a cura di Giulia Midei-

“In principio Dio creò il cielo e la terra. Egli creò l’uomo a sua immagine; maschio e femmina li creò”: così recitano i primi versetti della Bibbia, uno dei testi sacri più antichi del mondo. Fin da piccoli ci è stata data in eredità quest’immagine di un Dio onnipotente, che tutto può e governa, giudice supremo e creatore di ogni cosa vivente. Ma siamo sicuri sia davvero così?
Ci fu anche insegnato che Egli è il Dio dell’amore, della pace, della fratellanza, poichè ci ha dato la vita, poichè Dio, da solo, evidentemente si sentì perso, e percepì il bisogno di amare e di essere amato a sua volta: la creazione dell’uomo appare dunque un atto di immenso amore, ove Lui, come un dolce papà, ci ha messi al mondo per poterci amare e affinchè ci potesse insegnare la bellezza della vita, poichè noi stessi ne facciamo parte. Noi gli somigliamo. Ma allora perchè mai un padre così permette il dolore dei suoi figli? Perchè permette il male, la sofferenza del cuore? Se Egli fu in grado di creare l’universo intero, cosa mai è il dolore per la sua onnipotenza? Ecco, forse è proprio su questo che dovremmo riflettere. Come i nostri genitori ci amano, perchè siamo parte di loro, lasciandoci percorrere la nostra strada con i nostri errori e le nostre difficoltà, così Lui ci ha lasciati liberi: liberi di trovare noi stessi, di scegliere cosa è meglio per noi nel nome del Suo amore, che poi è il nostro, per noi e per gli altri. Come un dolce papà, Lui non è onnipotente di fronte a noi, suoi figli, sebbene ci abbia creati, ma ci è vicino e non può far altro che stringerci a sè e soffrire con noi, portando sulle sue spalle il peso di una croce immensa, morendo per noi e insieme a noi. Perchè ci insegna che il dolore esiste, e che dobbiamo affrontarlo insieme a Lui, per un bene più grande: la vita. è questo il valore del suo grande cuore.
Il male esiste quando ci allontaniamo dal suo amore, condannandoci da soli alla morte. Ma Lui è lì con noi, e ci aiuta a portare la croce della sofferenza. Così come diceva Sant’Agostino, “Egli è la delizia che non ripugna: dove la troviamo, noi troviamo Te, Signore, che dai per maestro il dolore, e colpisci per guarire, e ci uccidi per non lasciarci morire senza di Te”.