Paese che vai, ignoranza che trovi. Se in Tanzania si crede nei poteri magici degli stregoni e si perseguitano gli albini ma ci si sveglia all’alba per far vaccinare i propri figli, in Italia si sa che l’albinismo è dato da una mutazione genetica ma ancora si disquisisce sulla pericolosità dei vaccini. Tutto è relativo, tutti sono ignoranti a modo loro.

Ma cosa c’entra questo con gli orsi? C’entra perché anche loro sono vittime dell’ignoranza.

A tal proposito sconfiggiamo il punto #ignoranza n. 1: cosa sono gli orsi della luna? Non sono Pokemon e fin qui ci siamo. Diffusi in un’area estesa dall’Iran alla Cina e contrassegnati come vulnerabili dallo IUCN (International Union for Conservation of Nature) gli orsi della luna sono chiamati così per via della caratteristica forma del collare di peli bianchi attorno al collo che spicca sulla folta pelliccia nera. La loro minaccia più grave è data dalla medicina tradizionale cinese che vede nella loro bile un ingrediente fondamentale per gli antinfiammatori.

Come riporta Roberta Ragni in un articolo sul portale Greenme.it la bile d’orso contiene un principio attivo noto come acido ursodeossicolico (UDCA) a cui si attribuiscono la riduzione della febbre e delle infiammazioni, effetti protettivi sul fegato, miglioramenti della vista ed eliminazione dei calcoli biliari.

La pratica di estrarre la bile dagli orsi della luna è ancora largamente diffusa nonostante siano disponibili numerose alternative erboristiche e sintetiche altrettanto efficaci e a basso costo, oltre 50 pare.

Oggi tuttavia questa sostanza viene impiegata anche per beni di largo consumo destinati al mercato asiatico tra i quali shampoo, dentifrici, bibite, ecc. Un tempo veniva estratta da orsi di un’altra specie precedentemente uccisi per altri scopi ma poi, negli anni ’70, questi divennero specie protetta. Furono allora ideate le “fattorie della bile” dove oggi gli orsi della luna – vivi, senza anestesia e in condizioni igieniche pessime – subiscono prelievi quotidiani attraverso cateteri di metallo inseriti nella cistifellea che causano loro infezioni e tumori.

Come riporta il sito orsicinesi.org nelle fattorie della Cina sono imprigionati circa 20 mila orsi Neri Asiatici per la maggior parte prelevati in natura con trappole che spesso causano loro terribili mutilazioni.

Un singolo orso infatti, durante tutto l’arco della sua vita, 20 anni circa, produce molto più materiale sfruttabile di un esemplare ucciso. Ecco quindi che ancora oggi gli orsi vengono catturati e rinchiusi in queste fattorie. Non solo; questi poveri animali vengono alimentati con pastoni privi di nutrienti (anche questo per stimolare la produzione di bile) e a causa delle dimensioni ridotte delle gabbie (circa 2 m³ per esemplari che possono raggiungere i 2 m di altezza) sono comuni piaghe e deformazioni. Gli orsi che riescono a sopravvivere a tali torture impazziscono arrivando spesso all’autolesionismo tanto che per evitare ciò è pratica comune estirpargli sia denti che artigli. La naturale capacità dell’orso della luna di stare eretto sulle zampe posteriori viene poi spesso sfruttata crudelmente a fini di intrattenimento, come nel caso degli orsi ballerini in India, degli orsi lottatori in Pakistan e degli orsi da circo in Vietnam.

Tra il 2005 e il 2009, considerata la penuria di dati scientifici di qualità sulla popolazione degli orsi che vive in Asia allo stato brado, AnimalsAsia.org ha co-sponsorizzato un’indagine sulla densità di popolazione degli orsi nella provincia di Sichuan. Stime non comprovate riguardo al numero di orsi della luna selvatici in Cina riportano cifre variabili tra 15.000 e 46.000. Secondo il sito però oltre 10.000 orsi della luna ma anche orsi bruni e orsi del sole, sono imprigionati nelle fattorie della bile cinesi. In Vietnam, gli orsi detenuti sono circa 1,200. Tra l’altro il numero di esemplari di tutte le specie liberi in natura, eccezion fatta per i panda, è diminuito drasticamente proprio a causa di questa pratica.

Secondo il sito Greenme.it le trattative con il governo cinese per la completa e definitiva chiusura di queste fattorie sono tuttora in fase di realizzazione anche se già nel giugno del 2000, dopo anni di faticose negoziazioni, l’organizzazione Animals Asia Foundation ha concluso un accordo storico con il Governo Cinese per la liberazione di 500 orsi e la progressiva chiusura di tutti gli allevamenti che li detenevano. Dall’ottobre del 2000 infatti più di 40 allevamenti sono stati chiusi e circa 300 orsi della luna sono stati affidati alle cure di AAF e ospitati nell’oasi di Chengdu.

L’Animal Asia Foundation gestisce oggi due riserve naturali in Cina e in Vietnam. Proprio qui sono stati accolti gli orsi sequestrati alle sue fattorie ma ciò costituisce l’attuazione di uno solo dei punti chiave di lavoro dell’organizzazione che oltre al recupero degli animali si occupa soprattutto di azioni volte a promuovere la riduzione della domanda di bile tramite attività di ricerca scientifica e diffusione dei dati così ottenuti per meglio sensibilizzare imprese farmaceutiche e governi sull’inutilità di tale pratica e sui rischi derivanti dall’impiego di materiale proveniente da animali malati e denutriti.

A oggi, le riserve hanno ospitato circa 400 orsi e dato lavoro a oltre 200 cittadini cinesi e vietnamiti che vengono impiegati nella cura degli orsi, nell’orticoltura, nella preparazione del cibo e nella sicurezza nonché per le attività di riabilitazione dei plantigradi ospitati il cui comportamento è costantemente monitorato attraverso check-up veterinari e osservazioni giornaliere.

Oltre a ciò l’AAF cerca di lavorare moltissimo sulla comunità medica tradizionale cinese per promuovere le alternative erboristiche e sintetiche e ridurre la domanda di bile d’orso.

Monitorando le tendenze del mercato della bile e dello sfruttamento delle parti di orso, analizzando le abitudini dei produttori, dei distributori e dei consumatori e lavorando con le istituzioni e le organizzazioni conservazioniste è stato reso possibile identificare persino le esportazioni illegali di questi prodotti.

Contro questo business crudele si stanno battendo sia Jill Robinson – fondatrice dell’Animal Asia Foundation – che i tre documentaristi indipendenti Elsa Xiong, Tu Qiao e Chen Yuanzhong i quali hanno realizzato un documento video che mostra gli orsi forzati a indossare il cosiddetto “metal jacket”, una pettorina che ne comprime l’addome con uncini e stringhe di metallo per limitarne i movimenti e permettere al catetere di estrarre meglio la bile. Il documentario – realizzato sotto copertura tra il 2009 ed il 2010 – è il frutto del lavoro di una lunga indagine durate quattro anni.

Nel mirino è finita soprattutto l’impresa farmaceutica Guizhentang, la prima a produrre la bile di orso nonché quella che maggiormente si batte per mantenerne la produzione con 500 e più orsi sotto tortura e continui inviti ai giornalisti a visitare su appuntamento alcune di queste fattorie per constatare come la pratica sia “rispettosa” del benessere degli animali. La stessa continua a sostenere che il processo sia indolore, così come l’Associazione Cinese di Medicina Tradizionale.

Il vero problema sarà constatare quanti di costoro sono effettivamente ignoranti e quanti invece vogliono continuare ad esserlo.