A cura di Cristiano Gatti-

A poco meno di un mese dalle elezioni federali che si terranno il 24 settembre, sembra profilarsi l’ennesima vittoria per Angela Merkel, che così potrebbe diventare Cancelliere per la quarta volta.  Nonostante lo Schulz-Hype innescatosi nella prima parte del 2017 avesse comportato una rimonta incredibile dell’Spd ai danni della Cdu, ora la situazione è tornata ai livelli precedenti: vantaggio consistente dei cristiano-democratici e tanti saluti alla possibilità di un governo socialdemocratico.

Angela Merkel, dal canto suo, ha improntato la campagna elettorale, come peraltro già fatto nel passato, procedendo con dichiarazioni e prese di posizione moderate e sobrie, fatte apposta per non scontentare nessuno. Il concetto è ben esemplificato dalla definizione data da Thomas Wieder, corrispondente in Germania per Le Monde: si tratta del “principio della zuppa di lenticchie”: niente di eccezionale, ma nutriente e senza controindicazioni. Dal punto di vista politologico, questa principio corrisponde alla “demobilitazione asimmetrica”, la strategia per la quale Merkel riesce in maniera mirabile, non tanto a galvanizzare i suoi elettori, quanto piuttosto a raffreddare quelli altrui. Questa strategia, in un paese senza grossi problemi come la Germania, porta ad incentrare la campagna elettorale su alcuni punti condivisi da tutti, cosa che favorisce l’incumbent e non certamente lo sfidante. 

Martin Schulz, invece, sta utilizzando una strategia aggressiva per provare in tutti i modi a cambiare la situazione definendo un “attacco alla democrazia” la narcotizzazione del dibattitto politico portata avanti da Merkel, non risparmiandole attacchi (mentre lei, dal canto suo, non nomina quasi mai gli avversari), proprio per sottolineare quell’inerzia che a suo dire impedisce al Paese di migliorare perché non affronta i problemi. Nonostante, però, la situazione politica sia nettamente favorevole all’accoppiata Cdu/Csu (gli ultimi sondaggi li stimano intorno al 40%, quasi il doppio dei voti dell’Spd), ciò che fa ben sperare gli uomini di Schulz è che, come riporta Edoardo Toniolatti, ad un mese dal voto il 46% dei votanti non sa ancora con certezza chi voterà, mai così tanti da venti anni a questa parte. 

Nonostante gli sforzi di AfD di porre al centro del dibattito un tema diviso come quello dell’accoglienza dei migranti, secondo un sondaggio pubblicato di recente dalla Bild am Sonntag, i tedeschi sono più preoccupati dai problemi dell’istruzione e soprattutto del rischio povertà in età avanzata, con lo spettro delle pensioni basse. La lotta all’immigrazione non è assimilata al terrorismo e quindi il tema dei migranti sembra essere uscito dal dibattito soprattutto perché, la Csu che premeva per l’istituzione, per legge, di un tetto al numero di rifugiati da accogliere, ha deciso di rinunciarvi: il leader bavarese Seehofer ha infatti capito di avere pochissima forza contrattuale con la Cdu a causa degli scandali automobilistici che hanno coinvolto in maniera molto forte il Ministro dei Trasporti, Alexander Dobrint, esponente di spicco della Csu.

Sono tutte rose e fiori per la Cancelliera? Sembra di no. Anche se la vittoria elettorale sembra sempre più probabile, le difficoltà maggiori certamente ci saranno al momento di stringere un’alleanza per formare il governo in quanto la Cdu/Csu non dovrebbe avere la forza per formare un esecutivo monocolore. Per evitare il riproporsi di una nuova Grosse Koalition (soluzione di cui comunque la SPD per ora non vuol sentir parlare), il partner designato per la formazione di una alleanza è il partito liberaldemocratico dell’Fdp, guidato da Christian Linder dato stabilmente intorno all’8%. La buona performance dei liberali potrebbe però non essere sufficienti per formare un esecutivo, quindi si potrebbe prospettare per il quadriennio 2017-2021 una coalizione “Jamaika” comprendente anche i Grünen con il leader verde Cem Özdemir, che su questa soluzione sta giocando la carriera politica.

Con una vittoria, Frau Merkel potrebbe superare, per longevità, il cancellierato di Konrad Adenauer fermatosi a 14 anni (1949-1963) ed eguagliare Helmut Kohl che ha governato per 16 anni dal 1982 al 1998. Per capirci, solo un certo Otto von Bismarck rimase al potere per più tempo. Così, tanto per dire.