A cura di Giulio Menichelli

Un giorno Dio apparve ad Abramo e gli promise una discendenza innumerevole, benedizioni da tutte le genti e una terra per il suo popolo, così nacque l’Ebraismo. Qualche tempo dopo un certo Gesù, detto il Cristo, figlio di Dio, morì in croce e risorse dopo 3 giorni, così nacque il Cristianesimo. In seguito, a un tale Maometto comparve l’Arcangelo Gabriele (sì, quello di Maria) e gli rivelò che Allah era l’Unico Dio che aveva creato l’umanità da un grumo di sangue, così nacque l’Islam.
Quante religioni sono nate in Medio Oriente! Soprattutto se si considera che queste tre, da sole, contano circa 4 miliardi di fedeli nel mondo. Eppure questa regione continua a stupire anche in epoca più recente. Se è vero, infatti, che le tre grandi religioni abramitiche sono nate in un passato più o meno remoto, altrettanto non si può dire per il Bahaismo.
Nata nella prima metà del XIX secolo a partire dal pensiero Babista, a sua volta movimento mahdista persiano in seno all’Islam sciita, la fede Bahá’í sembra essere una religione decisamente al passo con i tempi e perfettamente compatibile con l’idea del dialogo interreligioso. Si fonda infatti su tre pilastri: Dio è uno solo, le religioni del mondo venerano tutte la stessa divinità e gli uomini sono tutti uguali perciò le differenze culturali tra i popoli sono da valorizzare.
Come ogni religione abramitica che si rispetti, anche il Bahaismo ha una sua personalità di spicco e una sua Città Santa. Quest’ultima, per cambiare, è nello stato di Israele, ma non è Gerusalemme: infatti i fedeli di questa religione per pregare si rivolgono in direzione di Haifa, dov’è sepolto il loro profeta, Bahá’u’lláh (che vuol dire Gloria di Dio).
Non meno importanti, tuttavia, sembrano essere i grandi personaggi su cui si sono basate le altre religioni: Abramo e Mosè, Gesù, Maometto e persino Zoroastro sembrano contribuire a rendere questa religione quella che è, ossia una sedicente religione delle religioni, che prende da tutti per non escludere nessuno.
Non sono mancati apprezzamenti da parte di pensatori moderni: Gandhi ha definito il Bahaismo una consolazione per l’umanità, Tolstoj ha detto invece che Bahá’u’lláh aveva la chiave per i misteri dell’universo. Per contro, non si può non notare come una religione di questo tipo abbia un rischio insito, ossia quello di sacrificare Dio in favore dell’Uomo, di diventare una sorta di antropoteosofia di stampo islamico che, annacquando i princìpi delle fedi da cui attinge, rischia più di elevare a culto la creatività umana che di farsi promotrice di un moto unitario in campo religioso.
Per concludere, è curioso ma non inaspettato che un simile credo sia stato dichiarato apostatico dall’Ayatollah Ali Khamenei nel 2013, che ha anche emesso una fatwa contro gli eretici che lo seguono.