A cura di Elena Mandarà-

La sostenibilità ambientale rappresenta ad oggi l’avanguardia nell’ambito dello sviluppo di tutti i settori, nonché l’obiettivo principale di tutte le ricerche e le prospettive di miglioramento delle nuove tecnologie. “Green Mobility” è un progetto di mobilità sostenibile avviato cinque anni fa dalla Luiss Guido Carli, in collaborazione con la società Electrive Drive Italia srl, che si colloca proprio in quest’ottica di sviluppo sostenibile. Il progetto ha portato alla creazione di una tecnologia molto innovativa e del primo servizio di car sharing elettrico in Italia, totalmente a disposizione degli studenti Luiss. Oggi abbiamo il piacere di intervistare il CEO della società Electrive Drive Italia srl e responsabile mobility della Luiss Guido Carli, l’Ing. Daniele Del Pesce.

Green Mobility è un servizio che noi studenti sfruttiamo spesso, ma in realtà non sappiamo nulla di cosa ci sia dietro. Come si crea un car sharing di questo tipo?

Dietro al servizio di car sharing c’è una tecnologia molto complessa, in quanto finalizzata a consentire che si articoli correttamente il rapporto fra tutti coloro che, con ruoli diversi, entrano in contatto con il servizio stesso. E’ stata creata una piattaforma, detta ICT, che viene installata su ogni veicolo. Questa piattaforma, se da un lato si interfaccia con la rete, dall’altro fornisce servizi. Tra l’altro, quando siamo partiti con il progetto non sapevamo che l’oggetto da noi proposto fosse esattamente quello richiesto dalla Comunità Europea nel quadro di un Regolamento redatto dall’OCA (Open Charge Alliance). Il Regolamento in questione prevede che vi sia un player detto immobility service provider charger operator&charge point che si occupi di regolare i rapporti fra i fornitori di energia elettrica, i fruitori del servizio e gli utilizzatori del veicolo. Il servizio offerto si svolge in totale autonomia rispetto ai traider e ciò consente a chi costruisce un impianto di questo tipo di acquistare l’energia elettrica al prezzo più basso e fornire il servizio al prezzo da lui scelto, creando un mercato concorrenziale che garantisce ai fruitori del servizio stesso maggiore convenienza. Potremmo definirlo un progetto “democratico”, in quanto a mano a mano che si sviluppano nuovi impianti sarà possibile trovare in ciascuno prezzi differenti. Chiaramente il prezzo dell’energia sarà più basso rispetto a quello di diesel e benzina, così da invogliare il consumatore finale a preferire questa scelta piuttosto che una soluzione più classica. Si tratta di un progetto integrato ed integrabile, suscettibile di continui miglioramenti. Ad esempio, l’app che ad oggi utilizzate per accedere al servizio, scomparirà per essere inglobata all’interno dell’app Luiss di cui disponete per accedere agli altri servizi offerti dall’Ateneo.

Com’è nata l’idea di dare vita ad un progetto del genere?

Possiamo dire che sia stato un caso fortuito. Io ho visto nascere la mobilità sostenibile in Germania negli anni 2008-2010 e volevo promuovere un progetto simile anche in Italia. Poi sono venuto a conoscenza della realtà Luiss, che ha sempre avuto un imprinting green, ed ha subito accolto l’idea di dare vita a Green Mobility.

Durante l’incontro svoltosi in occasione della Settimana della Sostenibilità lo scorso giugno, l’assessore alla mobilità del Comune di Roma ha detto che immagina un futuro in cui la mobilità sarà dominata interamente dai servizi sharing. Secondo lei è possibile una soluzione del genere, anche da un punto di vista ideologico?

E’ bene rispondere tenendo conto in primo luogo dell’aspetto tecnico. Bisogna evidenziare l’ignoranza in materia -per così dire- degli interlocutori istituzionali, che non hanno conoscenza piena dell’argomento. Anzitutto, per affermare con certezza che un futuro in cui tutto sia sharing corrisponda effettivamente ad un futuro con un migliore impatto sull’ambiente, bisogna valutare l’impianto dello sharing nel suo complesso, tenendo conto di tutte le possibili fonti di inquinamento. Se, ad esempio, veicoli del genere fossero alimentati da una vecchia centrale a carbone, il progetto perderebbe la propria ragion d’essere. Valutando invece la questione dal punto di vista economico, se vi sono accordi commerciali con una sola società che detiene il monopolio dell’energia, il prezzo sarà sempre massimo, facendo venire meno la convenienza per il consumatore. In conclusione, dunque, un futuro in cui ci sia soltanto sharing sarebbe prospettabile qualora si analizzassero nel dettaglio tutte le condizioni che portano alla sua realizzazione, sulla base delle quali è possibile fare delle valutazioni concrete. Dal punto di vista ideologico, poi, secondo me si deve anzitutto tenere presente che il nostro Paese è composto da realtà molto differenti fra loro, per cui una soluzione del genere potrebbe andare bene per alcune zone, mentre per altre no.

Continuando questo discorso, mi viene in mente un’altra riflessione. I servizi di car sharing non hanno comunque un’utenza limitata, diffusa specialmente fra le fasce di popolazione più giovane, fra chi non ha figli a carico, etc? Come si può pensare, allora, di sostituire in toto i mezzi di trasporto privati con questi servizi?

E’ una riflessione assolutamente corretta, riscontrabile in piccolo anche all’interno della realtà universitaria, nella quale il servizio di car sharing viene sfruttato prevalentemente dagli studenti fuori sede che non dispongono di un mezzo proprio, piuttosto che dai romani. E’ chiaro, comunque, che si possono studiare delle soluzioni per accrescere il bacino d’utenza.

Ad esempio?

Io credo che la soluzione vincente sia la multi-modalità. E’ necessario studiare la soluzione più adatta al singolo contesto, cosicché il progetto risulti davvero virtuoso. Nell’ambito del progetto Luiss, ad esempio, stiamo studiando il modo di portare questi veicoli fino alla stazione Termini, così da soddisfare le esigenze degli studenti favorendo l’utilizzo di mezzi ecologici. Come dicevo prima, però, c’è ancora molta ignoranza dal punto di vista tecnico. Anche i partner che hanno collaborato qui in Luiss, ad esempio, in un primo momento non conoscevano la materia. Se manca l’analisi tecnica e macroeconomica risulta impossibile studiare delle soluzioni di crescita.

Secondo lei c’è un approccio positivo da parte delle istituzioni o si tratta soltanto di slogan?

Io penso che si arrivi agli slogan proprio perché non si conosce bene la materia. Se non c’è una preparazione, non può esserci neanche una strategia.

Il processo, quindi, è ancora lungo.

Sì, senza dubbio. Voi avete la fortuna di vivere qui in Luiss, una realtà che è molto più avanti non solo rispetto al resto del Paese, ma anche di altre realtà universitarie. I dirigenti in questo sono stati molto lungimiranti.

A tal proposito, però, sorge spontaneo chiedere come mai il servizio navetta offerto dall’Università per collegare le varie sedi, sia ben lontano dal concetto di sostenibilità ambientale.

E’ un’osservazione giusta, ma per adesso posso dirti solo che abbiamo già studiato la soluzione per questo problema. In ogni caso, bisogna tenere presente che i veicoli più grandi necessitano di soluzioni tecnologiche molto più complesse rispetto a quelli più piccoli, per cui risultano più difficili da gestire.

Si ritiene soddisfatto dei risultati raggiunti finora?

Le prospettive di sviluppo vanno analizzate attraverso tre diversi punti di vista. Il primo è quello tecnologico, settore nel quale vi sono stati degli investimenti notevoli che abbracciano sia la parte elettrica che la parte ICT, per cui la nostra tecnologia rappresenta davvero un’avanguardia. In secondo luogo, bisogna guardare alla sensibilizzazione degli studenti, un altro degli obiettivi fondamentali che ci siamo posti nello sviluppo di questo progetto. Per questo motivo sono nati i servizi di Help Desk Services e di tutorial. Dalle ultime statistiche risulta che le chiamate all’Help Desk dell’ultimo mese sono 240, per cui risulta evidente che piano piano si sta diffondendo la consapevolezza che esista un’alternativa alla mobilità tradizionale. Il terzo punto è quello dello sviluppo strategico di medio termine, nel quale si sta andando avanti con diverse iniziative. Ad esempio, l’Università ha da poco installato delle colonnine di ricarica pubblica, fornendo dunque un servizio alla comunità cittadina e non solo strettamente universitaria. O, ancora, sarà introdotta la possibilità di effettuare il pagamento mediante carta di credito contactless, così da rendere il servizio fruibile anche da chi non conosce la app. Nel complesso, quindi, posso dirmi soddisfatto dei risultati raggiunti.

Gli studenti dunque hanno accolto bene il progetto? La prospettiva è quella di un ampliamento del servizio?

I noleggi del 2017, con otto veicoli messi a disposizione, sono stati 2784. Se teniamo conto del fatto che su dodici mesi, per almeno tre gli studenti di fatto non sono qui, il risultato è soddisfacente. Inoltre, la piattaforma è altamente tecnologica, per cui è stato necessario un primo periodo che consentisse ai ragazzi di abituarsi ad utilizzarla correttamente. La prospettiva è sicuramente quella di ampliare il servizio, tentando di soddisfare le esigenze degli studenti. In tal senso, ad esempio, qualche mese fa sono state introdotte le macchine a quattro posti.

Le case automobilistiche, invece, come hanno reagito a questo progetto?

Non conoscevano assolutamente la materia. Bisogna ricordare che questo è il primo car sharing elettrico in Italia e che si tratta di un servizio complesso da costruire, in cui le tre variabili –utente, mezzo e colonnina- devono sempre comunicare in modo corretto perché il noleggio possa aprire e chiudersi normalmente: se una delle tre non funziona, l’intero sistema salta. Dal punto di vista tecnologico, quindi, abbiamo dovuto fornire alle case automobilistiche tutte le informazioni necessarie. Siamo stati noi come Electrive Drive Italia ad occuparci, ad esempio, della parte di intelligenza dei veicoli. Ed è proprio questa la parte più complicata del progetto, nonostante sia quella che “non si vede”, nonché quella più importante, che consente il corretto utilizzo dei veicoli e l’assistenza nei confronti di chi riscontra dei problemi.