A cura di Elena Mandarà-

73 anni fa l’Italia veniva liberata dal regime che per oltre vent’anni l’aveva condannata e costretta a violenza, soprusi e ingiustizie di ogni tipo. La Resistenza fu un fatto violento, molto più di come spesso viene descritto nei libri di storia. Fu quasi una guerra civile, combattuta da uomini e donne stanchi e coraggiosi, mossi dalla voglia di guardare avanti e lasciarsi alle spalle quel passato così pesante. Il 25 aprile fu il giorno in cui l’Italia si riscoprì un Paese nuovo, fu l’apoteosi dei valori che in quegli anni avevano permeato la società e che di lì a poco sarebbero confluiti nella Carta costituzionale, come pietre miliari di tutta la futura storia italiana. Oggi il fascismo sopravvive solo fra le pagine dei libri di storia, nei desideri di qualche nostalgico, nelle invettive politiche e negli slogan dei moderni antifascisti, che anche oggi stupreranno il motto “Ora e sempre, Resistenza” ignorandone il significato autentico e rinnegandone nei fatti il valore profondo. L’ultima campagna elettorale ha dimostrato, infatti, che ciò da cui bisogna guardarsi è la violenza perpetuata dalle forze di sinistra che nei loro cortei rivendicano la libertà di parola e di espressione, il diritto alla ribellione, negando gli stessi a chi si pone ideologicamente su un piano opposto. Bisogna tutelarsi da chi invoca la riscoperta dell’alta politica, e rifiuta il dialogo; da chi non mostra rispetto per le Istituzioni; da chi è capace di gridare “Devi morire” ad un poliziotto in divisa, che lavora per garantire anche la sicurezza di chi lo minaccia. Bisogna preoccuparsi, in poche parole, soltanto del fascismo dell’antifascismo. Il pericolo dell’onda nera, com’è stato definito in termini mediatici, si è rivelato un fenomeno di nicchia nei dati elettorali. Difficile da concepire fino in fondo, sì. Ma non rilevante. Rilevante è piuttosto il fallimentare impegno di chi in tutti questi anni ha fieramente indossato i panni dell’antifascista di professione e non è riuscito a fare estinguere neanche quella nicchia nera ancora presente, ma ha piuttosto alimentato la crescita di un mostro opposto e speculare. Oriana Fallaci scriveva che “La libertà scissa dalla Giustizia, è una mezza libertà, difendere la libertà e basta è un’offesa alla Giustizia”. E chissà come commenterebbe lei i recenti fatti di cronaca di Torino, Napoli, Palermo. Chissà cos’avrebbe da dire una che la Resistenza, quella vera, l’ha vissuta in prima persona, su questi falsi pacifisti che non ci pensano su due volte a mascherare la propria violenza dietro finti principi, a giustificare i propri torti rivendicando ragioni inesistenti. Mi auguro che questo 25 aprile non sia soltanto il nostalgico ricordo di ciò che è stato, né un anacronistico desiderio di passato. Mi auguro, piuttosto, che smuova le coscienze troppo spesso sopite, anestetizzate, distratte e incuranti di ciò che le circonda. Mi auguro che quanto accaduto i mesi scorsi, non diventi una costante della nostra vita politica. Che chi orgogliosamente rivendica il ruolo di antifascista, capisca che il fascismo è un modo, pericoloso e scorretto qualunque sia il colore di cui decida di vestirsi.