A cura di Ludovica Spigone-

…E così ad un Governo ne succederà un altro, come avviene nella moderna democrazia per volontà popolare, in ossequio al principio contenuto nell’art.1 della Costituzione italiana: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Tuttavia a fronte di tale legittima variabile di nuovi incarichi politici e forme organizzate in partiti e movimenti, si deve constatare il persistere nel tempo di temi sociali ed economici che, nel caratterizzare la motivazione all’impegno politico nel nostro Paese, condizionano inevitabilmente la vita del comune cittadino in senso materiale e psicologico e dunque esistenziale. Per citarne alcuni:
– l’occupazione giovanile con il suo seguito di disoccupazione, precarietà, mancanza di autonomia economica per una nuova famiglia, crollo delle nascite, emigrazione nei Paesi esteri per cercare uno sviluppo professionale, l’immigrazione in Italia per sfuggire a realtà disumane, l’assenza di prospettive;
-la sicurezza del cittadino e con essa la lotta alla criminalità comune ed organizzata, all’evasione fiscale, all’indebitamento fuori controllo;
-l’assistenza sanitaria con strutture pubbliche ospedaliere ed ambulatoriali spesso in difficoltà con le liste di attesa e con i servizi di pronta emergenza in carenza di personale e di posti letto;
-la rete dei trasporti, dei collegamenti stradali ed autostradali non ancora funzionale per un Paese moderno;
-la cosiddetta “questione morale” ossia il potere politico e clientelare nelle istituzioni dello Stato.
Dunque si può affermare che il cosiddetto “Welfare State”, ossia quel complesso di politiche pubbliche messe in atto da uno Stato moderno che interviene per garantire l’assistenza e il benessere dei cittadini, non dimostra da tempo la sua efficacia. Se sul piano emotivo l’instabilità si manifesta in un continuo cambiamento di stato d’animo, tale condizione non potrà essere disgiunta dal cronico disagio esistenziale derivante dalla mancata risoluzione delle problematiche emergenti dal contesto al momento descrivibile. Considerato che l’analisi della crisi in essere, spesso estesa ai valori educativi e morali, ci porta ad individuare nel rapporto causa-effetto la “cattiva” politica in termini gestionali, potrebbe sembrare semplicistico porvi rimedio applicando il modello per il miglioramento continuo della qualità secondo il ciclo di Deming (pianificare, fare, verificare, agire) mediante l’analisi delle criticità della realtà in cui viviamo. Tutto ciò si potrebbe tradurre in uno straordinario esercizio di problem solving popolare. L’esplicita individuazione di obiettivi fondati sulla reale analisi del bisogno, delle risorse, dei vincoli e soprattutto dei risultati ottenuti, garantirebbe un modello comunicativo di rara efficacia e trasparenza con i cittadini che, sentendosi partecipi, potrebbero attingere al risveglio delle capacità personali disponibili e, con nuova enfasi, porsi alla ricerca di “un centro di gravità permanente che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente over and over again”.