Di Valerio Forestieri-

Dicono che la sinistra abbia perso le elezioni perché gli altri sono populisti. Perché il popolo ha votato i demagoghi, i ciarlatani, i saltimbanchi. Perché hanno vinto le semplificazioni e le imposture. Perché gli italiani – solo gli italiani? La sinistra perde dappertutto: in America, in Germania, in Francia, in Austria, in Spagna- sono ignoranti. Io dico, invece, che la sinistra perde perché non ha idee. Non ha prospettive. Non ha argomenti. È morta con la caduta del muro di Berlino. Quando il socialismo, che essa voleva scientifico, ha fallito miseramente, tragicamente, inappellabilmente. Sulle macerie di quel muro si è convertita al liberalismo, senza averci mai capito nulla. E perciò combatte battaglie ridicole e sconclusionate, del tutto marginali: per i diritti delle minoranze, anziché per i diritti dell’individuo; contro la disuguaglianza anziché contro la povertà; per il progresso etico anziché per il progresso tecnico. La sinistra -seppur pericolosa, perché sobilla, inconsapevolmente, il dispotismo – è destinata all’irrilevanza. E se ancora partecipa alla competizione elettorale, è perché sopravvive della sua arroganza. Della convinzione d’essere nel giusto, mentre il resto del mondo sbaglia. Della patina di bontà ed empatia di cui si riveste. Ha un fascino da setta religiosa. Che esercita, infatti, sulla borghesia di mezza cultura, penitente per il proprio immeritato benessere, e sui giovani della generazione Erasmus, fanatici per costituzione.

Questo arrogarsi il monopolio della ragione, oltreché insopportabile, è anche ingiustificato. Questo contrapporsi, come consesso degli uomini raziocinanti, alle forze oscurantiste, irriflessive e populiste non ha fondamento alcuno. Alla sinistra, al contrario, restano soltanto i sentimenti. E non solo i buoni sentimenti. Perché la sinistra semina odio, perché fa appello alla pancia, perché instilla paura come ogni altra formazione politica. Perché la sinistra manipola i dati – quei dati che agita contro gli imbonitori- come ogni altro partito. Un esempio, su tutti. Per mesi la sinistra l’ha menata col femminicidio. <<Ogni due giorni una donna viene uccisa dal compagno>> ha titolato L’Espresso. <<Una strage>> ha scritto La Repubblica. Minniti si è detto preoccupatissimo. La Finocchiaro ha parlato di drammatica emergenza. Parrebbe in corso un’ecatombe. Una mattanza di donne, di mogli, di madri. Ammazzate dal maschio violento e belluino. La verità? L’Italia è il paese sviluppato con il più basso tasso di femminicidi. Nel periodo 2004-2015 ci sono stati nel Bel Paese 0,51 omicidi volontari ogni 100 mila donne residenti. La media nei trentadue stati europei e nordamericani considerati dall’indagine dell’UNODC è di 1,23. Ogni 37 donne uccise, in Italia sono 100 i maschi assassinati. Gli omicidi di donne da parte del partner o dall’ex sono 0,23 ogni 100 mila donne residenti: il dato migliore fra i paesi occidentali. Il numero dei femminicidi, per di più, è in calo sul lungo periodo, l’unico che abbia rilevanza statistica. Del 5%. Aumenta l’incidenza del numero delle donne assassinate sul totale degli omicidi, ma per una ragione lampante: diminuiscono ad un ritmo più rapido gli omicidi degli uomini, dovuti, soprattutto nelle regioni meridionali, alla criminalità organizzata. La sinistra, mistificando l’interpretazione delle evidenze statistiche, ha trasformato un dato positivo -il successo dello Stato nel contrasto al fenomeno mafioso- in un elemento a favore della propria propaganda sulla violenza di genere. Ma la distorsione della realtà si spinge oltre. Fino al ridicolo, fino al paradosso. E quando il guardasigilli Orlando, lo scorso 22 novembre, ha riferito nella commissione d’inchiesta sul femminicidio i dati del Ministero della Giustizia, le agenzie hanno rilanciato la notizia che il 74,5% degli autori è di nazionalità italiana. Come se la prevalenza, in Italia, di criminali italiani fosse l’aspetto rilevante. Come se il dato significativo non fosse che il 25,5% di femminicidi è commesso da stranieri, mentre gli stranieri residenti in Italia sono soltanto l’8% della popolazione. Come se dal monitoraggio del Ministero non emergesse che gli stranieri ammazzano, in rapporto percentuale, più del triplo delle donne che uccidono gli italiani. E poi gli imbroglioni sono gli altri. I contaballe sono gli altri. I populisti sono gli altri.

In verità, la sinistra mi stupisce sempre. Anche il 4 marzo è stata una sorpresa. Perché il miracolo non sono stati i risultati della M5S o della Lega, ma il 18% del PD.