Di Angela Rizzica –

Le lettere d’addio, si sa, sono le cose più difficili da scrivere. Da matricola, pensavo che l’Università dovesse essere “studio e dedizione” senza alcuno stacco, senza alcuna pausa. Così, lentamente, durante i miei primi tre anni alla LUISS sono scivolata in una sorta d’indolente apatia alla maniera di quando si fa il “morto a galla” perché stanchi di nuotare: la vita mi aveva posta davanti a diversi dolori che avevano richiesto la spendita di numerose, incalcolabili energie tanto da pensare che lasciarmi trascinare dalla corrente, senza esercitare alcun controllo, fosse la scelta migliore. Fammi dire una cosa: non è mai la scelta migliore. Da sempre ho nuotato contro il flusso naturale delle cose e nonostante, spesso, questo fosse per me causa di frustrazione, nulla poteva ripagarmi più della sensazione di aver fatto qualcosa in cui credevo. Ad ogni modo, all’inizio del quarto anno di Università mi sono resa conto che non potevo più andare avanti così, avevo bisogno di nuovi stimoli, di una nuova passione che mi facesse sentire viva. Un mio amico, sapendo del mio grande amore per la scrittura, mi ha quindi consigliato di informarmi sui giornali universitari. Effettivamente così ho fatto, scrivendo un po’ qua ed un po’ là finché sono approdata a Iuris Prudentes. Lì ho trovato finalmente la mia “seconda” casa, una nuova famiglia che con me condivideva il rispetto per le parole e le emozioni. Ricordati che le parole infatti sono soprattutto questo: emozioni. Tue emozioni, emozioni di altre persone ma pur sempre emozioni. Maneggiale sempre con la dovuta cura, possono fare molto male. Al mio arrivo come redattrice, un ragazzo più piccolo di me ma con lo sguardo sveglio stava diventando direttore del giornale; rispondeva al nome di Valerio Forestieri. La trovai sin da subito una coincidenza strana: seppur con qualche anno di differenza, entrambi cominciavamo un nuovo percorso all’interno di Iuris, come se Iuris stesso avesse bisogno di “rinnovarsi”. Non lasciarti trarre in inganno dall’atteggiamento schietto ed a volte brusco di Valerio: è solo uno dei tanti modi in cui sceglie di vestire il suo buon cuore e consideralo il tuo più fidato nonché coraggioso complice quando vorrai scrivere degli articoli che scateneranno una Guerra Mondiale.  Perdonami se mi dilungo troppo ma la sintesi non è mai stata il mio forte e poi è il mio ultimo articolo per Iuris, quello che devo dire merita di avere il giusto spazio. Dicevo, quel ragazzo così spigliato e dai modi così particolari, trascorsi pochi mesi dal mio ingresso, ha deciso di puntare su di me promuovendomi prima Capo-redattrice web e poi Vicedirettrice web. Inutile dirti che non mi sentivo all’altezza e che con la tecnologia, da sempre, litigo accoratamente. Eppure, piano piano, ho cominciato ad imparare. Misurarmi con delle cose nuove, con delle piccole ma mai sperimentate responsabilità, mi faceva sentire viva come da tempo non mi accadeva. Col tempo ho preso confidenza con il giornale e con le persone che lo “abitavano”, così ho cominciato a buttarmi nelle tematiche più disparate con i miei articoli, ho ritrovato il coraggio di dire la mia. E sai una cosa? Ho scoperto che quello che scrivevo, come lo scrivevo, piaceva. Non a tutti ovviamente, ma piaceva. Ho presto imparato ad accettare con gratitudine i complimenti e con ancor più gratitudine le critiche costruttive. Ho imparato a difendermi da chi non accettava il mio pensiero e di conseguenza, più o meno velatamente, mi insultava. Ho imparato di nuovo ad avere passione per qualcosa, ed è stato magnifico. Grazie a quel primo fuoco, ho ritrovato la determinazione che avevo perso in ogni altro campo della mia vita. In definitiva, mi sono ritrovata. Ed è questo che dico anche a te: ritrovati. Se stai leggendo questo articolo, se sei arrivato a questo punto della storia è perché, in fondo, un po’ ti senti perso anche tu. Non c’è nulla di male a perdersi, è condizione essenziale del cambiamento e della crescita ma non fare che divenga una progressiva resa. Quello non va bene. Stare a galla è sacrosanto ma solo per fare poi delle bracciate più potenti con l’energia ritrovata. Per me quelle bracciate sono state Iuris Prudentes e la fucina di idee che rappresentava, rappresenta e rappresenterà.

Questo è il mio “addio”; non è un arrivederci (anche se mi piacerebbe) perché devo far posto a te, alla tua storia ed ai tuoi sogni. Adesso tocca a te nuotare.

Ovviamente, per quanto mi riguarda, non ho smesso di “fare le bracciate”: ho solo cambiato stile.

Si conclude così la mia storia a Iuris ma prima sono doverosi i ringraziamenti a tutti i miei compagni di viaggio: al mitico Valerio Forestieri, ad Antonio, a Giulio, a Cecilia, a Clotilde, a Edoardo, a Piervincenzo, a Dario, a Vincenzo, a Marco, a Simonetta, a tutti i redattori, alla magnifica squadra della redazione web che so di lasciare in ottime mani ed a voi che cominciate ora questo magnifico viaggio (con un pizzico di invidia).

Ad ogni parola, ad ogni battito, ad ogni idea, ad ognuno di voi.

Con Amore, Angela