A cura di Valerio Forestieri-

 

 Vicarius è una giovane start-up che si propone di stravolgere il mestiere forense, facilitando la collaborazione e la interconnessione tra gli studi legali medio-piccoli. Giuseppe Nicola Isgrò, studente di scienze politiche all’Università Bocconi di Milano, ne è il fondatore.

 

Giuseppe Nicola, spiegaci anzitutto qual è l’idea alla base di Vicarius e qual è l’obiettivo che la tua start-up vuole raggiungere.

Vicarius è nato dalla profonda esigenza di rinnovamento e digitalizzazione del settore forense. Circa un anno fa ci siamo resi conto di quanto gli studi legali medio-piccoli facessero fatica nella competizione e abbiamo deciso di studiare approfonditamente la questione. Un dato che esemplifica la situazione: il numero di avvocati in Italia è raddoppiato dall’anno 2000 e nonostante ciò il settore è uno dei meno digitalizzati in Italia. Nella cultura della professione, la tecnologia ancora fatica a trovare il proprio posto.   L’obiettivo per il quale lavoriamo quotidianamente è sviluppare la tecnologia necessaria al miglioramento della professione forense: vogliamo diventare il punto di riferimento per la digitalizzazione del settore. La parola d’ordine è affidabilità: ogni nostro progetto parte dal presupposto che la tecnologia forense debba essere permeata di elementi che ne rendano l’utilizzo semplice e che trasmettano sicurezza.

Il punto di partenza è stato l’elaborazione di una piattaforma per permettere agli avvocati presenti sul territorio italiano di trovare velocemente un valido sostituto per ogni incombenza. Vicarius sarà un’interconnessione rapida ed efficace, permettendo sia di cercare un sostituto sia di offrire la propria prestazione professionale ai colleghi che ne necessitano. La piattaforma è stata sviluppata con l’aiuto di numerosi avvocati che si sono resi disponibili, ed è dunque modellata direttamente sulle loro esigenze. Sarà possibile cercare un collega in una determinata area di competenza, disponibile in un luogo ed orario preciso senza incorrere in inutili complicazioni. 

 

Chi sono le persone che ti affiancano in questo progetto?

Il team che segue il progetto è molto numeroso, grazie anche alle molte collaborazioni con professionisti di ogni settore. Il nucleo centrale è composto da Mattia Nencini, mio preziosissimo collega ed amico conosciuto all’Università Bocconi di Milano e dal Professore di diritto pubblico comparato della stessa università, Justin O. Frosini. L’affiatamento e la stima reciproca che ci contraddistinguono hanno permesso di sviluppare il progetto nel migliore dei modi possibili.

 

Credi che, attraverso una più stretta interconnessione, sarà possibile per i piccoli studi legali reggere la concorrenza delle grandi law firms?

Ne sono fermamente convinto. Il problema del settore legale di oggi è rappresentato da un buon grado di polarizzazione. Oggi i clienti di fascia medio bassa tendono a non potersi permettere le soluzioni personalizzate che gli studi legali medio-piccoli offrono e si rivolgono quindi a strutture alternative, talvolta non avvalendosi di alcuna assistenza. Questi studi, dunque, versano in condizioni economiche sempre peggiori. Il fenomeno è simile a quello avvenuto con le grandi catene di distribuzione di beni di consumo in passato: la standardizzazione e i grandi volumi di produzione hanno permesso di diminuire i costi di vendita, mettendo in crisi le piccole botteghe artigianali. Queste ultime hanno dovuto riposizionarsi sul mercato cercando nicchie di lusso, oppure sono state costrette a chiudere. I grandi studi associati e le cosiddette “law firms” riescono ad offrire soluzioni standard a prezzi inferiori, compensando grazie a clienti più abbienti. Il risultato è che pochi grandi studi detengono la maggior parte della quota di mercato: purtroppo il fenomeno è destinato a peggiorare. La spina dorsale del sistema forense italiano, ovvero gli studi medio-piccoli che hanno clienti di estrazione sociale medio-bassa, è dunque in ginocchio.

Una maggiore interconnessione rappresenta il primo passo della rivoluzione digitale: permette di ridurre i costi di struttura e i costi fissi e alimenta la movimentazione di un mercato stagnante e arretrato. Possiamo definire una più stretta interconnessione come la spinta necessaria per la rivincita degli avvocati “sartoriali” nei confronti delle grandi associazioni.

 

Vicarius copre i Tribunali dell’intero territorio nazionale?

Certamente. Anche se il progetto verrà lanciato inizialmente nelle sole regioni del Lazio e della Lombardia, nel giro di pochi mesi contiamo di espanderlo gradualmente in tutta Italia. Ovviamente, già da subito sarà possibile cercare un sostituto nelle regioni disponibili ma non sarà possibile offrirsi come tale al di fuori di esse.

 

Le transazioni tra sostituto e sostituito come sono regolate?

 Le transazioni tra le parti sono lasciate alla libera organizzazione fra di esse. Vicarius non ha alcun ruolo in questo ambito. Detto ciò stiamo già lavorando ad un sistema di pagamento integrato fra le parti che introdurremo in un secondo momento.

 

E il business model di Vicarius come funziona? Insomma, chi è che paga il servizio e quanto?

Abbiamo cercato di prevedere un business model il più trasparente possibile. Coerentemente con la nostra volontà di offrire un servizio sicuro ed affidabile, non sarà presente alcun tipo di pubblicità all’interno della piattaforma. Il servizio prevedrà una versione gratuita per chi cerca sostituti e un abbonamento mensile del costo di soli 9,99 euro per che si offrirà come sostituto. Saranno presenti promozioni che verranno annunciate sulla nostra pagina Facebook.

 

Hai ottenuto feedback positivi dai professionisti del diritto?

 Fin dal primo momento gli avvocati che sono venuti a conoscenza del progetto si sono dimostrati entusiasti. In meno di un mese abbiamo superato i 1000 followers sulla nostra pagina Facebook, e la maggior parte sono avvocati. Moltissimi ci hanno scritto per darci consigli utili e per incoraggiarci ad avviare il servizio nel minor tempo possibile. Questo è sicuramente l’aspetto del progetto che ci ha resi più orgogliosi.  

 

So che il settore delle notificazioni e sostituzioni legali è, nei tuoi progetti, solo l’inizio. Vicarius ambisce a stravolgere lo studio legale per mezzo della digitalizzazione. Come possono le nuove tecnologie incidere sull’antico mestiere dell’avvocato?

 Per noi “digitalizzazione” ha due grandi significati: possiamo parlare di una digitalizzazione “interna” ed “esterna”. 

Con la prima ci riferiamo a una serie di implementazioni tecnologiche all’interno del quotidiano dell’avvocato (come per esempio i software gestionali o il processo telematico) la cui funzione è quella di razionalizzare, semplificare e velocizzare alcune attività in modo tale da poter utilizzare il tempo risparmiato per altre incombenze più complesse. Oltre al risparmio di tempo, in questo caso vi è un risparmio di energie e costi, il che permette al piccolo e medio studio di offrire prestazioni professionali più vantaggiose ai propri clienti.

Con digitalizzazione “esterna” intendiamo invece la modifica dell’approccio comunicativo e di immagine dello studio legale, adattato al contesto storico. Oggi più che mai, i clienti scelgono il professionista a cui affidarsi sulla base della sua immagine digitale. Anche se l’avvocato è stato consigliato da conoscenti o amici, lo si va a cercare online per averne un’idea più precisa. Gli studi medio-piccoli, e in particolar modo quelli che hanno un’impostazione conservativa della professione, faticano a capire l’importanza di avviare un processo di digitalizzazione di questo tipo, che però risulta fondamentale per competere sul mercato.

Continuando con il paragone della rivoluzione della distribuzione nei beni di consumo, avere un’immagine digitale è come avere un Brand: comunicare affidabilità, sicurezza ed altri valori caratterizzanti dell’attività. Un tempo si andava dal droghiere, oggi si va al supermercato e si compra il prodotto della marca che più ci piace. I clienti degli studi legali, talvolta inconsapevolmente, giudicano la professionalità dello studio dall’immagine digitale che lo studio ha costruito. Il grosso problema risiede nel fatto che molti studi legali medio-piccoli non dispongono di una solida immagine digitale e dunque risultano perdenti nel ricambio della clientela.

Vicarius si propone come tramite per un necessario cambiamento culturale nell’approccio alla digitalizzazione dello studio legale. Uno dei nostri obiettivi è lavorare affinché il cambiamento non risulti traumatico: comprendiamo bene dubbi e timori di chi, professionalmente validissimo, non abbia esatta contezza del management digitale dello studio.

Spiegaci allora quali pensi potranno essere, nel lungo periodo, le aree di interesse per Vicarius e i suoi futuri sviluppi.

Pensiamo di migliorare sistematicamente e incrementalmente la piattaforma attraverso nuove funzioni, affinché si trasformi in un vero e proprio network internazionale per soli professionisti forensi. Alcune di queste sono già in programma, altre verranno implementate in base ai consigli e alle esigenze degli utenti stessi.

Stiamo inoltre lavorando per poter offrire consulenza strategica agli avvocati che intendono accogliere positivamente il futuro della professione accompagnandoli con soluzioni tecnologiche personalizzate, sia per quando riguarda la digitalizzazione di immagine che quella dello studio legale.

 

Quando sarà disponibile la prima versione di Vicarius?

 Rilasceremo la versione beta della piattaforma il 1 Ottobbre 2018 all’indirizzo www.vicariuslegal.it