A cura di Simone Pasquini

La figura di Enrico Mattei, oggi dimenticato dai più e quasi sconosciuto fra le nuove generazioni, merita di essere riscoperta da questo Paese che, all’epoca della sua prematura scomparsa, si avviava a diventare una delle principali economie dell’Occidente. Egli, già importante partigiano nella Milano occupata, nel 1945 fu incaricato di liquidare l’Agip, oggi arcinota compagnia per l’estrazione di idrocarburi, che era stata creata dal regime fascista per inseguire il sogno dell’autarchia energetica. Nessuno credeva veramente nelle potenzialità di quella misera compagnia, eccetto lo stesso Mattei: egli non solo riuscì ad evitare la liquidazione della compagnia statale, ma addirittura a sfruttare egregiamente i giacimenti di metano scoperti dai tecnici di quella compagnia nei pressi di Cortemaggiore. Mattei aveva compreso che il metano, come ottimo sostituto del petrolio e del carbone, costituiva una manna per un Paese in piena espansione economica come l’Italia, da sempre costretta a dispendiose importazioni di materie prime.

Nel 1952 fonda l’ENI, ed in pochi anni riesce a renderla una delle più importanti multinazionali dell’energia. Mattei fa affari con tutti, conclude accordi con i paesi in via di sviluppo, non disdegna neppure di concludere affari con l’Unione sovietica pur di garantire agli italiani un bene indispensabile al minor prezzo possibile. Non riusciva a tollerare il monopolio imposto al mondo dalle più importanti compagnie energetiche occidentali, le famose “Sette Sorelle”. Veniva accusato da più parti di minare la stessa politica estera dell’Italia, di voler sovvertire le leggi del mercato mondiale, di minare gli interessi del mondo occidentale.

La storia di Mattei si interrompe bruscamente nella notte del 27 ottobre del 1962, nei pressi del paesino lombardo di Bascapè, quando il suo aereo si schianta a terra. Benché fin da subito molte voci si alzarono gridando al complotto ed all’assassinio, la commissione di inchiesta qualificò l’accaduto come un tragico incidente. Nell’agosto del 2012 una sentenza della Corte di Assise di Palermo, collegata ad un altro caso, relativo alla scomparsa del giornalista Mauro de Mauro, avvenuta nel settembre del 1970, riaccende i riflettori sulla vicenda: il noto giornalista, rapito da Cosa Nostra e mai più ritrovato, stava ormai da tempo conducendo scomode indagini personali riguardo l’”incidente” in cui era rimasto ucciso Enrico Mattei. La Corte, in questa celebre sentenza, sostenne che l’omicidio del giornalista era stato voluto da “mandanti occulti” proprio a causa delle clamorose informazioni di cui De Mauro era venuto a conoscenza. Nonostante la Cassazione abbia successivamente tentato di ridimensionare le conclusioni della Corte, il mistero del “Caso Mattei” (celebre film di Francesco Rosi) continua ad aleggiare su questo Paese.