A cura di Filippo Piluso-

Intervista a Daniela Pinto, studentessa venezuelana al V anno di Ingegneria civile dell’Università Sapienza di Roma  

Ciao Daniela. Sei qui da circa 3 anni: quanto è cambiata la situazione da quando non sei più nel tuo Paese? L’atmosfera è veramente così apocalittica come descritta dai media in questi ultimi mesi?

Purtroppo si, non avevo mai visto il mio Paese in condizioni così disastrate. Si è arrivati al punto che non si trovano neanche più le banconote. Non sei libero di prelevare una quantità “normale” di soldi nella banca perchè non ce ne sono. L’inflazione rispetto al mese precedente può arrivare al 50%. Per comprare un sacco di farina sei costretto a sborsare una somma incredibile, e puoi farlo soltanto una volta a settimana, spesso in orari impossibili per i lavoratori, che devono pagare un’altra persona per mettersi in coda in file chilometriche. E’ il disordine più totale.
Ma il problema non sono solo i beni alimentari di prima necessità: anche i prodotti farmaceutici scarseggiano. Per chiunque abbia un bambino piccolo è diventata una missione impossibile finanche trovare i pannolini. Inoltre, nonostante Caracas non sia mai stata una città sicura, non ho mai percepito per le strade un clima così psicotico.
Dovrò tornare tra pochi giorni e ho paura: non so cosa potrebbe accadermi.

I tuoi genitori sono ancora lì?

Sì. Mio padre lavorava per una banca sotto la dirigenza governativa ed era andato in pensione, ma ha ricominciato a lavorare perché non riusciva a sopravvivere con la pensione da fame. Mia madre è proprietaria di una scuola privata, ma anche nell’istruzione privata, come nel pubblico, gli insegnanti mancano: sono quasi tutti fuggiti o fanno altri mestieri più remunerativi.

E invece gli studenti? C’è ancora chi riesce a continuare a studiare nelle Università Venezuelane?

Tanti hanno abbandonato gli studi per cominciare a lavorare o per fuggire dal Paese. Quelli che rimangono lo fanno con molti sacrifici. Le università pubbliche non possono aumentare lo stipendio dei professori, per diversi problemi con le istituzioni governative, quindi gli insegnanti sono quasi tutti fuggiti all’estero e chi rimane lo fa per puro volontariato. Non ricevendo più alcuno stipendio, i professori sono costretti ad avere diversi lavori per sopravvivere. In alcune facoltà non ci si può iscrivere perchè non ci sono professori a sufficienza.

Ti è arrivata notizia che alcune organizzazioni ambientaliste hanno segnalato come, nello stato di disperazione più assoluto, le persone, per sopravvivere, sono arrivate ad uccidere formichieri e fenicotteri per cibarsene?

Di questo episodio in particolare, no. Ma sono venuta a conoscenza di gesti di pari disperazione.

Quanto pensi sia cambiata la situazione nel tuo Paese dopo la morte di Chavez e l’inizio del mandato del Governo Maduro?

Chavez sapeva rassicurare le persone, una capacità di comunicazione che Maduro non ha mai posseduto. Per quanto quella di Chavez fosse soprattutto propaganda, il suo governo aveva comunque ottenuto risultati importanti nella riduzione del tasso di povertà del Paese e varato importanti iniziative a sostegno delle fasce in stato di “ povertà assoluta”. Quindi, ripeto, per quanto la maggior parte delle sue conquiste fossero mera propaganda, una situazione così rovinosa era inimmaginabile fino a cinque anni fa.
Prima, quantomeno, si viveva decentemente, anche se il problema dell’inflazione già c’era e alcune volte al supermercato o in farmacia mancava qualche bene di prima necessità. Tuttavia, nulla è paragonabile con quello che sta succedendo oggi.

Secondo te, l’anticapitalismo che punta sempre il dito contro il nemico statunitense è più un alibi per i Maduro dell’America Latina o c’è un fondo di verità?

Sicuramente c’è del vero, ma, per lo più, è il solito tentativo di giustificare i propri errori. Non so veramente come ci si sia potuti ridurre così. Non riesco a trovare una risposta.