di Federico Radi-

Correva l’anno 1975 quando Marco Pannella si fece arrestare per aver fumato uno spinello di hascish, il suo primo atto di disobbedienza civile per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di promuovere in Italia un disegno antiproibizionista: legalizzare le droghe leggere per sottrarre alla criminalità il controllo del mercato nero. Regolamentarne l’uso, renderlo consapevole, informazione e conoscenza al cittadino e soprattutto ai più giovani tramite la scuola, circa gli effetti delle droghe. Si è preferito percorrere, come spesso avviene in Italia, la più breve via dell’oblio, del bigottismo e della censura.
Passano gli anni e la lungimiranza del leader radicale ancora non trova concretezza nel Bel Paese. La tossicodipendenza rovina le vite delle persone e delle loro famiglie ed è proprio per questo che, quantomeno delle droghe leggere, dovrebbe occuparsene lo Stato, senza demandare alle mafie il controllo della loro inevitabile diffusione. Regolamentazione, ma chiamatela come vi pare, libero spinellaggio se vi diletta, se volete fare la parte dei perbenisti, dei finti moralisti.
Sappiate, però, che lo “spinellaggio“, come lo chiamate voi, in Italia è libero da anni: anche se può sembrare paradossale, il proibizionismo non lo ha eliminato, ma solo criminalizzato. Non è la proibizione che diminuisce le percentuali di consumo, di dipendenza o anche del solo uso saltuario di cannabis. Ma è la proibizione che introduce nel sistema droghe leggere senza prevenzioni e controlli. Erba alterata da chissà quali prodotti chimici, con principi attivi di molto superiori alla marijuana naturale. D’altronde, quando usciamo la sera, come faceva notare il tanto vituperato Pannella, non c’è neanche bisogno di fare chissà quali giri per reperire uno spinello.
È l’erba, che ha già fatto per noi tanti giri nella criminalità, a venirci incontro, a cercarci.
Quanto son diffusi il consumo e lo smercio tra tutte le fasce di età indiscriminatamente!
Nelle grandi città, nei piccoli centri, addirittura nei quartieri della “Roma bene”. Lo vedo coi miei occhi: saremmo tutti miopi se affermassimo che il proibizionismo ha portato dei risultati. Inforchiamo un paio d’occhiali ben graduati se proprio siamo delle talpe, il proibizionismo ha fallito. Gli unici suoi effetti sono stati collaterali: la crescita smisurata di un mercato sommerso, spesso addirittura di portata transnazionale, a vantaggio esclusivo della criminalità organizzata. Quadro che rattrista ancora di più vedendo come i 5 stelle, dopo aver promosso campagne pro legalizzazione, abbiano abbandonato i loro originari propositi, prostrandosi alla Lega con l’omissione del tema dal famoso Contratto di Governo. Dulcis in fundo, immancabile la massima del Ministro Fontana (di lacrime). Ministro leghista che, oltre a credere di potersene infischiare di presentare la relazione annuale sulle tossicodipendenze come a lui personalmente richiesto tramite delega dal Presidente Conte, si disse tempo fa contrario alla regolamentazione, dichiarando “Penso ai genitori, non credo vorrebbero che i loro figli fumino”. Fontà, non lo vogliono neanche ora, ma una canna i loro fanciulli trovano il modo di farsela lo stesso.