A cura di Pierpaolo Canero

L’avv. Hermes Pazzaglini dello studio legale NCTM si occupa di diritto cinese da più di 25 anni ed è uno degli arbitri italiani presso il centro arbitrale internazionale di Shanghai e la corte arbitrale internazionale di Shenzhen.

Come è strutturata la legge cinese?

Il diritto cinese della Cina popolare si fonda su quattro principali pilastri. Il primo è il cosiddetto diritto imperiale: rimasto nella mentalità più che nella pratica, viene emesso dai funzionari di grado più elevato verso quelli di grado meno elevato. Non è necessario che il diritto venga comunicato ai cittadini poiché non serve a questi ultimi per esercitare i propri diritti. La funzione principale è quindi puramente amministrativa. Una visione sensibilmente opposta a quella occidentale, dove la legge è spesso uno strumento per far valere i propri diritti. Nel diritto cinese tradizionale la concezione dello Stato è paternalistica: lo Stato deve proteggere e guidare il popolo; il popolo, in qualità di figlio, è tenuto ad obbedire senza questionare gli ordini del padre. Questa impostazione, ancora molto forte nel panorama cinese, ci permette di comprendere una serie di atteggiamenti altrimenti inconciliabili con la nostra cultura. La seconda componente, più rilevante per gli aspetti sostanziali, è il diritto civile ereditato dalla legislazione tedesca e dal codice civile giapponese. Da un punto di vista formale, il diritto civile cinese mantiene queste due fondamenta. La terza componente è il diritto sovietico di matrice comunista. Denominato anche “diritto economico”, è stato creato per attuare i piani statali di sviluppo economico quinquennali ancora previsti. Le disposizioni legislative cinesi svolgono quindi anche una funzione di indirizzo dell’economia. Tuttavia, questa tendenza sta lentamente svanendo. Infine, la quarta componente è il diritto anglo-americano. I giuristi dell’ultima generazione conoscono sempre meno il tedesco ed il giapponese e sempre più l’inglese. Inevitabilmente, nel momento in cui ricercano ispirazione nei diritti stranieri, i giovani giuristi guarderanno al modello anglo-americano.

Questo sistema ibrido è in grado di sostenere il forte sviluppo economico che la Cina sta avendo? È possibile conciliare un modello sovietico con uno sviluppo economico a stampo capitalista?

La pratica dice di sì. Questo sviluppo capitalista ha caratteristiche tipiche cinesi: il diritto utilizza gli strumenti capitalisti senza abbracciarli completamente; lo scopo dello stato viene perseguito tramite questi strumenti mediati da un forte intervento del governo. Degli esempi sono forniti dalle agevolazioni burocratiche e fiscali concesse con larghezza, dagli investimenti mirati e dagli incentivi governativi che permettono di sfruttare gli strumenti capitalisti per fini statali.

Quale è allora il fine dell’economia cinese?

In primo luogo l’economia cinese è indirizzata alla prosperità della Cina intesa come Stato, cioè come concetto distinto dai cittadini. La prosperità della Cina può far sì che alcuni diritti vengano sacrificati. In secondo luogo, il governo ha interesse che i cinesi si sentano meglio e che abbiano delle prospettive di miglioramento, anche per prevenire il rischio di ribellione. Determinati sacrifici possono essere compiuti con la prospettiva di un miglioramento della condizione di vita nel lungo termine. La speranza di miglioramento ed il lavorare duramente per cambiare la propria condizione sociale sono concetti molto radicati nella mentalità cinese. La legislazione ha infine il ruolo di proteggere l’identità e la cultura tramite stringenti limitazioni. In qualità di professionista nel campo avrei piacere se la Cina avesse un’apertura maggiore nei confronti delle imprese e degli investimenti stranieri. La valuta cinese rimane ancora non convertibile salvo precise eccezioni, costruendo una vera e propria ‘’grande muraglia valutaria’’. Continuano ad esserci limitazioni al soggiorno per gli stranieri e alle attività che le persone fisiche e giuridiche a capitale straniero possono effettuare. Un esempio? Dal 2005 lavoro in uno studio legale e nonostante ciò non posso praticare l’attività forense in tribunale poiché l’esame di avvocatura è aperto ai soli cinesi.

Come giustifica allora il governo cinese il fatto che nelle democrazie occidentali non solo ci sia più ricchezza, ma anche più diritti?

Prima di rispondere bisogna premettere che gran parte dei cinesi non è ricca come gli abitanti delle grandi città quali Shanghai, ma vive in condizioni di estrema povertà. Un paragone con quella determinata classe sociale e con la ricchezza occidentale ancora non è preso in considerazione. La linea del governo in merito rimane la seguente: le grandi economie occidentali si stanno impoverendo mentre la nostra economia è sempre più ricca e stabile. Il governo continua comunque ad avvalersi di numerosi strumenti per evitare un confronto diretto tra le culture. Il settore dei media e delle comunicazioni è infatti direttamente controllato dal governo e le politiche di chiusura sono sempre più stringenti, basti pensare alla censura di internet. Inoltre viene accuratamente regolata, come dicevo prima, l’ingerenza straniera nell’economia. A mio avviso, l’idea sottostante corrisponde all’atavica paura che lo straniero possa soggiogare la Cina e mettere in crisi il sistema. In una struttura paternalistica l’ingresso in casa di un estraneo che non è “mio figlio ’’ certamente può creare un problema.

Le economie europee sono in declino perché questo è il naturale ciclo dell’economia, come affronterà la Cina questo evento?

Nel momento in cui ci sarà una saturazione e la gente smetterà di star meglio è possibile che ci sia una crisi. La Cina è comunque famosa per aver vissuto lunghi periodi di pace e prosperità economica: sono abituati a sottostare ad un governo autoritario proprio per la visione paternalistica che hanno di quest’ultimo. Non mi stupirei quindi se il governo attuale rimanesse in carica ancora a lungo.