Di Valerio Forestieri-
Ceuta, enclave spagnola in Marocco. 30 settembre 2005. Centinaia di migranti assaltano il muro di filo spinato che protegge il confine ispanico. Oltre duemila militari, sia di Madrid che di Rabat, presiedono la frontiera. Il tentativo viene respinto prontamente. I profughi dispersi. Cinque corpi, però, restano riversi a terra. Tre dal lato marocchino della barriera, due sul suolo spagnolo. I cadaveri raccolti in Marocco sono crivellati da proiettili: morte da arma da fuoco, dice l’autopsia condotta nell’ospedale di Tetuan. Anche le salme trovate in suolo spagnolo, europeo, presentano fori di proiettile. Nel costato e nel gluteo. La morte sembra tuttavia dovuta a dissanguamento, in conseguenza dei tagli, sul collo e sul torace, che i migranti si sono procurati mentre scavalcano la recinzione. Zapatero nega ogni responsabilità della Guardia Civil nell’uccisione dei migranti. In ogni caso, altri 480 militari vengono inviati a supporto.
Sempre Ceuta, Marocco. 6 febbraio 2014. Un gruppo di migranti tenta di aggirare il muro via mare, a nuoto. Sono più di duecentocinquanta persone. La Guardia Civil spara proiettili di gomma e bombe lacrimogene. Storditi dai colpi e asfissiati dal gas, quindici migranti affogano. In ventitré raggiungono la spiaggia spagnola. Immediatamente presi in custodia, vengono brutalmente picchiati e rimpatriati in Marocco senza alcuna procedura formale. La pattuglia della Guardia Civil, interrogata sul perché non avesse prestato soccorso alle persone in mare, risponde: “nessuno è stato visto chiedere aiuto”.
Madrid, Spagna. Luglio 2017. Alla richiesta del governo italiano di aprire i porti ai migranti salvati davanti alle coste libiche, il Ministro dell’Interno spagnolo, Juan Ignacio Zoido, oppone un rifiuto. “I porti della Spagna sono già sottoposti ad una pressione importante nel Mediterraneo occidentale”, dichiara. Lo stesso giorno El Pais scrive: “al momento il peso della crisi migratoria ricade per l’86% sull’Italia, il 9% sulla Grecia e il 4% sulla Spagna”.
Marsiglia, Francia. Ancora luglio 2017. Il vice-sindaco della città, Dominique Tian, all’appello delle autorità italiane ad aprire i porti europei per accogliere i profughi, replica: “no all’apertura del nostro porto alle navi umanitarie che soccorrono i migranti nel Mediterraneo. Se ogni settimana facessimo entrare navi con centinaia, se non migliaia, di migranti, saremmo nell’incapacità totale di alloggiare queste persone. Perché una volta sbarcate, queste persone bisogna alloggiarle, ma non abbiamo i mezzi, non possiamo accogliere dei migranti in queste condizioni”.
Mentone, Francia. 16 febbraio 2017. Gli agenti della Gendarmerie salgono su un treno che proviene da Ventimiglia. Individuano le persone di colore. Chiedono i documenti. Una donna incinta viene identificata come un’immigrata irregolare. Ha illegalmente varcato il confine che, correndo sulle alpi marittime, separa la Francia dall’Italia. I poliziotti le intimano di scendere, lei si rifiuta. Solerti, in ossequio al protocollo, gli agenti la afferrano per mani e piedi, la sollevano brutalmente dal sedile e la trascinano fuori dal treno. Gli altri passeggeri, sgomenti, riprendono la scena con i telefonini. Il video, pubblicato sui social network, diviene virale. In sottofondo si sente il marito della donna che, in francese stentato, grida: “E’ incinta! Non toccatela, aspetta un bambino!”.
Canale d’Otranto, Italia. 28 marzo 1997. In seguito al blocco navale ordinato dal Presidente del Consiglio Romano Prodi – ministro dell’Interno Giorgio Napolitano –, le navi della Marina Militare impediscono l’attracco nei porti italiani alle imbarcazioni che salpano dall’Albania, stracolme di immigrati. Persone che fuggono dalla miseria dell’ex paese comunista. Uno di questi barconi, con a bordo 142 clandestini (il natante è progettato per un equipaggio di 9 persone), viene intercettato dalla corvetta Sibilia, che, dopo aver inutilmente intimato l’inversione di rotta, intraprende manovre di allontanamento. La Sibilia si avvcina sempre più, finché non avviene l’urto. Il barcone si ribalta, cala subito a picco. Ottantuno cadaveri galleggiano tra i flutti. Ventisette persone sono dichiarate disperse. Solo trentaquattro sono i superstiti. La strage ha grande risonanza in tutto il mondo. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati critica duramente il blocco navale di Prodi e lo definisce illegale. Il Presidente Romano Prodi, in merito alla strage d’Otranto, dichiara: “la sorveglianza dell’immigrazione clandestina attuata anche in mare rientra nella doverosa tutela della nostra sicurezza e nel rispetto della legalità che il governo ha il dovere di perseguire”. Spagna, Francia, sinistra italiana: chi fa la predica.
Insomma, quello che ho capito io, dopo tutta la storia dell’Aquarius, è che il più coerente in Europa, alla fin fine, è Di Maio.