a cura di Francesco Mezzasalma-

Provando a far conciliare l’innovazione con la tradizione, la politica con la voglia di fare. Una presidenza che si ritrova nel mezzo di una rivoluzione culturale che ha influenzato anche lo sport. Partendo dal business che ruota attorno al mondo sportivo, per passare alla tecnologia sempre più presente. Quali sono le opportunità che lo sport offre ai giovani e le relative implicazioni lavorative?
“Il nostro mondo offre opportunità straordinarie e una prospettiva di crescita che contempla sempre più opzioni, richiedendo professionalità all’altezza delle sfide da affrontare. E’ un discorso che va oltre la sfera agonistica – che pure esige figure importanti e sempre più preparate – e si estende al campo industriale, a quello commerciale e dei servizi, fino ad arrivare all’impiantistica, alle aree legali, manageriali e sanitarie, al marketing, alla comunicazione, con un crescendo di ambiti inediti da esplorare, legati alle mille declinazioni della pratica motoria. Secondo i dati Istat sono oltre 120 mila le persone che operano in campo sportivo, pari allo 0,54% della forza lavoro del nostro Paese. Ed è fondamentale l’aspetto formativo, altra frontiera in piena evoluzione, con corsi universitari di eccellenza – molti dei quali in sinergia con il CONI – che certificano una domanda crescente nei confronti di questo settore. Un aspetto che ci inorgoglisce perché ritengo che lo sport rappresenti una risorsa fondamentale per trainare il Paese”.

Qual è il futuro del CONI e i suoi futuri progetti, tenendo conto che è tramontata la candidatura per ospitare i Giochi Olimpici a Roma?
“Una delle principali mission del nuovo quadriennio alla guida del CONI è legata all’incremento del trend relativo alla pratica motoria, per gli effetti che sa produrre sotto il profilo del benessere e dei risparmi legati alle spese sanitarie. Il raggiungimento del traguardo è legato ovviamente a una sempre più efficace promozione dello sport a scuola: noi continueremo a investire risorse e impegno, andando oltre i nostri compiti statutari. Contestualmente occorrerà consolidare i risultati di vertice e uniformare l’aspetto normativo. Siamo impegnati su molti fronti, soprattutto in campo sociale con iniziative orientate in più direzioni, e la cosa ci inorgoglisce perché la vittoria da perseguire è legata alla promozione di una cultura che possa diventare il punto di riferimento dell’Italia. La candidatura di Roma, invece, è una ferita che non si rimargina e – in merito al discorso affrontato prima – avrebbe schiuso opportunità occupazionali incredibili. Per quanto riguarda il futuro la certezza è che Milano ospiterà nel 2019 la sessione del CIO. Siamo sempre pronti a valutare ipotesi di candidatura per un’edizione dei Giochi ma dopo attente riflessioni e ricordando sempre che è necessario attendere, per rispetto, prima le elezioni politiche in primavera”.

Qual è il parere del Presidente riguardante la chiacchierata vicenda della proposta di inserire gli e-games ai giochi olimpici?
Il CIO, in particolare dopo l’avvento dell’Agenda 2020, è entrata in una nuova èra. Vuole salvaguardare la tradizione senza rinunciare all’innovazione, cercando di intercettare le passioni giovanili e cercando di decodificarne gli orientamenti in base alle nuove tendenze. Alla luce di questo orientamento le città che ospitano i Giochi possono proporre uno o più discipline nel programma olimpico dell’edizione ottenuta.

Recentemente il Comitato Olimpico Internazionale ha preso atto anche dello sviluppo degli “eSports”, non precludendo a questa realtà la potenziale possibilità di essere inserita in futuro nel contesto del movimento a cinque cerchi. Prima dovranno però essere compiuti degli approfondimenti e verificati i requisiti relativi all’eventuale creazione di una organizzazione che garantisca il rispetto delle norme e del movimento olimpico”.