Di Giordana Agosta-

I due amici uscirono dal bar che affacciava sulla piazza di Menlo Park, nella contea di San Mateo, in California. I due si erano dati appuntamento per il giorno seguente, c’era ancora tanto di cui discutere. 

Così fu: il giorno dopo Faccia di Libro e Instagrammo si incontrarono per discutere ancora una volta della loro comune idea cospirativa: vale a dire rendere gli uomini dipendenti da una serie di algoritmi, pixel e megabyte. 

Questa è solo la storia di due amici con in mente un progetto comune, tuttavia, leggendo tra le righe, si può subito notare come, con un semplice sforzo dell’immaginazione, questa breve storia possa rappresentare una perfetta metafora del sistema di cui siamo parti e vittime: due semplici applicazioni, Facebook ed Istagram, ci hanno teso un complotto. E noi ci siamo cascati. Questi due simpatici personaggi sono entrati nelle nostre vite e se ne sono lentamente appropriati. Le conseguenze che ne sono derivate sono state senza dubbio la perdita del conTATTO con le cose, con le persone e le emozioni, trasformando tutto in una serie di hashtag privi di personalità che non riescono in alcun modo – a mio modesto parere – a trasmettere emozioni, quelle che un tempo ci facevano battere il cuore o ci lasciavano senza fiato. 

Instagram e Facebook non sono altro che due cospiratori, se così si possono chiamare, che, mettendosi d’impegno con dei semplici sotterfugi, hanno reso un essere vivo come l’uomo completamente dipendente da qualcosa di immateriale e “irrealmente esistente”, trasformandoci da capitale umano in capitale quotato in borsa.

Nonostante sia innegabile che l’utilizzazione di questi programmi oggigiorno fa più che mai parte della nostra vita per “pubblicizzare” ogni evento che ci riguarda, siamo davvero consapevoli e soddisfatti di vedere un nostro sorriso, un nostro abbraccio o il ricordo di un giorno importante accanto ad una freccia rossa o verde sui listini di mercato di tutto il mondo? A voi il giudizio.