A cura di Francesco Cocozza

Sono tanti i post che si possono trovare sui social, all’indomani della decisione di Mattarella riguardo il Governo Conte. Parlano di “impeachment”. Parlano di “alto tradimento”, parlano di “attentato alla Costituzione”. Se ne trovano moltissimi, anche molto estremi. Non è però scopo di questo articolo analizzare la situazione politica, né la validità della decisione del Presidente o le conseguenze che questa avrà.

Una sequenza di dati sugli italiani, con fonti fra parentesi: il 18,6%, cioè quasi 1 su 5, è la percentuale di italiani che lo scorso anno non ha mai aperto un libro o un giornale, non è mai andato al cinema o al teatro o a un concerto (Istat, 2017); il 18% è la quota di popolazione in possesso di laurea o titolo equivalente, dato che ci pone come penultimi, dopo solo il Messico, tra i Paesi sviluppati/industrializzati, i quali raggiungono il 37% in media; 7,1% è il totale della spesa pubblica dedicata all’istruzione, e qui siamo proprio ultimi (per entrambe: OCSE, “Education at a glance 2017”); 14% è il tasso di abbandono e dispersione scolastici, e questa volta arriviamo quart’ultimi in Europa (Eurostat, 2017). I dati che mi stanno più a cuore, sull’analfabetismo funzionale, sono diversi perchè è un fenomeno difficilmente misurabile con oggettività. Per il PIACC (OCSE, 2016) siamo quart’ultimi in classifica a quota 28%. Per lo Human Development Report (OCSE, 2009 con metriche differenti) raggiungiamo il 47%, ultimi al Mondo. Secondo Tullio De Mauro, uno dei nostri più compianti linguisti, il quale citava 2 ricerche del 2000 e del 2006, la percentuale si attesterebbe addirittura all’80%.

Non è scopo di questo articolo, tuttavia, neanche quello di sottoporre ad accusa impietosa chi scrive quei post, nè tantomeno chi li condivide. Anche se la tentazione sarebbe forte. Probabilmente, sarebbe molto più facile. Sicuramente, sarebbe molto più gratificante. Eppure, se quei post sono stati calorosamente condivisi da migliaia di persone, qualcosa vorrà dire. Non voglio con questo intendere che abbiano ragione, non sono di certo un populista. Eppure una domanda devo comunque farmela. “E se avessero, in fin dei conti, ragione?”

Vi spiego il mio ragionamento. A chi si lamenta del Sistema Capitalistico e delle sue implicazioni io replico che questo è naturale, che questo segue e asseconda le pulsioni naturalmente intrinseche nell’umanità. Perlomeno in questo momento storico, niente di diverso potrebbe essere realizzabile. Non importa quanto la fantasia possa volare. Lo stesso ragionamento, purtroppo o per fortuna, mi pare possa essere fatto per la Democrazia. Perlomeno in questo momento storico.

Se assumiamo la Democrazia come Idea, archetipo e fondamento della nostro modello sociale in grado di plasmare la nostra sensibilità e i nostri parametri di riferimento, allora l’opinione espressa dalla Maggioranza della popolazione deve essere vista come naturale e legittima espressione ultima della sensibilità e cultura popolare. In un dato momento, in un dato Stato, entro dati limiti, senza la pretesa che questa espressione sia totalizzante. Pur sempre legittima e naturale, però, tale espressione rimane. E i Giuristi ci insegnano che, in prospettiva dinamico-evolutiva, la Costituzione Materiale è a sua volta figlia e formalizzazione proprio di quello “stato di fatto” cui questa espressione si riferisce. E per “stato di fatto” si intendono i rapporti di potere fra i vari gruppi sociali e il modo in cui questi sono bilanciati.

In più semplici e concrete parole, se il 60% della popolazione vota per 2 forze così genuinamente populistiche vuol dire che in questo momento è giusto e naturale che sia così. Se ne può e se ne deve discutere, ma inalberarsi e squadrare dall’alto della nostra posizione- cosiddetta privilegiata- il “popolo rozzo e sempliciotto”, non è solo sbagliato eticamente, ma gnoseologicamente distorsivo. Se continueremo a ridurre tutto a un “loro sono ignoranti, non capiscono niente” e ad un “dovrebbero tutti studiare, formarsi e avere la nostra cultura” non risolveremo niente. Rischieremmo solo di scollare ancora di più la Costituzione Materiale dalla Costituzione Formale. Il nostro mondo iperuranico sarà ancora più distaccato dalla fredda realtà. Perchè noi rappresentiamo una minoranza. Loro sono, e a ragione, il 60% del Paese. Perchè votano così? Cos’è che non funziona?

In un gruppo sociale, la responsabilità è condivisa. Così come lo sono i risultati. Più il gruppo sociale è esteso, più le differenze aumentano e più è difficile ricordarsi e mettere in pratica quel principio di responsabilità. Il quale resta valido, nondimeno: la colpa non è “nostra”, di noi sporchi, egoisti e viscidi banchieri, avvocati, politici, massoni, tecnocrati; la colpa non è “loro”, di quegli ignoranti, semplici e pigri bifolchi, muratori, razzisti, leoni da tastiera, villici. La colpa, invece, è la Nostra. La colpa è di Noi popolo. Popolo apatico ed egoista, incapace di dialogare, immedesimarsi nell’altro e aiutarsi a vicenda. Questa è un’opinione, ovviamente. Prendetela per quello che è. Ma proviamo a rifletterci. Prima che sia troppo tardi.