A cura di –Alberto Rando

L’espressione “tempo libero” è un abominio lessicale che dovrebbe essere abolito, eppure si usa come il prezzemolo in cucina, e con l’arrivo dell’estate è sulla bocca di tutti.

Non diciamo più “oziare”, ma semplicemente “tempo libero” perché il verbo di origine latina ha una sfumatura di inoperatività, di passività, insomma ha un’aura negativa. È davvero così? Oziare è negativo? Il nostro “tempo libero” è migliore dell’ “otium” latino? Io non credo proprio, e cercherò di manifestare le mie ragioni.

Per prima cosa bisogna essere chiari: il tempo non può essere libero; può essere percepito in modo diverso, come ha scoperto il geniale Einstein, ma non ha mai la libertà di scorrere in maniera differente o di non scorrere.

 La libertà è ascrivibile a noi che, attraverso i nostri gusti e le nostre inclinazioni, impieghiamo il tempo nel modo che più ci pare piacevole, ma dobbiamo essere consapevoli che la nostra libertà è nel tempo, almeno qui sulla Terra. Infatti non siamo mai liberi dal tempo, poiché esso è, come fece notare Agostino, “extensio animi”, ossia è connaturato al nostro vivere.

 È sempre “nostro” il tempo! Evitiamo di dire “prendere del tempo per me”, è un’altra bugia che diciamo a noi stessi.

Per i latini, popolo forse non speculativo, ma sicuramente operativo e produttivo, “l’otium” era il rovescio della medaglia del “negotium”, ossia il tempo della vita attiva non impiegato per gli affari, proprio delle persone libere, dato che uno schiavo non poteva non lavorare. Oziare poteva anche significare attività fisica, festeggiamenti, leggere e scrivere poesie o musica, altro che semplice inoperatività!

Ricordiamoci che il semplice riposo, ossia non lavorare o faticare, è fondamentale: nella Costituzione Italiana, all’articolo 36, si parla di feste e ferie, intese come funzionali al recupero di energie psicofisiche, spese durante la propria attività. Senza riposo non può esserci lavoro efficiente, il valore fondante della Repubblica.

Quindi quest’estate non avremo “tempo libero”, non prenderemo “tempo per noi”, ma ozieremo in pace, magari festeggiando, muovendoci, accrescendo la nostra cultura letteraria, musicale, gastronomica; tutto questo ci migliora come cittadini e come uomini, liberi nel tempo che abbiamo a disposizione.