A cura di Cecilia Tommasi

 

La curiosità è una bestia indomabile. La curiosità è una tensione naturale verso l’ignoto, l’impulso delle “scoperte” giornaliere con cui l’individuo accresce la propria conoscenza.

La curiosità sta alla conoscenza, come la fame al nutrimento

Ma la curiosità, come ogni cosa, necessita di ponderazione.

Avete mai guardato “Ulisse, il sapore della scoperta”? Si, quel programma che mandano in onda ogni sabato in prima serata, lungo almeno 4 ore, che ringrazio Dio di aver mangiato questa pizza piuttosto che essere bloccata sul divano da Alberto Angela. Ecco quel programma, per quanto criticabile per la sua asettica impostazione strutturale, stimola la nostra curiosità arricchendo il nostro bagaglio di conoscenze, perché ci sediamo li e il buon Alberto ci spiega com’è fatto il Colosseo, quanti schiavi sono morti nel corso dei lavori, quanti sono stati uccisi, eccetera eccetera eccetera…sì, però ci annoia, dopo la prima mezz’ora ci diamo allo zapping selvaggio o meglio ancora al sonno pieno.

Quindi pongo un’altra domanda, avete mai visto Voyager, o meglio ancora Mistero? Si tratta di due programmi che stando all’equazione di cui sopra, al pari di Ulisse, alimentano la nostra curiosità, ma con una piccola differenza: non conferiscono alcun valore aggiunto alla nostra conoscenza. Eppure, dati alla mano, il quantitativo di audience di questi due programmi è nettamente superiore a quello di Ulisse degli Angela. La spiegazione di questo fenomeno non risiede nella qualità del pubblico dell’uno o dell’altro programma, quanto piuttosto nella qualità delle tematiche trattate dai rispettivi conduttori.

Pur partendo da una base in sé storica Roberto Giacobbo con Voyager e Enrico Ruggeri, per primo, con Mistero, non raccontano la storia manualistica che tanto ci annoia, esplorano piuttosto i reconditi antri di quella storia che “vogliamo sentire noi”, quella che non ci insegnano i prof e Alberto Angela, ma quella che deve essere scoperta guardando a ciò che non si vede, ma che secondo alcuni c’è. Ci mostrano il fascino elitario dell’invisibile che si appalesa agli occhi di pochi offrendo un angolo prospettico privilegiato che rinvigorisce l’animo degli oziosi.

Paul Mc Carteney è morto. Bin Laden era un agente della Cia. Lo sbarco sulla luna una messa inscena. Lady D assassinata da Elisabetta, o forse dai servizi segreti britannici. La cura per il cancro esiste e sono le case farmaceutiche che non vogliono rivelarla perché in combutta con l’OMS. E tanto tanto altro ancora, teorie su teorie che ammaliano ed intrigano per spiegare la ragione di eventi eclatanti ed apparentemente inspiegabili come la crisi economica mondiale, la guerra nucleare e il disastro climatico. Studi scientifici, politici, economici sono stati elaborati a sostegno di queste teorie, dette del complotto, secondo le quali tutti cospirano contro tutti, tutto è calcolato anche se non sembra, e il fatalismo con il naturale decorrere delle cose sembra la più grande pagliacciata della storia.    

 “Non ci credete, perché noi sappiamo la verità”, con gli occhi sbarrati i fanatici della setta del complotto, griderebbero a noi bigotti che affidiamo le nostre vite al destino cercando di guardare con obiettività storica ai fatti.

Il complotto stimola una vuota curiosità autoreferenziale che nutre le menti degli annoiati, non producendo alcun profitto, non producendo conoscenza. La spasmodica ricerca della occulta verità dei fatti tradotta da messaggi subliminali ci ha portato a subire certe teorie, il più delle volte insensate, che scatenano l’affascinante paura dell’occulto.

Le teorie del complotto ci offrono nuovi intriganti punti di vista attraverso i quali analizzare i fatti, mostrandoci verità differenti da quelle che comunemente utilizziamo come chiavi di lettura della realtà.

  • Allora dove sta la verità?

Arrivati a questo punto la verità è un altro mostro del relativismo.

La verità è quella che noi vediamo con i nostri occhi, quella che interpretiamo dai giornali, quella che facciamo nostra per quieto vivere e che potrà pure essere complottata, ma non sarà nostra finché non ci crediamo. La verità è quella che il filtro di nostri occhi vede, elabora ed acquisisce. Per me il complotto è eccitante, ma solo come storia da raccontare intorno ad un falò la notte del 31 ottobre, per far spaventare i fantasmi.