A cura di Lupo Alberto

L’ennesima epifania della rubrica più folle che ci sia!

Governo sì, governo no, governo forse…

Bellissimo farsi desiderare, soprattutto se prima eri considerato un danno vivente: ecco cosa accade al Movimento di Grillo, divenuto il fulcro di molti possibili scenari di governo.

Il Partito Democratico fa il bello e impossibile, non cedendo o almeno tentando di resistere (per ora) alle sirene dei pentastellati. Martina & co si sono legati all’albero maestro come Odisseo? Con la cera nell’orecchie??

Per la Lega invece la seduzione ha le caratteristiche di una commedia degli equivoci con echi amletici; essere o non essere al governo? Fare il protagonista nella coalizione di Centrodestra o la spalla in un governo col M5S?

Solo e abbandonato?

In questi giorni di consultazioni, sì è manifestato sempre più l’isolamento dell’ex Cavaliere.

One man show della Seconda Repubblica, protagonista assoluto della scena politica (e non politica) per 20 anni, sembra rilegato ad un ruolo da comprimario, vicino ad essere tradito dai suoi, pronti a correre in soccorso del vincitore.

Il Giaguaro/Caimano, come lo definivano i suoi avversari, pare in gabbia e pronto all’imbalsamazione.

Si può dare per finito e sconfitto? L’imprenditore meneghino ci ha abituato ad ogni sorpresa ed ogni impresa, tuttavia nessuno è eterno (anche se con lui qualche dubbio ci viene!)

Samba e manette

In questi giorni si è consumato l’arresto dell’ex presidente brasiliano Lula.

Il leader del Partito dei Lavoratori si è consegnato, dopo un epilogo dai risvolti tipicamente latini: asserragliato come Allende (nella sede di un sindacato); chiede di poter andare a vedere una partita di pallone (Palmeiras- Corinthians), sempre circondato da sostenitori come un numero 10 verdeoro, uno Zico rosso. Poi, nuovo Attilio Regolo, si consegna, con una folla di avversari che esulta, ricordandoci l’episodio dell’Hotel Raphael con Craxi.

Rischia 12 anni per corruzione, ed è già in carcere. Impossibile non pensare ad una scelta politica in questa vicenda giudiziaria, ad un accanimento fazioso.

Ma riflettiamo su come anche noi italiani viviamo la politica come tifosi e non come cittadini, trasportarti dall’ondata di sdegno verso il politico corrotto, scaricando i nostri odi verso una singola persona o, al contrario, considerarla una vittima ed esaltarla, anche negando l’evidenza.

Lula comunque ha le sue colpe, non ultima l’inspiegabile grazia data a Battisti, ma questo non deve nascondere il fatto che la politica ha, ancora una volta, soppiantato il diritto.