A cura di Cecilia Tommasi

Oggi vorrei parlare del nulla. Sì del nulla, quello che combattiamo quotidianamente ma di cui in realtà ci nutriamo. Vorrei parlare di quel nulla che ci spaventa che ha il colore del buio o forse per alcuni della solitudine; quel nulla che ha l’odore ormai rancido della speranza che si diceva dovesse essere l’ultima a morire, ma che in realtà anche lei è diventata nulla.

Oggi vorrei parlare di questo, insomma di Noi.

Piacere, ho 22 anni, sono una studentessa universitaria, e frequento il terzo anno di un corso di laurea magistrale. Mi alzo al mattino per andare a letto la sera sperando il giorno seguente di poter concludere il numero di pagine che avevo programmato una settimana fa, ma che poi ho modificato 4 giorni fa, fino a rettificarlo in forma definitiva proprio negli appena trascorsi 30 minuti. Si perché il tempo scorre, i progetti si organizzano, ma il nulla incombe.

Piacere, ho 22 anni, e uno dei migliori psico-analisti che Facebook abbia sfornato nell’ultimo decennio mi ha detto che sono una Millenials, e che noi Millenials – devo dire che la scelta del nome della razza fa effetto, è un misto tra il mistico e l’inquietante- apparteniamo alla “Generazione Boh”. Siamo una generazione che vive nell’ansia dell’incertezza, incapace di pianificare il proprio futuro prossimo, figuriamoci quello più remoto. La generazione che vive la giornata, ma non guarda alle settimane perché sono troppo lontane dalla realizzazione materiale. Siamo la generazione Uber ed Enjoy che preferisce l’individualismo alla condivisione pubblica, perché già è difficile organizzarsi da soli, figuriamoci a considerare gli interessi degli altri. Noi Millenials siamo quelli del “non rimandare a domani quel che puoi fare oggi”, ma con l’agenda sempre piena di impegni.

Le dinamiche socio – economiche del nostro secolo sembrano essere in lotta con il mondo da cui sono prodotte, e le statistiche degli economisti sono implicite prescrizioni di dosi massicce di benzodiazepine. Un mondo allo sfacelo insomma: e mentre tutto crolla, Noi giovani di oggi, noi Millenials, noi salvezza del domani, che facciamo? Abbiamo ansia.

Viviamo l’ansia del nulla.

Tuttavia, in questa ottica di pessimismo cosmico, io studentessa di 22 anni che guarda alla propria vecchiaia, al proprio impiego e alla propria pensione con aria addirittura di ironia, penso che in fondo questa è la nostra storia e noi, che ci piaccia o meno, siamo parte integrante della stessa. La nostra realtà quella in cui siamo nati, in cui cresciamo e che sviluppiamo nel corso dei nostri giorni per i nostri nipoti, non si articola più nelle annalistiche previsioni del futuro, ma è piuttosto composta dalle singole giornate che ogni mattina mettendo i piedi giù dal letto, alacremente rendiamo speciali.

Quel nulla di cui oggi volevo parlare, che investe le nostre paure, in realtà è nulla, non esiste. L’incertezza di cui ci inculcano il timore in realtà è il nostro essenziale punto di forza che ci dovrebbe invogliare a rendere ciascuna giornata della nostra esistenza un tassello in sé unico e speciale del gigantesco puzzle del nostro incerto, ma affascinante futuro.

Parlando di QUESTO nulla, mi auguro solo domani mattina di svegliarmi per colorare di un colore diverso le mie 24h che alla fine distinguerò nel quadro completo del mio passato.

Rendere quelle 24h più proficue di quelle precedenti, con l’aspettativa e il desiderio di fare dopodomani ancora di più. Così giorno dopo giorno, costruisco nell’incertezza del domani il mio e il nostro futuro.