Analisi e prospettive dell’esito elettorale giapponese

A cura di Leonardo Esposito-

L’ultima tornata elettorale nel paese del Sol Levante conferma al vertice Shinzō Abe, con un risultato che non sconcerta i ben informati ma che permette già oggi di disegnare il prossimo futuro del Giappone.

Anzitutto, possiamo aspettarci dal governo liberaldemocratico la prosecuzione dell’inesorabile marcia dell’Abenomics: le politiche espansive hanno portato un salutare deprezzamento dello Yen, specificamente mirato a far crescere l’export giapponese e a rafforzare la crescita. E nonostante una generalizzata indolenza (il gradimento della politica economica si attesta intorno a un ben poco esaltante 37%), gli addetti ai lavori altro non fanno che apprezzare (il Nikkei ha toccato il suo massimo da 21 anni a questa parte), si registra un tasso di disoccupazione prossimo a quello naturale (3%) e una crescita, continua da tre trimestri a questa parte, pari al 2,5%. Può tuttavia far discutere la scelta di non destinare l’aumento dell’equivalente locale dell’IVA all’abbattimento di un debito pubblico in continua lievitazione, che tuttavia cela un preciso indirizzo di politica sociale, posto che l’introito sarà finalizzato al potenziamento delle politiche di welfare (che, nel paese del karoshi, non può che essere confortante).

Ma ancor più importante sul piano internazionale è il fatto che, con una maggioranza di coalizione superiore ai due terzi dei seggi della Dieta nazionale, kokkai, Abe potrà finalmente riformare l’articolo 9 della Costituzione: dopo più di 70 anni, verrà meno ogni limite formale all’esercizio della forza da parte nipponica. Sì, formale, visto che da più di mezzo secolo la legislazione ordinaria ha avvallato letture sempre più elastiche e restrittive del ripudio della guerra disposto dalla legge fondamentale nipponica. La misura, a prima vista, parrebbe necessitata dall’incombente minaccia della dirimpettaia Corea del Nord, ma ad un occhio ben attento, apparirà evidente come la misura si collochi in un progetto di ampio respiro del Giappone, che punta ad acquisire un peso specifico sempre maggiore nello scenario globale, con mire che giungono ad un ingresso in un ipotetico Consiglio di Sicurezza ampliato.

Non sono di difficile lettura i piani di Abe per il Giappone: crescita, export, e potenziamento bellico sono strumenti naturali per imporsi come seconda potenza nell’estremo oriente. Una seconda potenza che, tuttavia, può contare sulle simpatie dell’occidente e su un rapporto privilegiato con gli Stati Uniti. Non ingannino i dazi recentemente imposti, vedremo spesso Trump e Abe stringersi la mano nei prossimi anni.