A cura di  Tancredi Agrò-

La Catalogna, “comunità autonoma all’interno della Spagna” stando allo statuto post-franchista, “nazione” stando invece allo statuto del 2006 poi definito incostituzionale, ieri ha votato per la propria indipendenza.
Almeno questo è ciò che apparirebbe una volta viste le immagini, penose, di ieri sera. Immagini penose in quanto, da un lato, è stomachevole assistere a scene da “Diaz” ancora una volta, è inaccettabile vedere poliziotti che saltano, letteralmente, sui civili stesi sulle scale dei seggi, dall’altro fa rabbia vedere piazze gremite di persone abbastanza confuse, che festeggiano l’indipendenza catalana, tutt’altro che certa, sventolando bandiere sarde, venete, addirittura palestinesi. Più che un referendum sull’indipendenza sembra di assistere, considerati i cori, le bandiere e la violenza, a una partita di calcio, magari del Barcellona, i cui campioni addirittura si pongono come difensori della libertà, della democrazia, essendo però anche loro abbastanza confusi, così confusi da arrivare a definire “franchisti” quei 3.1 milioni circa di catalani che non hanno partecipato al voto. Insomma ognuno creda ciò che vuole in merito a quest’indipendenza, ma smettiamola con gli estremismi, da un lato e dall’altro. L’estremismo di chi, incapace di gestire una crisi tale, all’ultimo sguinzaglia in quel modo la polizia. L’estremismo di chi, addirittura facilitato dal proprio avversario invoca i soliti paroloni da piazza (libertà, dittatura, franchismo, repubblica, democrazia…), senza sapere bene ciò di cui parla.
Ho detto che una votazione sull’indipendenza catalana è ciò che apparirebbe accendendo la TV o aprendo Facebook, perché in realtà, viste le condizioni in cui si era chiamati a votare (no tessera elettorale, seggio a scelta, no cabina per la segretezza del voto) fanno venire meno il concetto base che si dovrebbe avere di votazione.
A prescindere dalla validità o meno del volere l’indipendenza catalana o una Spagna unita, si deve concludere che ieri sera non si è tenuta una votazione, un referendum, ma che invece tantissime persone, civili e poliziotti, probabilmente sulla base di un’informazione a livello slogan o titolo da social network, sono scese per le strade, esaltandosi all’idea di difendere la democrazia dalla tirannide o il sacro confine patrio, pronta a farsi manganellare o a colpire indiscriminatamente, nell’ultimo show di una società che semplifica questioni serie, importanti, al livello di un titoletto stupido, corto, facile da leggere.