A cura di Angela Rizzica

La religione va d’accordo con tutto. Certo è che, nel tempo, ha cambiato la sua funzione: nata sin dalle origini per saziare la voglia di conoscenza dell’uomo, passò attraverso periodi bui nei quali i testi sacri divennero giogo delle masse per giustificare disastri e tragedie di ogni tipo che poco avevano a che fare con la Fede. Siamo giunti ad un momento storico in cui la religione non ha più bisogno di prostrarsi al dio della guerra o al dio denaro, ma ha l’unico compito di illuminare la vita degli individui. Ogni professione di fede dimostra un atto di coraggio che a molti sfugge: affidarsi completamente ad un qualcosa di intangibile, Signore del nostro destino, richiede una mente molto lucida ed un cuore affatto pavido. Quello che, nel tempo, mi sono sempre chiesta è se la Fede fosse assolutamente incompatibile con alcune categorie di persone, con alcuni caratteri o con alcune professioni. La mia risposta, a ventiquattro anni, è un no: chiunque può abbracciare la Fede e la Fede può abbracciare chiunque. Credo soltanto che, come in ogni ambito della vita, sia necessario rifiutare qualsiasi forma di fanatismo. E’ classico l’esempio dell’uomo di scienza: come può una persona che studia e fonda la propria vita sul tangibile, credere a ciò che non può toccare, analizzare, replicare? Non tutte le risposte sono in provetta come non tutte le risposte si trovano in un Testo Sacro, rifiutare ciò che di sano o ciò che di bello possiamo prendere dalla Scienza o dalla Fede in virtù del fanatismo, è simbolo di grande ottusità sia da un lato che dall’altro. E’ certamente controproducente vietare l’utilizzo dei contraccettivi in un Paese come l’Africa dove le malattie sessualmente trasmissibili risultano ancora una piaga sociale; altrettanto controproducente è però un atteggiamento denigratorio nei confronti dei credenti laddove la Fede può diventare strumento di equilibrio, comunione e pace globale. Sta quindi ad ognuno di noi utilizzare il proprio intelletto per vivere secondo morale e, perché no, anche secondo fede. Al bando le mode che ci vogliono tutti atei per essere anticonformisti; al bando le ideologie che ci vogliono credenti per essere persone buone. La religione non è questione di “giustezza” ma trascende quelle che sono delle categorie umane per elevarsi a modo di esternare la propria anima. Il velo, il saio, la tunica buddhista non sono altro che manifestazioni di un sentire interiore comune che si veste della cieca fiducia verso un genitore universale, spesso insondabile, ma che manifesta giorno per giorno l’amore verso i propri figli. Questo ovviamente non vuol dire che l’ateo sia orfano: ripone la propria essenza nell’immanente, nel potere della volontà umana e nella “fede nell’uomo”, votandosi all’amore ed alla venerazione dei propri simili e di ciò che può percepire. A loro modo, entrambe, sono religioni. A loro modo, entrambe, se prese nel giusto modo, tendono a migliorare l’individuo. A loro modo, entrambe, costruiscono e non distruggono. A loro modo, entrambe, sono ancore per l’esistenza. A loro modo, entrambe, non coincidono col fanatismo.

La religione va d’accordo con tutto, soprattutto con l’intelligenza.