibile correlazione aprendosi anche a contributi esterni, ha portato alla creazione spontanea del modello politico, economico, sociale e culturale più evoluto della storia dell’umanità. Chi dimentica, rinnega o deliberatamente ignora anche solo una di queste componenti (soprattutto la n.3), dell’Europa ha capito ben poco. Come sostiene lo storico Niall Ferguson, è stata proprio la estrema frammentazione geografica e politica dell’Europa a creare una competizione virtuosa tra le varie aree del continente, come accadeva con le fiere che popolavano numerose città nel Medioevo e per cui i monarchi concedevano privilegi fiscali, proprio per renderle più attrattive.  Questo è il motivo per cui il mercato unico e la libera circolazione di persone, servizi, beni e capitali rappresentano la versione di Unione Europa più coerente con il DNA di questo continente. Tutto il resto è un di più, non strettamente necessario, talvolta affascinante ma da maneggiare con estrema cautela (difesa e politica estera comuni), nella maggior parte dei casi estremamente dannoso e pericoloso (stato europeo, politiche fiscali comuni, ecc). Oggi l’Europa è diventata solo un richiamo generico a non meglio precisati diritti, ad una uguaglianza vuota e ideologica, a libertà che diciamo di voler proteggere ma in realtà temiamo, ad una pace che spesso è solo debole e ingenuo pacifismo. La vera Europa è quella di San Benedetto, colui che integrò eredità classica, cristianesimo e culture germanica e slava, l’Europa del Quaerere Deum. L’Europa che, secondo Jacques Le Goff, ha le sue radici nei pellegrinaggi e nelle reti di monasteri medievali, la stessa che con le sue conquiste ha influenzato (e non solo grazie al colonialismo) l’intero globo terreste. L’Europa delle città, vere culle di libertà in competizione tra loro nei commerci e nella produzione artistica, quella delle università un tempo libere e dedite ad un sapere non ideologico, l’Europa degli intellettuali ebrei e del loro contributo essenziale all’arricchimento culturale dell’intero continente. L’Europa consapevole della sua identità irrinunciabile eppure aperta al mondo e agli scambi, che mette al centro l’individuo, con le sue aspirazioni e la sua dignità, e quindi l’uomo con le sue domande e la sua grandezza. Gli “europeisti” che dimenticano tutto ciò, sono come un albero senza radici, destinato a morire e condannato alla inconsapevolezza perenne, e rischiano di fare delle loro battaglie degli slogan vuoti, privi di fondamento storico, oltre che di una valenza politica reale.