A cura di Francesca Del Gaizo-

Quante volte nel ripetersi ciclico della storia e della vita l’uomo si è sentito un punto nell’infinito, ha definito l’universo e l’orizzonte infiniti e continua addirittura a credere che nemmeno la vita finisca, che ci sia un aldilà in cui l’anima continui ad essere quella fiamma che accende i nostri corpi e ci rende vivi. Anche nell’antica Grecia molti filosofi naturalisti credevano in un principio incessante che alimentasse il mondo da sempre, perché non esiste un’origine o un termine ma un eterno intermezzo e siamo noi a dare un senso ed una direzione a questo intervallo senza fine.

Ardua impresa proprio per noi, che siamo abituati a dare una definizione a tutto, a circoscrivere entro certi limiti e certe parole essenze astratte e inafferrabili. Siamo portati a scandire ogni momento della giornata, prevedere effetti futuri ed organizzare intere settimane, con un’ abilità inaspettata nell’affrontare imprevisti che, piccoli o grandi che siano, caratterizzano un frammento di vita e noi… ci regoliamo di conseguenza. E’ come se scrivessimo una melodia, note alte e note basse, basi costanti e qualche acuto qua e là, la vita potrebbe dirsi orecchiabile e chi sta ad ascoltare ammirare i risultati di un lavoro ben svolto, ma non finisce qui, per te che sei “fautore del tuo destino’’  e sul quale grava il peso insostenibile di definire l’ eterno.