A cura di Francesco Mezzasalma-

Partendo dal presupposto che ognuno ha ragione a casa propria, e che non esistono verità assolute se non quelle scientifiche, è evidente a tutti come l’odio nei social network stia prendendo il sopravvento, come ognuno insulti e offenda l’altro solo per il piacere perverso di farlo.

Quando parlo di odio non mi riferisco a quelle critiche, magari anche aspre, che si trovano sotto i post delle celebrities o degli articoli delle numerose testate giornalistiche su Facebook – i quali, almeno, creano un dialogo e un confronto – ma faccio riferimento a quei commenti privi di contenuto e ricchi di insulti, che hanno come unica utilità il tentativo di sfogarsi, di liberarsi di barbari pensieri versandoli nel grande contenitore dell’internet.

Da qualche mese ho iniziato a soffermarmi alcuni minuti sotto i post, come una sorta di modus agendi, provando a cogliere le opinioni del mondo virtuale sui temi che in maniera particolare smuovono l’opinione pubblica: magari sotto articoli scritti in maniera maliziosa da parte dei giornalisti stessi, allo scopo precipuo di aizzare la folla. E dopo mesi di esperimento, ho notato che quando accendiamo il computer, spegniamo il cervello ed iniziamo ad insultare a destra e a manca senza risparmiare nessuno, che sia un vip, un politico o chicchessia: ed è lì che inizia il gioco dell’odio. Una volta che è stata individuata la preda quotidiana, essa è fatta bersaglio di insulti per qualunque pretesto utile, che siano i gusti sessuali, una religione diversa dalla cattolica o la pelle di un altro colore, oppure, semplicemente, per un’idea diversa dalla nostra. Senza pietà alcuna, inosservanti di quella, forse anche ipocrita, decenza che indossiamo quando ci spogliamo della maschera della codardia virtuale, postando commenti che, di certo, per strada o in metro non avremmo mai il coraggio di pronunciare.

E allora, se è semplice analizzare il comportamento di tali utenti, più difficile è identificarli, in quanto prima di Facebook comportamenti del genere erano ghettizzati nei pub frequentati dai balordi, ma, ora che serve solo un accesso ad Internet, magari una identità fittizia e molta fantasia nello scrivere commenti, è complesso comprendere chi fa parte di questo stormo di sciacalli da tastiera. Può essere chiunque, dallo stimato primario alla vicina di casa che pare tanto gentile. E proprio una delle sfide che ci attendono nei prossimi anni sarà quella di arginare il problema, identificando l’utente ed emarginandolo dalla community, provando ad estirpare l’odio alla radice, andando a ricercare i motivi di tutto ciò, anche se, al momento, a causa delle politiche forse un po’ troppo blande da parte dei colossi della comunicazione e le risposte ancora più modeste da parte dello Stato, dubito che si avrà un radicale mutamento della percezione dei social network. Un luogo molto utile e piacevole dove trascorrere un po’ di tempo, ma con dei lupi affamati pronti ad azzannarti.