A cura di Valerio Forestieri

 

Lasciarli affogare in mare non si poteva: questo è evidente. Allora siamo andati a ripescarli tra le onde, per portarli in salvo. Però non era abbastanza. Perché i barconi, si sa, sono un trabiccolo infernale e calano subito a picco. Nessun problema: li abbiamo raccattati direttamente in spiaggia, sulle coste della Libia. Ora che sulla spiaggia, grazie ad un fortunoso accordo con i libici, nemmeno ci arrivano, c’è qualcuno che propone di spingersi fin nel deserto per riprenderseli. Dicono, infatti, che l’accoglienza, in Tripolitania, non la sanno fare. Che i diritti umani lì non li rispettano. In effetti, l’indifferenza dei beduini del Fezzan per i diritti umani era insospettabile, sicché nessuno deve averla messa in conto quando l’accordo è stato stretto. Fortuna, allora, che ci hanno aperto gli occhi. Perché adesso, noi che abbiamo il cuore grande, di certo quell’accordo lo stralciamo. E le migliaia di migranti che sono rinchiusi, torturati, abusati e fatti schiavi a Sabha, li portiamo tutti qui. Poi, siccome non basta, siccome a risolvere il problema in Libia lo si ricaccia soltanto più lontano dagli occhi, salveremo i disperati a Tamanrasset, e poi a Dirkou, e poi ad Agadez. E poi ci ricorderemo dei siriani che abbiamo abbandonato nei campi di Zataari e di Nzip, e ci prenderemo in casa pure quelli. E poi sarà la volta degli afghani, dei somali e degli yemeniti, che accoglieremo a braccia aperte. Poi capiremo che tra morire sventrati da una bomba o consumati dall’inedia non cambia nulla, e chiameremo a raccolta tutti gli affamati. E daremo loro da mangiare, e agli sfollati un tetto, e agli assetati l’acqua.

Poi, finalmente, anziché uno Stato, saremo diventati un’accolita di santi. Giacché, mi pare, si è finiti per confondere il governo con la virtù cristiana, la politica con la morale. Ma lo Stato “non può essere cristiano perché è fondato sul principio dell’utile e della nazione, e il cristianesimo sul sentimento dell’amore e dell’universalità”.  Ecco perché è così ridicolo tentare di giudicare l’operato di un Machiavelli con le prediche del Cristo.