A cura di Michele Enrico Montesano

Kiev. 19 settembre 1941. L’esercito nazista prende il controllo della città e gran parte degli abitanti considerati ostili al regime vengono confinati nel campo di prigionia di Bojarka. Fra questi ci sono anche alcuni giocatori del noto club fondato dall’NKVD: la Dinamo Kiev. La voce si sparge, e poco tempo dopo, perviene al capo dell’Amministrazione filonazista di Kiev, Aleksandr Ogloblin, una petizione da parte della Sezione Cultura Fisica della stessa Amministrazione che chiedeva di liberare i celebri calciatori. La petizione viene accolta e i calciatori tornano in libertà, ma le cose non migliorano di molto. Pur di mettere qualcosa sotto i denti sono costretti a svolgere lavoretti in giro per Kiev stando costantemente vigili a non irritare l’autorità occupante.
La loro condizione subisce una svolta quando il portiere della Dinamo, Nikolaj Trusevič, passeggiando nel centro città, incontra Josef Kordik, un emigrato ceco e impiegato al Panificio Industriale n° 1 con la passione per il calcio.
Kordik, che sapeva parlare bene il tedesco, riesce a convincere la nuova Amministrazione filonazista di essere austriaco. Questa trovata lo inserisce di diritto alla volksdeutsche, la seconda delle quattro categorie con cui i nazisti dividono la popolazione occupata. In questa fascia ci sono tutti coloro che hanno, almeno in parte, ascendenza tedesca. Nella prima, invece, la reichsdeutsche, ci sono esclusivamente gli ariani puri. Nella terza coloro i quali sono disposti a collaborare, o quantomeno a non ostacolare gli invasori. Nell’ultima categoria tutti quegli individui che si erano sì sottomessi al regime ma, secondo quest’ultimo, restavano comunque sospetti. Tutti gli altri che non rientravano in queste categorie (ebrei, militanti del Partito Comunista, ecc.) venivano eliminati.

Kordik, essendo un volksdeutsche, è simpatico ai vertici dell’Amministrazione e diviene in poco tempo direttore del Panifico Industriale n°1. Kordik aveva acquistato un enorme potere, ma non si servì di quel potere per vendicarsi di chi lo aveva maltrattato in tutti quegli anni perché straniero. No. Usò la sua posizione per inseguire un sogno: riformare la Dinamo Kiev. Kordik assume Trusevič nel suo panificio ad una condizione: deve radunare i giocatori della Dinamo per mettere su una squadra e giocare a calcio con le altre rappresentative locali. Mano a mano arrivano Gončarenko, Kuz’menko, Sviridovskij, Klimenko, Korotkich, ma anche giocatori della Lokomotiv Kiev: Mel’nik, Sucharev, Balakin.
Kordik dà a tutti un lavoro in fabbrica, con le agevolazioni che ne conseguono (documenti in regola, vitto, ma soprattutto la possibilità di allenarsi allo stadio Zenit di Kiev) e fonda lo Start, che tra giugno e agosto del 1942 gioca e vince tutte e dieci le partite disputate segnando una valanga di gol (56) e subendone 11.
Il 6 agosto del 1942 lo Start affronta il Flakelf, squadra composta da soldati, aviatori e ufficiali nazisti. L’incontro termina 5-1 per lo Start. La stampa locale, contrariamente a quanto aveva fatto per le partite disputate fin qui, non dedica nemmeno una riga sul risultato o sulla partita.
Tre giorni dopo è in programma l’amichevole di rivincita.
Il 9 agosto del 1942 allo Stadio Zenit di Kiev si gioca la partita che passerà alla storia come partita della morte: Start – Flakelf.
Prima della partita alcune persone intimano lo Start di perdere. Vincere non conviene, è troppo rischioso. Ma i giocatori dello Start non ci stanno, si preoccupano solo di non segnare troppi gol. L’arbitro fischia il calcio d’inizio e fin da subito il gioco si fa duro. Quelli del Flakelf sono violenti e il direttore di gara non osa fischiare, il calvario dura novanta minuti.
Soprusi e gioco sporco non bastano, lo Start vince anche stavolta, 5 a 3 il risultato finale. Gli spettatori accorsi (circa duemila, di cui gran parte tedeschi) cominciano a fischiare, l’atmosfera si surriscalda. Lo Start non piace perché ha sconfitto e ridicolizzato gli oppressori, ha sminuito l’orgoglio ariano. Il 16 agosto lo Start viene costretto a giocare un’amichevole contro il Ruch, compagine composta da kieviani collaborazionisti. I calciatori dello Start non si contengono più, vogliono dare una lezione, seppur calcistica, ai loro concittadini che si sono schierati con il nemico. La partita è a senso unico, lo Start vince con un netto 8 a 0. Quella fu l’ultima partita giocata dallo Start. Il giorno dopo i calciatori furono denunciati e accusati di essere membri dell’NKVD in quanto tesserati della Dinamo Kiev e internati nel campo di concentramento di Syrec.

Trusevič, Kuz’menko e Klimenko vennero fucilati, mentre Korotkich morì in seguito alle torture subite.

 

“Una volta qualcuno mi disse che il calcio per me era una questione di vita o di morte. Io gli risposi: Senti, è ancora più importante”, William “Bill” Shankly.