di Matteo Politano-

Il dottor Futuro dell’Italia- Ovvero: come ho imparato a preoccuparmi, e ad odiare la pioggia.

La citazione distorta del titolo completo del “Dottor Stranamore” di Stanley Kubrick non è casuale: è il perfetto specchio del problema attuale del Governo Italiano: la pioggia. Quella causata dal Governo stesso, con o senza sua colpa. Quella che i cittadini, a ragione o a torto, gli attribuiscono.
Dal 4 Marzo la pioggia è la paralisi del futuro politico del tricolore: tutti, e nessuno, vogliono andare al Governo.

Un passo indietro: breve analisi del voto.
Un voto già storico, e per molte ragioni, innanzitutto: il Movimento 5 Stelle ha vinto. Anzi no, il centrodestra ha vinto. Primo partito il primo, prima coalizione il secondo. Con poche variazioni tra Camera e Senato, abbiamo circa il 33%  al Movimento, circa il 37% al blocco guidato da Berlusconi, Meloni e Salvini. Già, Salvini, Il vero vincitore morale di questa tornata elettorale, insieme alla sua Lega (ex Nord), al pari di Luigi Di Maio, guida dei 5 stelle. Tornando alle ragioni dell’importanza storica di queste elezioni, abbiamo: il crollo del centro-sinistra, arrivato al 18-19% (peggior risultato di sempre dell’area politica rossa/bianco-rossa), il gran sorpasso all’interno del centro-destra (la Lega per la prima volta supera la Forza Italia dell’Eterno Cavaliere), e la conferma del terzo grande Partito (pardon, Movimento), come di gran lunga prima lista del Paese.  Infatti, tra grillini e democratici, ossia tra i membri del primo e del secondo Partito italiano, ci sono la bellezza di quasi 15 punti di scarto. Mentre al centro-destra, la coalizione più ampia, mancano ben 60 seggi per avere la maggioranza. In questo quadro, alcuni devono pensare ai problemi non solo di Governo, ma anche a quelli di Partito: ed ovviamente il primo è il PD. Adesso la vera domanda per il PD è: oggi, e domani, chi è il successore di Renzi? Chi è l’erede? Andrea Orlando? Il tanto apprezzato Ministro della Giustizia, leader della minoranza più numerosa del Partito? Forse, se non fosse per quel carisma così poco visibile (per non dire inesistente). O forse Michele Emiliano, la scheggia impazzita che presiede con tanto scalpore la gloriosa regione pugliese? Peccato sia così impopolare per tutti gli altri, così vecchio stampo e contraddittorio in ogni sua azione ed affermazione (per non dire che nel Partito conta poco, o meglio, nulla). Che dire di Dario Franceschini? Il solido pilastro emiliano della vecchia guardia democristiana del Grande Partito? Brava persona e capace Ministro, se non fosse per il fatto che già fu segretario (poco amato), come già fu più volte membro di vari Governi. Ah, giusto, non dimentichiamo la batosta di qualche giorno nella sua Ferrara, quella roccaforte rossa ora non più tale. Forse allora Nicola Zingaretti: il fratello del Commissario, nonché Governatore del Lazio, è stato l’unico vincitore del PD in questi giorni di catastrofe, per molti sarebbe un nome meno divisivo e più di competenza. Ma non dimentichiamo che Zingaretti ha a malapena vinto nello stesso Lazio dove Stefano Parisi si è candidato a meno di due mesi dalle urne, e riuscendo quasi a perdere, nonostante la spaccatura a destra causata dal Sindaco di Amatrice Pirozzi (al 5%).                                               Segno che Zingaretti, forse, un gran Presidente non è stato (e basta chiedere a moltissimi laziali non romani per avere conferma, soprattutto riguardo servizi e sanità).

In sostanza: nessuno pare poter succedere alle redini dell’Impero del Centro-sinistra, e soprattutto, succedere con tanta leggerezza all’Imperatore sinistro più forte, divisivo ed incisivo dai tempi in cui un certo Muro divideva Est ed Ovest. Imperatore che però ha sempre avuto origini di fante armato di scudo crociato bianco, cosa che a molti sudditi e soldati rossi di cuore, con la falce nella mano sinistra ed il martello nella destra, non è mai andata giù.

Tornando al Governo: il PD non vuole, forse non dovrebbe (anche per rispetto della volontà, chiara, degli elettori) governare. Dovrebbero farlo altri, su tutti il Movimento e la Lega.

Ma il punto è proprio questo: nessuno vuole prendere la pioggia.

Perché la pioggia fa male; soprattutto in un Paese che, di legislature arrivate con lo stesso Governo dall’inizio alla fine, in 70 anni ne ha viste talmente poche, che si contano sulle dita di una mano. Il PD ne è l’esempio lampante: ha governato come prima forza di Governo per 5 anni, non lo ha fatto da solo, non ha rivoluzionato molto ma non ha neanche fatto chissà quali disastri, e si ritrova a passare dalla storica vittoria del 40% alle Europee, all’altrettanto epocale minimo storico del 18 e poco più.

Certo, delle domande bisogna porsele: soprattutto per quanto riguarda l’azione di Governo, e l’allontanamento del Partito dalla sua base, ma questo discorso merita una analisi a parte. Eppure, è un fatto che governare, in qualunque Paese, quasi sempre porta ad un calo dei consensi, perché la natura umana è in costante ricerca di qualcosa che sia migliore rispetto a ciò che già ha, anche se ciò che ha conquistato di recente non è poco: a ciò aggiungiamo la demagogia tipica della democrazia recitativa degli ultimi anni, di tutte le forze politiche, ed il risultato è che fare opposizione conviene, eccome se conviene. Perché, appunto, la pioggia fa male.

Ed il PD ha bisogno di sole: ha bisogno di tornare ad essere demagogico, di opporsi, per ritrovare consenso. Fare un altro Governo, per lo più di appoggio ai 5 Stelle, sarebbe probabilmente un suicidio politico, soprattutto tenendo conto (oltre che dei toni feroci, anche a livello personale, dei sostenitori di entrambi i Partiti in questi cinque anni) delle divergenze di opinione su molti temi. Ma lo stesso discorso vale per il centro-destra: Salvini, in un momento come quello attuale, con la Lega al 17% ed in crescita, dovrebbe governare con la zavorra dei pentastellati, perlopiù mettendosi contro Silvio, quando al prossimo giro potrebbe arrivare da solo al 30, e forse anche più?
Stessa domanda per il Movimento 5 Stelle: perché governare con altri ora, quando potrebbero, magari con Di Battista premier, arrivare al 40?
Resta poi da vedere, nel caso di elezioni a breve, la futura legge elettorale: se favorirà il primo partito, o sarà a doppio turno con ballottaggio, probabilmente sarebbero i grillini i vincitori; se premierà la coalizione o sarà un maggioritario a turno unico, dovrebbe prevalere il centrodestra.

Nel frattempo, restiamo in attesa: in primis delle elezioni dei Presidenti delle Camere, primo possibile segnale di alleanze, in secundis delle Quirinarie.

Insomma, un lungometraggio fantastico: altro che Kubrick.