A cura di Giulio Menichelli- 

A pochi passi da Via del Corso c’è una piccola stradina, che collega il noto Liceo Classico E. Q. Visconti con Via del Plebiscito. In questa viuzza, che si chiama Via della Gatta, si trova una porticina da cui si accede ad una piccola libreria, introvabile se non la si cerca, chiamata Zalib. La sensazione che si ha varcando quella porta è di entrare in un locale di altri tempi, un negozietto di quelli che non si vedono più a Roma, vuoi perché ormai ci si è abituati agli spazi che ospitano le grandi catene del commercio del libro, vuoi perché sempre più raramente si entra da qualche parte a comprare libri che non siano testi didattici, e spesso neanche questi.
Tuttavia in questa minuscola realtà si nasconde una grande storia, quella di generazioni di studenti del limitrofo liceo che hanno frequentato la libreria per comprare i libri scolastici e non solo, quella di un gestore, Marco Zavaroni, che ha fatto di tutto per rimanere competitivo negli anni, e specialmente quella di un gruppo di ragazzi che hanno deciso di opporsi alla resa di Marco davanti all’inevitabile chiusura e di costituirsi in un comitato per far sopravvivere, lì o altrove, ciò che insieme a lui hanno fatto nascere in questi anni.
Lunedì 2 ottobre, infatti, alcuni di questi ragazzi hanno scoperto che Marco era sotto sfratto dal 2014 e avrebbe chiuso definitivamente i battenti il sabato successivo perché non più in grado di far fronte ai debiti accumulati negli anni, anche perché, come ci dice lo stesso Marco, il confronto con l’e-commerce è stato devastante, visto il costo incredibilmente inferiore a fronte di un servizio quasi impeccabile. Scoperta la chiusura, i frequentatori della libreria hanno disfatto gli scatoloni e hanno deciso di mettersi a lottare insieme al gestore per far sopravvivere la realtà, facendo nascere il comitato I ragazzi di Via della Gatta e iniziando una campagna di sensibilizzazione, sia tramite stampa e televisione, sia tramite social network. Una battaglia, tra l’altro, iniziata senza nulla in mano, solo con tanta buona volontà. A detta dei ragazzi infatti la libreria non aveva né un commercialista di fiducia né tanto meno dei legali, e in una settimana, grazie al loro impegno, il comitato è riuscito a trovare dei professionisti che hanno deciso di offrire i loro servizi pro bono, credendo essi stessi nella causa, anche perché, ci spiegano i ragazzi, non ci sarebbero stati fondi sufficienti per pagare i loro compensi. Ancora di più colpisce come gli stessi ragazzi si siano mossi nella totale legalità, scegliendo di non occupare la libreria ma di accettare, seppur a malincuore, lo sfratto imminente. Legalità, ma anche indipendenza: ci spiegano i ragazzi “questa nostra battaglia non ha nulla a che fare con la politica ed è al di fuori da qualsiasi logica di partito, ed anche per questo abbiamo bisogno che la nostra campagna di sensibilizzazione sia fruttuosa, perché altrimenti ci si chiude qualsiasi prospettiva.”
Perché tanto impegno, verrebbe da chiedersi, perché tanta passione nel difendere quella che, in fondo, altro non è che una delle tante piccole realtà, tra cui la limitrofa biblioteca comunale Rispoli, che stanno chiudendo nel centro di Roma? Arianna, una dei ragazzi che si stanno dando da fare per mantenere in vita la libreria, ci spiega: “In anni di dispersione come quelli del liceo, in cui ci si sente soli e l’utilizzo dei social network e della tecnologia non favorisce lo sviluppo dei rapporti personali, questo posto è stato, grazie ai modi e alla disponibilità di Marco, il nostro posto speciale: usciti dal liceo potevamo venire qui, studiare qui, confrontarci, mangiare insieme, insomma fare in modo che nessuno di noi fosse solo. Zalib è per noi non una semplice libreria, ma un punto d’incontro, un luogo dove sono favoriti il brainstorming, la cultura, l’amicizia, i rapporti personali.” E infatti lo stesso Marco ci conferma che “il libro è servito a creare una catena di persone, però negli anni la libreria si è trasformata per valorizzare il centro di aggregazione che era diventata prima che io stesso me ne accorgessi! Abbiamo messo un tavolo al centro per favorire lo studio, l’incontro, il confronto, abbiamo organizzato eventi culturali, presentazioni di libri, musica dal vivo. I ragazzi l’hanno usata per le loro feste di compleanno, per stare insieme la sera, o anche solo per vedere insieme una partita, e questo ha rafforzato ancora di più il senso di aggregazione.”
Per salvare la libreria e fare in modo che la comunità che è nata intorno ad essa possa continuare ad esistere, come ci dice la stessa Arianna, le idee non mancano: “Abbiamo varie proposte: innanzitutto abbiamo inviato una lettera aperta alla famiglia Doria Pamphilij per chiedergli una proroga di un mese (che è stata concessa, n.d.r.) perché vorremmo costituirci in associazione culturale e presentare un business plan per un’attività diversa, più completa, riprendendo il concetto di punto d’incontro che si è formato in questi anni. Vorremmo quindi un luogo che possa ospitare tutto quello che finora abbiamo fatto ufficiosamente, ma in maniera ufficiale, perché siamo certi che non solo ciò potrebbe rilanciare l’economia del posto, ma anche riqualificare il territorio che, onestamente, è morto. Vogliamo creare uno spazio polifunzionale dove si possa passare il pomeriggio, che possa quindi ospitare attività ricreative e culturali ma che sia allo stesso tempo anche un punto di co-working e dove si possa studiare insieme, e, perché no, un internet point dove anche i turisti possano agganciarsi al Wi-Fi.” Tutto questo valorizzando la vicinanza al liceo, infatti: “Abbiamo inviato un appello alle istituzioni, chiedendo la disponibilità di un locale vicino ad una scuola in modo tale che, una volta rilanciata l’attività, il ragazzo che esce dal liceo possa diventare socio prendendo il posto di chi, magari più grande, avrà altri impegni e interessi, creando così una forma di ricambio generazionale all’interno dell’associazione che formeremo. Ad oggi siamo stati ricevuti dalla Regione Lazio che sembra essere interessata alle nostre proposte.”
Oltre al sostegno di vari nomi del mondo dell’arte, tra cui Vauro, Paolo Genovese, Claudio Di Biagio e Mattia dei The Pills, del giornalismo, come Paco Lanciano e Marco Travaglio, e della politica come Ignazio Marino, i ragazzi hanno deciso di lanciare una campagna di autofinanziamento al seguente link https://www.gofundme.com/salvate-zalib per far fronte alle spese e ai debiti della gestione e continuare così il progetto che li anima con tanto ardore.