A cura di Alberto Rando

Non siamo un popolo ingovernabile, ma semplicemente instabili; ragioniamo sul perché.

Se studiamo la nostra Storia moderna e contemporanea notiamo che, dalle dominazioni straniere fino al Ventennio, sottostavamo a governi effettivi (non sempre efficienti), longevi e pervasivi. Quindi non possiamo di certo affermare di essere un popolo “antiautoritario” o “anarchico” per definizione, anzi rispetto ad altri risultiamo piuttosto permissivi e consenzienti alla subordinazione.

Il problema dell’instabilità si evidenzia quando abbiamo iniziato a governarci, ossia nella Repubblica democratica, che ha visto numerosi avvicendamenti di governi in questi 72 anni: ben sessantaquattro. Perché siamo instabili in politica? Secondo alcuni la causa è l’eccessivo individualismo, per altri l’invidia e il rancore, ma credo sia più preciso soffermarsi sulla presunzione degli italiani.

Spesso noi italiani ci sentiamo di poter affermare con certezza riguardo a fatti di cui magari non conosciamo né la causa né lo sviluppo, ma ci sentiamo in dovere di esprimere la nostra opinione, che è Ragione assoluta, giusta per tutti, non valutando neanche la possibilità di ascoltare quello che hanno da dire gli altri. Non tanto nelle affermazioni, quanto nei comportamenti, si palesa la nostra presunzione: agiamo d’impulso, con discreta arroganza ed abbiamo pure la faccia tosta di chiamarla “coerenza”, senza un minimo di vergogna, salvo poi addurre scuse ridicole quando realizziamo i danni causati dai nostri errori.                          

In politica questa presunzione è evidente: sia nella condotta che nelle idee dei nostri politici, ed è la causa principale dell’instabilità che ci contraddistingue.

Non esiste tuttavia solo un lato negativo nella presunzione italica: questo atteggiamento, infatti, se assistito da capacità personali e/o buon insegnamento, è anche un antidoto alle crisi. Chi ha il coraggio di rialzarsi, di perseverare e di costruire, ha anche una piccola dose di presunzione, che spinge l’orgoglio e la celebre virtù di molti italiani: l’arrangiarsi.

Ma non possiamo abusare di questa “buona presunzione”, perché c’è in gioco il nostro futuro nelle prossime elezioni.